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di EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Brexit, leader Ue chiedono un accordo equo

18/01/2017 18:12

I leader europei hanno accolto con favore il discorso del premier britannico Theresa May che ieri ha finalmente messo nero su bianco un piano per il divorzio dall'Ue. I funzionari britannici hanno suggerito che potrebbero essere costretti a tagliare le aliquote fiscali per rimanere competitivi se l'Ue imponesse un accordo punitivo

L'idea del premier britannico, Theresa May, di una Gran Bretagna globale, definitivamente fuori dal mercato unico dell'Ue rappresenta una forma di "hard Brexit" alla quale i leader del Vecchio Continente si erano preparati. Per mesi politici europei erano apparsi, nemmeno troppo velatamente, contrariati: i funzionari britannici non sembravano aver accettato che la determinazione nel ridurre l’immigrazione dal continente andasse per forza di cose di pari passo con l'uscita dal mercato unico.

Per Donald Tusk, che supervisionerà le negoziazioni tra Londra e i 27 Stati membri all’interno del Consiglio Ue, si  è trattato di un "processo triste, di tempi surreali ma alla fine ecco un annuncio realistico sulla Brexit". Ma i leader europei si preparano a dar battaglia quando May formalmente darà avvio alle trattative con l'Ue nei prossimi mesi.

In ogni caso alcuni hanno notato che May non ha fatto riferimento a molte conseguenze negative per l'economia britannica. "Dov’è il dare dopo tutto questo ricevere?", ha affermato senza mezzi termini il segretario di Stato per gli affari europei della Repubblica Ceca, Tomas Prouza. May ha accettato che ci sarebbe stato un processo di "dare e avere" e "compromessi" qualora la Gran Bretagna avesse mantenuto il massimo accesso per i propri prodotti o servizi al mercato europeo, senza dover rispettare più gli obblighi sottostanti come l’esborso per il bilancio dell'Unione, le sentenze dei tribunali dell'Ue o l'immigrazione europea. Gli europei, tra cui il ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel, hanno rinnovato la loro opposizione: a Londra non sarà concesso di scegliere dal menu dei vantaggi Ue senza pagarne il conto. 

Regno Unito, il prossimo paradiso fiscale?

I funzionari britannici hanno suggerito che potrebbero essere costretti a tagliare le aliquote fiscali delle società per rimanere competitivi se l'Ue imponesse un accordo con tariffe punitive. "Se non otteniamo un accordo sulla Brexit ragionevole la gente di questo paese non starà semplicemente a guardare accettando la prospettiva di una maggiore povertà", ha messo nero su bianco il ministro britannico delle Finanze Philip Hammond. "Faremo tutto il necessario per mantenere la nostra competitività e proteggere il nostro tenore di vita."

Ma per Guy Verhofstadt, il leader europeo dei liberali, tali osservazioni non rendono più facile mettere a segno un accordo. "Affermare 'ci stiamo preparando a trasformare in una sorta di zona franca o paradiso fiscale la Gran Bretagna', non credo che questo sia utile", ha chiarito. "Abbiamo bisogno di un accordo equo e, certamente, non sotto minaccia".





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