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di Giuseppe Corsentino (da Strasburgo) - ItaliaOggi

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Attenti alle trappole nel cibo

11/10/2017 09:31

Berlino impone i perturbatori endocrini al resto dell'Ue. Nei fitofarmaci agenti che alterano le funzioni ormonali dei parassiti (e non). E' scontro in Europa

Dopo il glifosato, su cui Bruxelles dovrà decidere entro l'anno un altro dossier non meno esplosivo sta dando le palpitazioni al commissario alla Salute, il lituano Vytenis Andriukaitis (che è anche cardiologo), e ai vertici della Commissione che, mercoledì scorso, sono stati sonoramente battuti dal Parlamento di Strasburgo con un voto a maggioranza (379 contro 235 e 70 astenuti) su un progetto di regolamentazione dei cosiddetti «perturbatori endocrini».

Questi sono presenti in molti fitofarmaci (pesticidi, insetticidi, erbicidi) e il loro obiettivo è proprio di alterare la funzionalità ormonale dell'apparato corticale dei parassiti, allo scopo di eliminarli.Solo che le molecole di questi «perturbatori» non fanno distinzione tra il «sistema nervoso» dei parassiti e il sistema endocrino degli umani. Da qui la loro pericolosità (dimostrata da diverse ricerche e da una sterminata letteratura scientifica) e la necessità di regolamentarne l'utilizzo. Ed eccoci al punto politico e al voto di mercoledì. È dal lontano 2009 che la Commissione deve stabilire, in primis, che cosa siano esattamente questi «pertubatori», darne una precisa definizione (mettendo d'accordo la scienza con gli interessi di chi li produce; cioè i colossi della chimica e tanto per fare qualche nome, i due leader di mercato, le aziende tedesche Basf e Bayer) e quindi stabilire le regole.

La questione, come si può capire, si rivela complicatissima al punto che, sei anni dopo, nel 2015, e solo dopo una denuncia di alcuni parlamentari svedesi, la Corte di giustizia del Lussemburgo ha condannato la Commissione Ue per «violazione dei diritti dell'Unione» e l'ha obbligata a pronunciarsi definitivamente in materia.

Passano altri due anni e la Commissione invia all'Europarlamento non un testo definitivo, bensì un emendamento al regolamento sui prodotti fitosanitari che, per farla breve, esenta (e quindi autorizza) quei pesticidi e quegli insetticidi progettati proprio per funzionare come «distruttori endocrini», cioè per limitare l'espansione di una certa specie di piante o di insetti, impedendone la riproduzione. In altre parole, una deroga che consente l'utilizzo, diciamo, mirato di molecole e sostanze potenzialmente pericolose per l'uomo (causerebbero sterilità, autismo, tumori alla prostata e molto altro).

Insomma, a otto anni di distanza, si è ancora al punto di partenza. Da qui la rivolta dei parlamentari («Questo è un abuso di potere», ha urlato in aula il deputato greco, Notis Marias dei conservatori). A niente è servita la precisazione di Andriukaitis che ha ricordato come quella deroga fosse stata approvata a luglio in Commissione da 21 Stati membri su 28, la maggioranza assoluta.

Anzi quella precisazione ha infiammato ancor di più i parlamentari, i quali sapevano benissimo come e per responsabilità di chi la deroga fosse finita nel testo su cui erano chiamati a votare. Lo avevano rivelato, qualche giorno prima della seduta, due fonti non sospette: la Cefic (European Chemical industry council), cioè l'associazione delle imprese chimiche, e il neo ministro francese dell'Ambiente, Nicolas Hulot: erano stati i tedeschi a volerla a tutti i costi e perfino la Francia, per anni contraria ai «pertubatori endocrini», insieme con Danimarca e Svezia, alla fine aveva accettato il diktat di Berlino nonostante le diverse indicazioni contenute nel programma del presidente Macron. A questo punto, con Parlamento e Commissione ai ferri corti, c'è il rischio che il dossier «perturbatori endocrini» si blocchi. E che Andriukaitis non riesca a presentare uno straccio di regolamento comunitario.

L'europarlamentare greco Marias lo ha anche rimbrottato in aula: «Il signor commissario non deve essere complice di un sistema in cui decidono i lobbisti della chimica: se siamo qui e obiettiamo è perché ci interessa la salute dei cittadini europei». Parole pesanti come raramente si sono sentite, qui a Strasburgo.





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