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di EURACTIV.com e Reuters | Traduzione di Francesco Chierchia

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Brexit: Ue ha proposto diritti "limitati" per britannici residenti in Europa

10/08/2017 10:05

Dopo il divorzio da Londra, Bruxelles vorrebbe concedere ai cittadini britannici residenti nell'Unione il solo diritto di rimanere nel Paese Ue in cui vivono. La notizia è stata annunciata dal ministro inglese per la Brexit, David Davis

I diritti post-Brexit dei cittadini britannici che vivono nell'Ue (e dei cittadini europei che vivono in Gran Bretagna) rappresentano una delle questioni più complesse che Bruxelles vorrebbe risolvere quanto prima. Solo superata tale questione si potrà poi passere a discutere del futuro rapporto commerciale tra Regno Unito ed Europa.

Attualmente in Gran Bretagna vivono circa 2,9 milioni di cittadini dell'Unione, mentre quasi 1,2 milioni di cittadini britannici vivono negli altri 27 Stati membri del blocco.

Finora tutti i cittadini comunitari hanno potuto godere della cittadinanza Ue (in aggiunta a quella nazionale), che tra i vari benefici garantisce ad ogni singolo individuo la libertà di spostamento e di soggiorno all'interno dell'Unione. Ma le cose potrebbero presto cambiare.

Diritti limitati

In una lettera di aggiornamento sui negoziati inviata ad un comitato legislativo del Parlamento, il ministro britannico per la Brexit, David Davis, ha affermato che l'offerta dell'Unione europea prevede solo restrizioni per i cittadini britannici.

"La loro offerta - ha spiegato Davis - garantisce ai cittadini britannici il solo diritto di soggiorno nello Stato membro in cui essi erano residenti al momento dell'uscita dall'Ue. Non prevede (per i nostri cittadini) alcun diritto di spostamento all'interno dell'Unione nemmeno, ad esempio, per lavorare o studiare in uno Stato membro limitrofo".

Il ministro ha proseguito sottolineando di aver "messo in discussione se una simile proposta sia coerente con il principio di reciprocità ed anche con la volontà di Bruxelles di proteggere le previsioni del diritto comunitario. La questione sarà oggetto di una ulteriore discussione a tempo debito".

La task force della Commissione europea incaricata di portare avanti i negoziati ha più volte ribadito che le trattative per il divorzio dovrebbero iniziare affrontando i temi di maggior incertezza. "Tra questi c'è la risoluzione degli aspetti finanziari ed i dubbi in merito ai diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito e dei cittadini britannici nell'Ue", ha riferito una portavoce.

Entrambe le questioni "dovrebbero essere discusse applicando i principi della continuità, della reciprocità e della non discriminazione", ha aggiunto sottolineando che l'attivazione della clausola d'uscita da parte della Gran Bretagna "non modifica il diritto al libero movimento e non dovrebbe influenzare i diritti dei cittadini che hanno fatto scelte di vita sulla base della legislazione comunitaria e dell'adesione all'Ue".

Dopo il primo ciclo di colloqui conclusosi il mese scorso, il capo-negoziatore dell'Unione europea, Michel Barnier, ha confermato che sulla protezione dei diritti post-Brexit degli emigrati europei la situazione vede una "divergenza fondamentale" tra Londra e Bruxelles.

Per i cittadini Ue residenti nel Regno Unito, Londra ha garantito la concessione dei diritti sanitari, lavorativi e di altri benefici. Inoltre, il Governo ha proposto la possibilità di attribuire uno status "stabile" (simile ad una residenza permanente) agli abitanti del blocco che vivono in Gran Bretagna da almeno cinque anni.





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