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di Angelica Ratti - ItaliaOggi

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Brexit: Gibilterra contesa dalla Spagna

15/06/2017 09:20

Il territorio fu ceduto nel 1704 ai britannici in piena guerra di Successione spagnola. In vista della Brexit cresce lo spirito di rivincita di Madrid

Il referendum sulla Brexit ha riacceso le speranze della Spagna di riacquistare la propria sovranità su Gibilterra dove il referendum sulla Brexit ha registrato la più alta percentuale di tutto il Regno Unito di voti favorevoli a restare nella Ue (96%), come si legge sul Gibraltar Chronicle, il principale giornale locale. Ma i trattati Ue consegnano alla Spagna un potere di veto su tutte le disposizioni relative a Gibilterra. 

Dopo tre secoli, Gibilterra, piccolo territorio britannico legato da un istmo alla penisola iberica, è una meravigliosa incongruità geografica e storica, risultato di un conflitto ormai dimenticato. I britannici si impossessarono di questa rocca strategica nel 1704, in piena guerra di Successione di Spagna, uno dei numerosi conflitti tra la Francia e l'Inghilterra per la dominazione dell'Europa e dunque del mondo.

I trattati di Utrecht, del 1713 accordano all'Inghilterra la sovranità perpetua su Gibilterra. Il dominio di questa fortezza naturale, una delle cinque strategiche del mondo, permette agli inglesi il controllo dell'accesso al Mediterraneo. L'importanza geografica di questo luogo è evidente: in cima alla rocca si intravede la costa dell'Africa distante appena una ventina di chilometri, e lo stretto di Gibilterra che si apre sull'Atlantico, da dove transita la metà, circa, del traffico marittimo mondiale.

La Spagna non ha mai abbandonato la speranza di recuperare, un giorno, questa fortezza naturale all'ingresso del Mediterraneo. Tuttavia, è una questione molto complessa sia dal punto di vista simbolico che giuridico», ha dichiarato a Le Figaro, Alejandro del Valle, docente di diritto internazionale all'università di Cadice, e ricercatore all'istituto Asser all'Aia.

Dalla storica visita del ministro degli Affari esteri della Spagna, Miguel Angel Moratinos, nel 2009, la posizione della Spagna è sempre stata quella di recuperare la propria sovranità sulla rocca.

Nel giugno 2016 il voto sulla Brexit ha riacceso la questione territoriale, mai veramente regolata tra la Spagna e il Regno Unito. Ma il premier del territorio britannico, Fabian Picardo, stoppa le mire spagnole sostenendo che Madrid «non riuscirà mai a mettere le sue mani su Gibilterra», mentre l'ex ministro degli Affari esteri della Spagna, José Manuel García-Margallo è convinto del contrario e «che ciò avverrà molto prima di quanto pensi Picardo».

La tensione si è fatta ancora più alta lo scorso 31 marzo dopo la pubblicazione delle direttive del Consiglio europeo riguardanti le negoziazioni per l'uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Il documento sentenzia che nessun accordo fra la Ue e il Regno Unito potrà applicarsi al territorio di Gibilterra senza un'intesa fra lo stesso Regno Unito e la Spagna. Cosa che accorda alla Spagna un diritto di veto su tutte le disposizioni relative a Gibilterra. Il partito conservatore inglese ha fatto sapere che non esiterà a difendere Gibilterra con la forza come già fece per le isole Falklands nel 1982.

Da quel momento gli incidenti si sono moltiplicati.

Quello che sta succedendo a Gibilterra è preoccupante per tutta l'Europa, è la convinzione di Picardo riportata da Le Figaro: «Quello che sta succedendo a Gibilterra prefigura il futuro dell'Unione e il ritorno dei nazionalismi. Quando una struttura collassa, le crepe compaiono sovente alle estremità».

La questione di Gibilterra è spinosa. La popolazione del territorio, all'incirca 30.000 abitanti, vede la maggioranza ferocemente attaccata alla propria identità britannica.

Nel 1967, in piena decolonizzazione inglese, la Gran Bretagna organizzò un referendum a Gibilterra il 10 settembre (diventata poi festa nazionale), che sancì, con 12.138 voti, contro 44 favorevoli al ricongiungimento con la Spagna, la volontà dei gibilterrini di rimanere con gli inglesi. Una decisione popolare che fece infuriare Franco in Spagna, che bloccò le frontiere e le comunicazioni isolando la rocca che rimase collegata con il Regno Unito, per mezzo degli aerei e con il Marocco, via nave. 

Neppure il ritorno alla democrazia, in Spagna, dopo la morte di Franco, nel 1975, è stata capace di mettere fine alle tensioni: la frontiera con la Spagna venne riaperta nel 1986 al momento dell'adesione di Madrid alla Ue.

La popolazione di Gibilterra è composta da discendenti dei commercianti venuti da tutto il Mediterraneo per installarsi ai piedi della fortezza: un mix di maltesi, portoghesi, italiani, ebrei, e spagnoli. E il sentimento di una identità comune non fa che rinforzarsi dopo ogni provo di forza. Gli spagnoli vedono ancora Gibilterra come una spina nel proprio fianco e non hanno mai rinunciato a riprendersela, ma i loro metodi sono controproducenti: «se vuoi convincere un vostro amico a sposarvi, i colpi di bastone non sono il modo migliore di convincerlo» ha dichiarato John C. Isola, presidente della camera di commercio di Gibilterra.

Dagli anni Ottanta, le società bancarie e i servizi marittimi si sono sviluppati e più di recente i giochi d'azzardo online assicurano la prosperità al territorio. A questo si aggiungono una bassa tassazione e l'assenza di Iva che rendono Gibilterra interessante per le imprese.

«L'uscita dalla Ue riporta giuridicamente al trattato di Utrecht del 1713 che menziona a sovranità britannica sulla città, ma non sull'istmo, né sulle acque territoriali», ha concluso del Valle. Alcuni gibilterrini hanno deciso di prendere in mano la stituazione e di creare un Consiglio sindacale interregionale per fare intendere la propria voce sia alla Spagna che al Regno Unito e per cercare di crearsi un nuovo avvenire.





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