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di Pino Nicotri - ItaliaOggi

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Catalogna come il Kurdistan?

21/11/2017 13:44

Anche il secondo voleva l'indipendenza dall'Iraq ma poi ha riconosciuto che non è possibile. Senza il sostegno di altri paesi le secessioni non riescono

La Catalogna seguirà l'esempio del Kurdistan iracheno? Il governo di Erbil, dopo averla in un primo momento contestata, ha deciso di accettare la sentenza della Corte costituzionale irachena che ha dichiarato illegale il referendum sull'indipendenza votato a settembre. La decisione rinunciataria è stata provocata anche dall'esito degli scontri tra l'esercito iracheno e le milizie curde, conclusi con la riconquista della città di Kirkuk e annessa regione petrolifera da parte delle truppe di Baghdad. Ed è stata provocata anche e soprattutto dal coro di «no alla secessione!» che come sempre continua ad andare da Washington, che non ha voluto riconoscere l'esisto del referendum, fino alla Turchia e oltre.

Qualche giorno fa la spugna l'aveva gettata il presidente Massoud Barzani, dimessosi in modo irrevocabile e dichiarandosi inoltre non disponibile a una eventuale sua rielezione. I curdi restano autonomi, ma non indipendenti, mentre quelli degli altri Stati (Iran, Turchia e Siria) nei quali è suddivisa la Terra dei Curdi, vale a dire la parte del Medio Oriente che da secoli va sotto il nome di Kurdistan, invece non sono neppure riconosciuti come cittadini di regioni autonome. 

L'articolo 1 della Costituzione dell'Iraq, a suo tempo accettata anche dai curdi locali, parla chiaro e non può dare adito a dubbi: garantisce infatti «l'unità dell'Iraq» e ne vieta espressamente «la secessione di ogni parte» del suo territorio. E la Costituzione spagnola in fatto di unità territoriale parla altrettanto chiaro, per giunta riconosce la monarchia mentre l'ex governo della regione autonoma Catalogna e il referendum da esso indetto oltre all'indipendenza vogliono anche che lo Stato catalano sia una repubblica.

Doppia incostituzionalità quindi, com'è evidente, lampante e innegabile. Inoltre, esattamente come per lo Stato curdo, non c'è nessun paese importante disposto a riconoscere un eventuale Stato catalano così come non lo vuole la stessa comunità europea. Per la quale l'eventuale indipendenza catalana sarebbe molto probabilmente la perdita del primo mattone seguita dalla perdita degli altri mattoni dell'edificio europeo, già scosso dall'uscita dell'Inghilterra. 

Gli indipendentisti catalani seguiranno l'esempio curdo? Prima di deciderlo è probabile che i loro leader aspetteranno i risultati delle elezioni dell'ormai vicino 11 dicembre. Indette da Madrid per rieleggere il nuovo governo regionale dopo avere dimesso d'autorità quello che ha indetto il referendum secessionista e dopo avere sospeso, ma non abolito, l'autonomia della Catalogna, saranno l'affluenza e il risultato di quelle elezioni a chiarire se oltre al sogno curdo è in un vicolo cieco senza scampo anche il sogno indipendentista dell'orgogliosa parte nel nordest della Spagna, diventata comunità autonoma nel 1979.

Secondo un sondaggio commissionato a luglio dall'ex governo regionale il 41% dei catalani sarebbe favorevole alla secessione mentre i contrari assommerebbero al 49%, in maggioranza quindi. Nella consultazione del 2014, puntualmente bocciata dalla Corte Costituzionale, a dirsi favorevole era stato circa l'80%, ma andò a votare solo il 35,9% degli aventi diritto.

Le circostanze e gli avvenimenti recenti e recentissimi impongono o suggeriscono un paragone con i curdi, bisogna però notare che i catalani non hanno subito, tanto meno in tempi recenti, invasioni militari e soprusi su vasta scala dagli altri spagnoli come invece capita da troppo tempo per mani dei rispettivi padroni di casa a tutti i curdi nei vari Stati nei quali sono stati suddivisi dalla diplomazia e dagli interessi internazionali, in primis quelli europei.

Anzi, la Spagna è nata dall'unione paritaria del regno di Castiglia e Leon con quello d'Aragona e Catalogna, tramite il matrimonio dei detentori delle rispettive corone e troni, il matrimonio cioè dei famosi «re cattolicissimi» Isabella e Ferdinando Alfonso, i futuri finanziatori della scoperta dell'America di Cristoforo Colombo.





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