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di EURACTIV.com e Reuters | Traduzione di Francesco Chierchia

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Brexit: per Londra la giusta cifra d'uscita è 40 mld

07/08/2017 10:01

Secondo il quotidiano Sunday Telegraph, il Regno Unito avrebbe individuato in 40 miliardi di euro la somma da pagare all'Ue per assolvere i propri impegni post-divorzio

Gli obblighi finanziari della Gran Bretagna verso l'Unione europea rappresentano uno degli aspetti più spinosi delle trattative Brexit.

I funzionari Ue hanno chiarito più volte che Londra dovrà rispettare tutti i suoi impegni nel quadro del bilancio europeo 2014-2020, anche dopo aver lasciato l'Unione.

Numerosi problemi derivano dal fatto che, ad oggi, dopo la Germania, il Regno Unito è il secondo maggior contribuente netto del bilancio comunitario. 

Come è noto, Bruxelles ha individuato in 60 miliardi di euro la cifra che la Gran Bretagna dovrebbe versare nelle casse europee per risolvere tutti i suoi impegni economici verso l'Unione. Ma secondo i consiglieri giuridici britannici "esistono molti aspetti per cui il Paese potrebbe non aver bisogno di pagare i 60 miliardi all'Europa", ha dichiarato una fonte Ue che segue da vicino la vicenda.

"Stiamo cercando di dire al [governo del Regno Unito] di non politicizzare la discussione sui temi finanziari. Siamo di fronte ad un caso giuridico, un obbligo, e non ad una "multa-Brexit" come alcuni vorrebbero far credere", ha aggiunto.

Finora la Gran Bretagna non ha fornito alcuna indicazione ufficiale su quanto sarebbe disposta a pagare. Ma secondo il Sunday Telegraph, Londra avrebbe proposto una soluzione che prevede il versamento di 10 miliardi di euro l'anno (per tre anni) dopo aver lasciato il blocco. 

"Sappiamo (che la richiesta dell'Ue) è di 60 miliardi di euro, che in concreto sarebbe poi più vicina ai 50 miliardi. La nostra proposta è nell'ordine dei 30 miliardi di euro, con margini per arrivare a 40", ha rivelato al quotidiano una fonte di Whitehall (quartiere di Londra dove sono situati i ministeri).

Il ministro britannico per la Brexit, David Davis, ha dichiarato lo scorso 20 luglio che il Regno Unito è intenzionato ad onorare i propri obblighi verso l'Ue, senza però confermare che i pagamenti saranno obbligatori.

Su una posizione ancor più dura si è poi schierato il segretario degli Esteri, Boris Johnson, il quale ha affermato che l'Ue dovrebbe "andare a farsi un giro" alla luce delle richieste di pagamento "esorbitanti".

Recentemente, l'ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha spiegato al giornale Observer che per la Gran Bretagna non raggiungere un compromesso sulla Brexit rappresenterebbe un suicidio; ed ha chiesto poi all'Unione europea di conservare il maggior numero possibile di scambi con Londra per evitare di danneggiare entrambe i blocchi.

Qualora non si dovesse realmente trovare una base per un completo accordo d'uscita, le relazioni commerciali tra le parti sarebbero regolate in base alle previsioni del WTO, che consentirebbero di imporre tariffe e controlli doganali e di lasciare nell'incertezza molte altre questioni.

La settimana scorsa la Banca d'Inghilterra ha avvisato che l'incertezza della Brexit sta gravando sull'economia del Paese, ed il ministro delle Finanze, Philip Hammond, vorrebbe evitare ulteriori problemi per le imprese nazionali.





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