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di Antonio Satta - Milano Finanza

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Banche: Ue respinge attacco tedesco all'Italia

09/08/2017 09:41

No della commissione alla richiesta di riscrivere le norme sugli aiuti di Stato. A sollecitare una nuova stesura in senso più restrittivo è stata Elke König, responsabile del Single Resolution Board, che vuole evitare nuovi salvataggi sul tipo di quelli accordati alle banche venete

L’affondo è stato parato. La Commissione Ue ha respinto l’ennesimo attacco tedesco a danno delle banche italiane. O forse sarebbe più giusto parlare di un atto in parte di ritorsione ma che ha soprattutto il senso di una mossa preventiva. Elke König, capo del Single Resolution Board (Srm), l’autorità di risoluzione bancaria, da settimane non fa mistero di aver subito il via libera della Commissione Ue al salvataggio delle banche venete.

Una scelta che ha rappresentato una sconfitta della linea dura tedesca, di cui lei stessa è fautrice. Così la König ha rilasciato un’intervista al Financial Times in cui fra le righe si accusa l’Italia di aver utilizzato con disinvoltura le regole sugli aiuti di Stato del 2013 e la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, di averlo consentito.

Pertanto la responsabile del Srm, vicinissima al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, chiede ora una revisione delle stesse regole comunitarie sugli aiuti di Stato per rendere queste «più stringenti» e il sistema «più rigoroso», più in linea con la direttiva Brrd, che regola le crisi bancarie e ha il suo fulcro nel bail-in, ossia nella condivisione delle perdite non solo da parte degli azionisti ma anche degli obbligazionisti junior e senior e, se necessario, dei correntisti per la parte dei depositi che superi i 100 mila euro.

Nell’intervista la König non è entrata nel merito delle soluzioni, ma qualcosa di più aveva detto agli inizi di luglio durante un’audizione all’Europarlamento. In quell’occasione aveva messo sotto tiro il principio del burden sharing, più lasco, a suo giudizio, del bail-in. Nel caso specifico delle banche venete non è un segreto che la König consideri un errore aver permesso all’Italia, come previsto dalle regole del 2013, di applicare le norme fallimentari nazionali e quindi di evitare che gli obbligazionisti privilegiati perdessero i loro soldi, ma anche l’entità del sostegno pubblico non è andata giù all’inflessibile esponente tedesca (4,7 miliardi immessi nell’operazione e altri 12 posti a garanzia).

«Dobbiamo assicurarci che non stiamo mettendo incentivi sbagliati nel sistema», ha detto infatti la König al Financial Times. Da Bruxelles però è arrivato un netto no alle proposte della responsabile del Srm. Mina Andreeva, portavoce della commissione, è stata netta: «Non abbiamo intenzione di cambiare le nostre regole». E ha aggiunto che «il settore ha bisogno di certezza legale» e che l’esecutivo comunitario intende «applicare le regole che abbiamo».

Del resto quando il fuoco di sbarramento sulla soluzione per le banche venete era stato aperto da Schaeuble e dal presidente dell’Eurogruppo, Joroen Dijsselbloem, i più autorevoli sostenitori della richiesta di rivedere in chiave restrittiva le norme sugli aiuti di Stato (per il ministro delle Finanze olandese quelle attuali offrono troppe scappatoie alle banche che voglio evitare «le regole dure»), a dire di no era stata direttamente la Vestager, ribadendo che non c’è alcun progetto di cambiamento in vista e che «è molto importante per il sistema finanziario e quindi per noi tutti, la certezza del diritto».





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