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di Angelo Di Mambro (da Utrecht) - ItaliaOggi

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Big data spartiacque negli affari

10/05/2017 08:59

Dall'Arabia al Kenya, dall'Olanda agli Emirati si moltiplicano i progetti sull'agroalimentare. Consentono decisioni immediate, ma c'è l'incognita privacy

Dal programma finanziato dall'Arabia Saudita per la rilevazione precoce e il controllo del punteruolo rosso, ai modelli di previsione sulle rese sviluppati dalla start-up kenyota-americana Gro-Intelligence, gli open data (dati accessibili, usabili e condivisibili da tutti) in agricoltura muovono i primi passi verso il mondo del business e dell'impresa.

Se ne è discusso con contributi provenienti da tutto il mondo e da tutte le parti interessate a Utrecht al Global Forum for Innovations in Agriculture, la fiera dell'innovazione agricola nata ad Abu Dhabi nel 2014 che da quest'anno ha aperto una filiale europea. Tra gli sponsor della manifestazione c'è il Godan (Global Open Data for Agriculture and Nutrition), la piattaforma mondiale (vi aderiscono 500 organizzazioni tra cui Fao, Onu e Bill & Melinda Gates Foundation) per la promozione nel mondo dell'approccio open data a cibo e agricoltura lanciata nel 2013 dai governi americano e britannico.

«Gli open data rappresentano una grande occasione per l'agricoltura, il cibo e lo sviluppo sostenibile», spiega a ItaliaOggi il direttore esecutivo del Godan André Laperrière, «non solo per aumentare la produttività, ma anche la trasparenza nella catena alimentare, consentendo decisioni più precise ed efficaci da parte di tutti gli attori della filiera, dagli agricoltori ai consumatori».

L'esempio è stato seguito dalla filiera lattiero-casearia nei Paesi Bassi, anche perché costretta dall'impegno preso con il governo dell'Aia e con l'Ue a ridurre le emissioni di fosfati nell'ambiente. Una volta raggiunto il target di riduzione, l'industria olandese ricomincerà a produrre di più senza aumentare il livello di emissioni, grazie a nuovi modelli di alimentazione, fertilizzazione dei pascoli e potenziamento degli impianti per la trasformazione dei fosfati. Un sistema che si regge anche sulla condivisione dei dati tra diverse parti della filiera.L'ambito è di quelli di cui tutti intuiscono le grandi potenzialità, ma in pochi sembrano in grado di fare il salto per sfruttarle appieno.

Le esperienze presentate dal Godan sono ancora molto asimmetriche: i privati, in genere appartenenti al settore dell'economia digitale, riescono a trarre valore dai dati e da sistemi di dati capaci di interagire tra loro grazie essenzialmente a iniziative pubbliche o a finanziamenti degli Stati. La questione si complica quando entrano in gioco la proprietà intellettuale e la privacy.

«Dove tracciare il confine tra dati aperti e dati invece che devono rimanere nell'azienda non lo sappiamo ancora», confessa il numero uno di Syngenta per le Data Solutions, Alec Griffith. Certificazioni, informazione ai consumatori, diversificazione dell'offerta minimizzando i costi aggiuntivi, «un approccio di filiera agli open data consente di fare tutto questo», dice Gilles Boumeester, capo della unità ricerca agroalimentare per Rabobank, «ma ci sono tre grandi problemi: la promessa di valore non è ancora chiara, l'interoperabilità dei sistemi necessaria a creare un ecosistema dei dati e come gestire la questione della privacy e della proprietà dei dati. Ci vuole ancora tempo».

«Il punto», dice Anne Bruinsma del sito internet farmhack.nl, partner di Godan, «è che le imprese sono abituate a usare dati in modo proprietario. C'è bisogno di un cambiamento di mentalità, la tecnologia seguirà».





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