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di Sam Morgan | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

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Accordo di Parigi  è irrevocabile  e non-negoziabile

18/09/2017 10:25

Canada, Cina e Ue concordano sulla piena attuazione del patto sul clima, mentre cresce la confusione sulla posizione degli Stati Uniti

In vista della riunione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York in programma questa settimana e del vertice COP23 sul clima a Bonn a novembre, i funzionari di Cina, Canada e Unione europea,  si sono incontrati a Montreal per presentare un fronte comune contro gli Stati Uniti sul tema delle azioni per contrastare il cambiamento climatico.

In questa occasione, gli Stati Uniti sono stati rappresentati da un osservatore che, secondo il commissario europeo per il clima, Miguel Aria Cañete, ha dichiarato che "[gli Stati Uniti] non rinegozieranno l'accordo di Parigi, ma cercheranno di rivedere i termini in cui potrebbero essere impegnati nell'ambito del presente accordo “. Affermazioni rapidamente smentite da un portavoce della Casa Bianca, il quale ha insistito sul fatto che la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo internazionale è ancora valida. La confusione sulla posiziopne degli Stati Uniti è però cresciuta quando il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha riferito alla televisione americana che Trump è in realtà disposto a restare nell'accordo ma alle giuste condizioni.

"Il presidente ha dichiarato di essere disposto a trovare le condizioni alle quali poter rimanere coinvolti assieme agli altri Paesi dell'intesa su ciò che tutti concordiamo essere ancora una questione impegnativa", ha dichiarato Tillerson a CBS News, aggiungendo che i termini dell'accordo dovrebbero riflettere le esigenze dell'economia statunitense, in particolare nei confronti della Cina. Il commissario europeo per l'azione per il clima, Migguel Arias Cañete, ha dichiarato ai giornalisti che ci sarà un incontro con gli alti funzionari americani a margine dell'assemblea delle Nazioni Unite "per valutare quale sia la vera posizione degli Stati Uniti", aggiungendo che quello riportato da Tillerson "è un messaggio molto diverso da quello che abbiamo sentito dal presidente Trump nel passato ".

Nonostante il presidente Usa, Donald Trump, abbia annunciato di voler uscire dall'accordo di parigi durante un suo discorso il 1 giugno, è in realtà il 4 novembre 2020 la prima data utile per gli Stati Uniti per sospendere effettivamente il patto sulo clima. Per questo motivo gli altri Paesi coinvolti nell'accordo temono che fino ad allora gli Stati Uniti cercheranno di influenzare e smantellare l'accordo dall'interno.

Nella prima riunione ministeriale sul cambiamento climatico (MMCA), il ministro canadese per i cambiamenti climatici e l'ambiente, Catherine McKenna, ha dichiarato che  Canada, Cina e UE, così come altri Paesi presenti all'incontro, hanno convenuto sul fatto che l'accordo sia "irreversibile e non- negoziabile. Siamo anche d'accordo sulla sua piena attuazione".

Cañete, riprendendo il discorso del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sullo stato dell'Unione, ha affermato che "con il crollo dell'ambizione degli Stati Uniti, l'Europa garantirà di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. Il nostro ambizioso programma sulle politiche climatiche ha il sostegno più importante di tutti". L'incontro si è svolto a 30 anni dalla firma del protocollo di Montreal sulla protezione dello strato di ozono, un patto che è stato riconosciuto come l'accordo ambientale di maggior successo nella storia.

Xie Zhenhua, rappresentante speciale della Cina sui cambiamenti climatici, ha definito il protocollo "molto efficace ed efficiente" e ha invitato tutte le parti dell'operazione di Parigi a decidere "come combinare le azioni climatiche con la crescita economica, la protezione delle persone e la creazione di posti di lavoro". La Cina si è presentata all'incontro in scia al piano del Paese di vietare il motore a combustione interna, che ha causato violente reazioni nell'industria automobilistica. Un ex senior executive della ditta americana Chrysler ha riferito a The Economist che "se la Cina non produrrà più automobili a combustione di fossili, i costruttori di automobili del resto del mondo dovranno fare lo stesso", per mantenere una fetta del più grande mercato automobilistico globale.

L'Unione europea spera di ritagliarsi un ruolo nello stesso settore attrraverso la sua prossima proposta sul taglio delle emissioni dei trasporti. Questa è stata l'unica misura ambientale tangibile citata da Juncker a Strasburgo la scorsa settimana, fra una serie di riferimenti all'immigrazione e alle proposte di riforme istituzionali per l'Ue.





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