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di Marcello Bussi e Francesco Colamartino - Milano Finanza

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Bruxelles va avanti con la web tax

12/09/2017 09:43

Per la Commissione i colossi del digitale devono pagare le tasse nei Paesi in cui i profitti vengono realizzati. Sul tavolo anche l’ipotesi di mettere un’imposta sui ricavi. L’Ecofin ne discuterà venerdì. Intanto Google ricorre in appello contro la multa Ue da 2,42 miliardi di euro

La Commissione Europea ha accolto con favore la proposta di Francia, Germania, Italia e Spagna sulla tassazione dei colossi del settore digitale, anche se vuole aspettare la discussione all’Ecofin informale di questo fine settimana a Tallinn, in Estonia, prima di commentare l’ipotesi di tassare i ricavi invece dei profitti.

«I giganti del digitale devono pagare la tasse nei Paesi in cui i profitti vengono realizzati», ha detto ieri Vanessa Mock, portavoce della Commissione, ricordando che l’esecutivo comunitario sta lavorando in questo senso. «Siamo molto contenti dell’interesse politico per questa questione», ha spiegato. Quanto alla possibilità di tassare i ricavi invece dei profitti, «non vogliamo commentare in questa fase», ha aggiunto.

Intanto sempre ieri Google, decisa a non arrendersi alla decisione dell’Antitrust Ue di multarla per 2,42 miliardi di euro, ha fatto ricorso in appello. La battaglia legale potrebbe andare avanti per anni. Per ora non sono circolate indiscrezioni sulle argomentazioni messe sul tavolo dalla controllata di Alphabet per provare a ribaltare la decisione della Commissione Ue, che non ha rilasciato dichiarazioni.

Un portavoce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha però rivelato che Google non ha ancora presentato un’ingiunzione di emergenza per sospendere la decisione. Senza di essa il gigante di Mountain View potrebbe ancora essere obbligato a pagare la multa e ad adeguarsi ad alcuni elementi della sentenza di giugno, che ordinava di porre fine alla pratica illegale con cui Google avrebbe favorito i propri servizi di shopping nei suoi risultati di ricerca a spese dei concorrenti, come Foundem.co.uk e Kelkoo.com.

Secondo le autorità europee, queste alterazioni hanno portato Google ad aumentare il traffico di 45 volte nel Regno Unito e di 35 volte in Germania, a fronte di un calo di quello dei rivali dell’85% in Gran Bretagna e del 92% in Germania. La multa è in ogni caso inferiore al tetto massimo previsto dalle regole Ue, visto che sarebbe potuta arrivare al 10% del giro affari di Google (pari a 80 miliardi di euro nel 2016) e quindi a 8 miliardi. La decisione dell’Ue, se confermata, potrebbe costringere Google ad apportare modifiche al modo in cui configura questi risultati e potrebbe rappresentare un precedente per gli altri servizi della compagnia, come quelli relativi alle mappe e ai viaggi, già sotto la lente dei regolatori europei.

Dal 27 giugno, giorno in cui è stata comminata la multa, al gigante di Mountain View sono stati concessi 90 giorni per porre fine alle condotte incriminate e illustrare come darebbe seguito a quanto richiesto dall’Ue. In caso contrario, andrebbe incontro a un’ulteriore multa che potrebbe aggirarsi intorno al 5% dei ricavi medi globali giornalieri della compagnia.

Tornando alla web tax, la Commissione Ue aveva studiato la possibilità di presentare delle proposte per la tassazione digitale già due volte in passato, nel 2012 e 2013. Ma all’epoca gli Stati membri non avevano voluto andare avanti (nel settore della tassazione serve l’unanimità degli Stati). Sulla sostanza delle proposte per ora la Commissione non intende esporsi.

Creare un quadro per la web tax è «abbastanza complicato» perché le società che ne sarebbero oggetto «hanno business model molto diversi e modi diversi di generare ricavi», ha spiegato una fonte. Imprese come Apple operano sia offline con i negozi sia online con i servizi, mentre Facebook di fatto non ha alcuna presenza fisica. «Qualsiasi idea emerga deve funzionare per tutti questi modelli di business», ha detto la fonte. 





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