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di Elena Filippi

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Brexit, Corte blocca May: serve l'ok del parlamento

24/01/2017 11:10

La Corte suprema di Londra ha stabilito che il governo non può attivare l'articolo 50 senza un atto del parlamento che lo autorizza a farlo. Non ci sarà bisogno, però, di alcuna consultazione delle assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord

L'avvio della Brexit dovrà aspettare il nulla osta del parlamento. Questo quanto ha stabilito oggi la Corte suprema di Londra, pronunciandosi sul caso portato alla sua attenzione da un gruppo di cittadini contrari alla Brexit, guidati dall'imprenditrice, Gina Miller, e dal parrucchiere, Deir Dos Santos, e supportati da alcuni dei maggiori costituzionalisti britannici.

"Oggi, con una maggioranza di 8 giudici a 3 la Corte Suprema ha stabilito che il governo non può attivare l'articolo 50 senza un atto del parlamento che lo autorizza a farlo", ha spiegato, nel dettaglio, Lord David Neuberger, presidente dell'organo giuridico. La luce verde del legislativo, tuttavia, sarà l'unico vincolo: per attivare il processo di uscita non ci sarà bisogno, infatti, di alcuna consultazione delle assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Un verdetto che conferma quanto già stabilito dal tribunale dell'Alta Corte e che aggiunge ulteriori incognite poiché il governo avrà bisogno di un voto a favore da parte dell'organo legislativo per attivare l'articolo 50 del trattato di Lisbona e dare ufficialmente inizio ai negoziati. Il tutto potrebbe complicare i piani di Downing Street, nonostante la scorsa settimana il premier britannico, Theresa May, si fosse espresso per un ritiro totale del suo Paese dall'Ue, sicura che, in ogni caso, la decisione della Corte non avrebbe causato alcun ritardo nel suo piano di attivare le pratiche entro la fine di marzo.

Un'opinione condivisa in mattinata anche dagli economisti di Intesa Sanpaolo: "Anche se la Corte suprema ribadirà la necessità di ottenere l'avallo del parlamento prima di avviare la procedura, è improbabile che ciò rappresenti un ostacolo insormontabile per il governo che, al limite, dovrà essere più trasparente riguardo agli obiettivi".

La sentenza era, in qualche modo, già attesa. I ministri di Londra avrebbero di fatto già elaborato una serie di opzioni, tra cui un breve disegno di legge che sarà presto sottoposto al vaglio della camera dei comuni che, in dicembre, aveva sostenuto la linea dei conservatori in un voto non vincolante. Alcune fonti avevano riferito a Reuters dell'esistenza di questa opzione, in particolare di una possibilità di accelerazione del documento per assicurare che questo potesse essere approvato entro la fine di marzo.

Se da un lato, quindi, potrebbe essere improbabile che May possa non ottenere un pronunciamento a favore della Brexit, dall'altro il tutto potrebbe frenare un approccio "hard" della Gran Bretagna nelle trattative con Bruxelles. Il partito laborista ha assicurato che si atterrà alla volontà popolare espressa nel referendum, ma tenterà di "evitare che i conservatori usino la Brexit per trasformare il Regno Unito in un paradiso fiscale".

"Noi non bloccheremo l'articolo 50", aveva già affermato la scorsa settimana Jeremy Corbyn, capo del principale partito di opposizione laburista che aveva condotto la campagna contro la Brexit, aggiungendo che avrebbe "lottato perché il Regno Unito potesse continuare ad avere accesso al libero mercato, con una gestione ragionevole dei flussi migratori". Un compromesso sul quale i laburisti potrebbero trovare l'appoggio di alcuni parlamentari conservatori e di altri piccoli partiti come i nazionalisti scozzesi e i liberal democratici. La minaccia maggiore, comunque, deriva dalla camera dei Lord, dove la resistenza alla Brexit è più marcata. 

Per Martin Arnold, direttore e strategist forex & macro per ETF Securities, la Brexit è "ancora uno scenario probabile, ma potremmo anche aspettarci che la sua attuazione venga rinviata per lasciare il posto, nel frattempo, a un dibattito governativo che faccia chiarezza su tempi e modalità dell'attivazione". 

La libera circolazione delle persone e i contributi al budget dell'Ue sono stati due aspetti determinanti per l'esito del referendum, due obiettivi chiave per i conservatori, anche se "resta da vedere con chi negozierà il governo inglese, considerato che nei prossimi due anni si terranno molte elezioni nel continente. I Socialisti hanno perso la presidenza del parlamento europeo e questo aspetto potrebbe potenzialmente dividere il parlamento e complicare qualsiasi negoziazione sulla Brexit", ha concluso l'esperto.

Il verdetto della Corte fa accelerare il principale listino londinese, in rialzo dello 0,29%, mentre la sterlina perde terreno sulla valuta americana con il cross che si attesta a 1,2487. Secondo Geoffrey Yu di Ubs Wealth Management, la sterlina è scesa visto che i parlamenti regionali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord non devono essere consultati per la decisione, ma per l'esperto "chi investe sulla sterlina dovrebbe ringraziare la Corte suprema" perché quest'ultima "complicazione che si è aggiunta nelle tempisitiche della Brexit dovrebbe permettere alla valuta di guadagnare ulteriore terreno contro il dollaro".

Sulla stessa linea Arnold, di ETF Securities: "ci aspettiamo che la sterlina continuerà a essere ben sostenuta nel breve periodo, con l'inizio delle negoziazioni e la presa di coscienza, da parte dagli investitori, delle problematiche sottostanti e della tempistica che il processo di uscita dall'Ue richiede. Una hard Brexit non è il nostro scenario favorito, ma è probabile che la sterlina si mantenga volatile. Gli investitori avranno comunque numerose opportunità per prendere esposizione sulla valuta, che dovrebbe muoversi in una gamma fra 1,21 e 1,27 contro il dollaro americano".

 





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