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di Luisa Leone - Milano Finanza

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Banche, più clemenza nelle pagelle Ue

05/05/2017 09:38

Padoan e i ministri di Francia, Spagna e Portogallo chiedono alla Commissione Ue che nelle previsioni di metà maggio si tenga conto degli elementi negativi sulla crescita

In una lettera resa pubblica ieri ma inviata mercoledì scorso al vicepresidente Valdis Dombrovskis, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e i suoi omologhi di Spagna, Portogallo e Francia, hanno chiesto un po’ di clemenza nello stilare le pagelle di primavera. I quattro responsabili delle Finanze dell’Europa Meridionale sottolineano la necessità che la politica di bilancio della Ue tenga conto di una serie di fattori, dalla bassa crescita nominale, all’incertezza di stima del deficit strutturale, fino ai rischi derivanti dalle emergenti tendenze protezionistiche a livello globale. E, soprattutto, chiedono che la Commissione tenga conto di questi elementi nelle sue periodiche valutazioni, «iniziando dalle imminenti guidance per Paese sulla base dei Programmi di Stabilità 2017».

I giudizi della Ue sono attesi entro metà maggio e proprio ieri in merito all’Italia Dombrovskis ha lanciato segnali incoraggianti, spiegando che «a un primo acchito» la manovra pari allo 0,2% del Pil è in linea con le richieste comunitarie, anche sei tecnici stanno ancora valutando le carte. Se la manovra era cruciale per evitare l’apertura d una procedura di infrazione contro l’Italia per debito eccessivo, il giudizio riguarderà anche il Documento di economia e finanza e il Piano nazionale delle riforme. Secondo Padoan e i suoi colleghi però già nell’esprimere questo giudizio si dovrebbe tenere conto dell’attuale congiuntura economica in cui «l’eredità dell’ultima crisi è ancora visibile. In alcuni Paesi le conseguenze negative di un prolungato periodo di inflazione straordinariamente bassa, scarsa crescita, alti livelli di disoccupazione, amplificati da significative incertezze politiche a livello globale, inclusi i rischi di un aumento del protezionismo, potrebbero causare effetti negativi e di lungo periodo sulla crescita potenziale se non affrontati con decisione». Al centro del ragionamento ancora una volta l’aleatorietà delle stime relative all’output gap ovvero il divario con tra crescita potenziale e reale di un Paese, tema già affrontato lo scorso anno ma su cui l’Ue non ha ancora espresso un orientamento preciso. Proprio nelle more di un intervento sistemico su questo fronte, i ministri chiedono comunque alla commissione di tenere in debito conto gli elementi evidenziati nella missiva, quando sarà chiamata a esprimere i giudizio sui bilanci dei quattro Paesi, a partire appunto dalle prossime stime di primavera.

Intanto ieri a Roma sono proseguite le audizioni sulla manovra correttiva da 3,4 miliardi richiesta dalla Ue per far quadrare i conti dell’Italia. Il ministro Padoan ha sottolineato l’importanza dell’aggiustamento anche in considerazione della crescente percezione di rischio legata al Paese e ha rivendicato anche l’ispirazione espansiva del testo, aggiungendo che a breve dovrebbe essere emanato il dpcm per la ripartizione dei 47 miliardi del fondo per gli investimenti infrastrutturali previsto dall’ultima legge di Bilancio e sbloccato nel consiglio dei ministri che ha approvato il Def. La Corte dei Conti invece ha sottolineato che con la manovrina si è sostanzialmente esaurito lo spazio per ottenere nuove entrate dalla lotta all’evasione ed elusione fiscale, ed ora va affrontato il tema delle agevolazioni fiscali. La direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, da canto suo, ha sottolineato l’efficacia dello split payment che dal 2015 ha ridotto di 3,5 miliardi il tax gap sull’Iva.





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