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di Elena Filippi

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Brexit, esodo preannunciato delle banche dalla City

19/01/2017 11:50

Dopo l'annuncio di ieri di Hsbc, Ubs, Lloyds Bank e Goldman Sachs si aggiungono alla lista delle banche che potrebbero lasciare Londra. Per Ubs la scelta è certa, Goldman ha negato di aver già preso una decisione e Lloyds pianifica l'apertura di una filiale a Francoforte. May avrà incontri privati con i vertici di alcune banche a Davos

Il trasloco delle banche dalla City è iniziato. Dopo l'annuncio di ieri di Hsbc, a muovere le carte oggi sono Goldman Sachs, Ubs e Lloyds Bank. Nel dettaglio, la banca Usa intende trasferire circa mille addetti a Francoforte per evitare le conseguenze della Brexit: "il numero di addetti in Gran Bretagna verrà dimezzato per raggiungere le 3 mila unità, poiché l'istituto intende delocalizzare i suo posti in Europa e a New York", ha riportato il quotidiano economico tedesco Handelsblatt, citando fonti finanziarie anonime. 

Oggetto del trasferimento saranno gli addetti specializzati nelle operazioni "bancarie e di negoziazione di alto bordo", al fine di approfittare della presenza nella capitale finanziaria Ue dei supervisori che fanno capo alla Banca centrale europea. Interessate anche altre città: una parte dei dipendenti londinesi finiranno in Polonia, Francia e Spagna, mentre altri andranno nella sede di New York. La banca Usa ha negato la notizia, non fugando però i dubbi: "Rimangono molte incertezze riguardo cosa porteranno i negoziati per la Brexit per l'industria del credito. Perciò non abbiamo ancora preso una decisione, nonostante le speculazioni affermino il contrario", ha replicato Goldman Sachs. 

Sul fronte svizzero, Andrea Orcel, presidente di Ubs, in un'intervista a Bloomberg durante il forum economico di Davos, ha dichiarato che la banca d'investimento "sposterà sicuramente" alcuni membri del suo staff da Londra verso uno dei Paesi dell'Unione. "Dobbiamo anticipare il peggio", ha sottolineato il banchiere, "non possiamo permetterci di essere ottimisti". L'ultimo punto di domanda, in questo senso, è quanti posti di lavoro saranno ricollocati all'interno dell'Unione: "dipenderà dall'accordo che il Regno Unito riuscirà a siglare. Abbiamo flessibilità sulla destinazione, ma sicuramente dovremo spostarci", ha proseguito Orcel, con la decisione che potrebbe arrivare nel momento in cui Downing Street invocherà l'articolo 50. Alcuni di questi dubbi sembrano aver trovato risposta nelle parole di Alex Weber, chairman di Ubs, che ha stimato una cifra intorno alle mille unità, su un totale di 5 mila addetti Uk.

Infine, dopo che ieri il direttore generale di Hsbc, Stuart Gulliver, ha confermato il trasferimento di circa mille impiegati nelle attività di banca di investimento e di trading da Londra a Parigi, senza comunque toccare il quartier generale mondiale e la banca al dettaglio che si occupa di clienti britannici, il fuoco oggi arde su Lloyds Bank. Una fonte vicina ai fatti ha riportato all'agenzia Reuters che l'istituto, unico retail a non possedere filiali oltremanica, sta considerando di aprirne una a Francoforte. Un'indiscrezione che, al momento, non ha trovato riscontri ufficiali. Ad oggi la banca ha alcuni rami di attività in Germania e Olanda, ma per trasformare queste in vere sussidiarie dovrà rifornirle di capitali e personale. 

Dopo le parole del primo ministro britannico, Theresa May, che in settimana ha confermato l'intenzione di Londra di staccarsi del tutto dall'Unione europea, questi sembrano solo i primi segnali di un esodo annunciato. Tra l'altro sembra che le scelte delle più importanti major finanziarie stiano giungendo in anticipo. Andrew Gray, head of Brexit presso la società di consulenza PricewaterhouseCoopers (PwC), che tra le altre cose sta consigliando diversi istituti di servizi finanziari, aveva detto che i comunicati sarebbero potuti iniziare a fine febbraio, in occasione della pubblicazione dei risultati preliminari. 

"Un certo numero di grandi banche stanno ultimando i piani per gli annunci che faranno quest'anno", aveva evidenziato l'esperto, con un report di PwC per CityUk che aveva stimato una riduzione potenziale degli impieghi intorno alle 100 mila unità entro il 2020. Tra le banche in lista d'attesa compare anche JP Morgan che, dopo il voto dello scorso 23 giugno, aveva avvertito lo spostamento di circa 4 mila dei suoi 19 mila addetti in Gran Bretagna. 

Theresa May discuterà la sua strategia faccia a faccia con alcuni boss di Wall Street con ingenti investimenti nelle operazioni bancarie nel Regno Unito durante un incontro privato a Davos, mentre i vertici di alcuni istituti Usa hanno adottato "toni più moderati", ha specificato il Financial Times. "Hanno detto che il management ha delineato piani per affrontare lo scenario peggiore in tema Brexit, ovvero un Regno Unito fuori dall'Unione senza un accordo commerciale per mantenere l'accesso al mercato unico per l'industria finanziaria", ha specificato il quotidiano Uk. 

Nello specifico, il primo passo è stato assicurarsi di avere tutte le strutture legali, i capitali, le licenze, i sistemi e le approvazioni regolatorie per continuare a operare in Europa anche in caso di una hard Brexit, mantenendosi il più possibile flessibili. "E' necessario avere un broker e una banca nel Regno Unito e uno all'interno dell'Unione. Ci saranno piccoli cambiamenti, ma è semplice", ha detto un executive alla testata inglese. Il secondo step sarà successivo alla fine delle trattative, con le banche che adotteranno gli aggiustamenti necessari per allineare le proprie operazioni. "Ci vorrà più tempo di quanto si creda. Ci sono persone reali che devono prendere decisioni", ha ribadito un banchiere. 

Il perché tutto questo sia necessario è da ricollegare alla nozione di "passaporto europeo". Le banche che non detengono, di fatto, una base operativa all'interno di uno dei Paesi dell'Unione perdono il diritto a usufruire delle facilitazioni riservate agli istituti comunitari, come la libertà di apertura di sportelli e la dotazione patrimoniale, cioè il fondo di dotazione. La normativa europea di Vigilanza consente, infatti, alle sole banche europee di poter finanziare le proprie necessità di capitale grazie a un finanziamento dalla casa madre senza ricorrere a capitali propri.

 





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