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di EURACTIV.com e AFP | Traduzione di Francesco Chierchia

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Brexit: Davis, Londra non si farà intimorire da calendario Ue

04/09/2017 09:33

Ieri il negoziatore britannico per la Brexit ha affermato che il Regno Unito non accetterà termini di divorzio sfavorevoli. Le critiche mosse da Bruxelles a Londra (relative ai pochi progressi fatti finora dai negoziati) non influenzeranno le trattative

I negoziati Brexit tra Unione europea e Regno Unito non sembrano ancora trovare una base di dialogo condivisa.

La settimana scorsa infatti, il responsabile delle trattative per la Gran Bretagna, David Davis, si è scontrato con la controparte Ue, Michel Barnier, in merito ai contenuti del "Brexit Bill". Da un lato Bruxelles ha richiesto a Downing Street il pagamento di circa 100 miliardi di euro per assolvere agli obblighi post-divorzio, dall'altro Londra ha rifiutato categoricamente la cifra proposta.

"Lui (Barnier) è preoccupato perchè che non sta ottenendo una risposta sulla questione economica. L'Ue sta cercando di mettere pressioni su di noi, ma non permetterò loro di utilizzare le tempistiche stringenti per costringerci a fare x, y o z", ", ha dichiarato Davis alla BBC.

Lunedì scorso Barnier ha richiesto a Londra di cominciare "a negoziare seriamente", visto che la scadenza delle trattative è fissata a marzo 2019, e finora i passa avanti sono stati piuttosto brevi. "Sono preoccupato, il tempo sta passando rapidamente", ha sottolineato Barnier.

"Il punto degli europei è che non vogliono parlare del futuro (rapporto), ma solo dei cosiddetti procedimenti di divorzio", ha risposto Davis, spiegando che Londra "sta utilizzando un approccio sistematico, molto britannico, un modo pragmatico che l'Ue trova complicato, ecco il perché della sua posizione".

Come ormai noto, l'Unione europea ritiene che, prima di parlare di rapporti futuri, vadano ottenuti "progressi sufficienti" in tre settori chiave (diritti dei cittadini, frontiera dell'Irlanda del Nord e obblighi finanziari).

Davis ha definito "sciocche" le accuse di Bruxelles relative agli scarsi progressi ottenuti finora, ed ha poi smentito la notizia del Sunday Times secondo cui il primo ministro, Theresa May, avrebbe accettato di pagare 54,6 miliardi di euro.

May, peraltro, sta attraversando un momento di grande difficoltà dopo che il partito conservatore è stato costretto a un governo di coalizione a causa del disastroso risultato elettorale di giugno.





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