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di Andrea Settefonti - ItaliaOggi

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Breccia in Cina per i vini italiani

13/12/2017 13:16

Secondo l'osservatorio Business Strategies-Nomisma il mercato rivela nuove opportunità. Le bollicine sono in crescita e il made in Italy sale di prezzo

Il vino italiano potrebbe iniziare ad alzare la voce in Cina. E questo per due motivi principalmente.

Uno per l'aumento della domanda di sparkling, +30,4%, con gli spumanti made in Italy che potrebbe dire la propria. Secondo perché se il prezzo medio del vino è in calo, questo non succede per quello italiano.

«Migliora il posizionamento del vino italiano, con il prezzo medio che cresce proprio nell'anno in cui scende in doppia cifra quasi per tutti», commenta Silvana Ballotta di Business Strategies. «Negli ultimi dieci mesi l'Italia cresce per export in Cina di quasi il 20% in valore, in linea con i diretti competitor. La Francia invece frena e chiude con un valore di poco superiore al 5%, determinato soprattutto dalla vistosa discesa del suo prezzo medio (-11,6%)».

Il calo del valore al litro, come segnala l'Osservatorio di Business Strategies realizzato con Nomisma Wine Monitor, a eccezione di Italia (+3%) e Cile (+42,9%) ha coinvolto l'Australia -12,7% e la Spagna -21,2%.

A giocare a favore dell'Itala, c'è poi il mercato delle bollicine. «Un altro elemento significativo è l'incremento della domanda di sparkling, +30,4%. L'Italia, oggi quinto Paese esportatore verso la Cina e secondo nella categoria spumanti, dovrà essere pronta a intercettare questa nuova domanda di bollicine». Prospettive interessanti, ma c'è comunque da fare i conti con una realtà che vede la debolezza italiana in Cina dove la quota di mercato nel 2016 è stata pari al 5,6 contro il 42,3% della Francia. Una debolezza che l'Italia manifesta in quasi tutti i mercati emergenti.

« Il commercio internazionale di vino chiuderà l'anno con un +5% in valore, grazie anche all'imponente recupero della Russia, +40% nei primi 9 mesi, dall'ennesimo sprint della Cina +14% ad ottobre per diventare il terzo Paese dei top mercati di import. Nonché dagli Usa con +8% a settembre», commenta Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor.





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