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di Simonetta Scarane - ItaliaOggi

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Cina, eldorado dell'auto elettrica

30/11/2017 12:45

Quest'anno si venderanno ben 600.000 vetture a batterie contro le 336.000 del 2016. I costruttori occidentali cercano di recuperare il ritardo

Il mercato dei veicoli elettrici in Cina è più che raddoppiato nel terzo trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo l'agenzia Bloomberg riportata da Le Figaro. La metà del totale delle auto elettriche del mondo viene venduta in Cina. Nel 2017, secondo le stime di Euler-Hermes, leader nell'assicurazione dei crediti commerciali, saranno 600 veicoli elettrici nuovi che saranno venduti nell'ex Impero di mezzo, contro i 336 mila del 2016. Nel 2012 ne sono stati venduti meno di 10 mila. 

La crescita del mercato delle auto elettriche è pilotata dal governo cinese che non ha trovato altro rimedio che questo contro l'inquinamento che sta asfissiando le grandi città. E poco gli importa che l'elettricità necessaria sia generata dalle centrali a carbone che contribuiscono al riscaldamento climatico.

Finora la vettura elettrica ha rappresentato una nicchia di mercato con il suo 3% di immatricolazioni a fine 2017, secondo quanto ha riportato Le Figaro. Per accelerare le vendite, il governo cinese ha deciso di accordare incentivi a chi vuole acquistare un veicolo elettrico. Nello stesso tempo ha anche preso dei provvedimenti vincolanti imponendo quote ai costruttori. Ciascuno dovrà vendere il 10% di veicoli elettrici nel 2019, percentuale che salirà al 12 nel 2020. 

Le joint venture create dalle industrie automobilistiche occidentali in Cina sono partite con molto ritardo sui loro concorrenti cinesi. Niente di straordinario dal momento che la regolamentazione ha riservato l'auto elettrica ai soli costruttori locali. L'obiettivo di Pechino era quello di spingerli a colmare il ritardo accumulato riguardo a tutti i tipi di propulsione, benzina, gas, diesel. Tuttavia l'urgenza della situazione ambientale e il rimbalzo dei costruttori cinesi cresciuti grazie al successo del loro Suv a buon mercato, hanno convinto il governo a cambiare idea. Così Pechino ha deciso di imporre delle quote a tutti gli attori.

C'è un rischio ma anche un vantaggio per i costruttori occidentali. Il rischio è che dovranno sudare molto per riuscire a raggiungere la quota di vendite di vetture elettriche stabilito dal governo del presidente Xi Jinping. E dovranno investire molto. Il vantaggio è che grazie alla forza dei propri marchi e delle loro competenze potranno piazzare volumi importanti, realizzando buoni margini. Dovranno colmare il ritardo realizzato sugli attori cinesi come Byd, numero uno del settore.

In agosto, Renault e Nissan hanno creato una nuova joint venture, chiamata eGT, con il loro partner storico, Dongfeng. L'ambizione è di concepire un veicolo low cost, una sorta di Kwid elettrico. Da maggio 2016, Psa lavora con la stessa Dongfeng per sviluppare una piattaforma per costruire veicoli elettrici. Ford con Zotye, Volkswagen, con Jac, e Daimler con Baic sono riusciti a creare delle joint venture per fabbricare vetture elettriche. Con investimenti colossali chiavi in mano.

Il 21 novembre Daimler e il suo partner Baic hanno annunciato un investimento di 5 miliardi di yuans (755 milioni di euro) per produrre veicoli elettrici e delle batterie.

Volkswagen prevede un investimento globale di 10 miliardi di euro nell'elettrico, senza specificare la parte che sarà riservata alla Cina. Il colosso tedesco ha però fatto sapere che vuole vendere 400 mila vetture elettriche in Cina nel 2020 e 1,5 milioni nel 2025.

Tesla costruirà in Cina la sua prima fabbrica fuori dagli Stati Uniti in una zona economica speciale nei pressi di Shanghai.

Gli acquirenti sono motivati da incentivi e sovvenzioni concessi dal governo. Uno studio cinese, riportato da Le Figaro, ha dimostrato che il 75% di chi ha comprato un'auto elettrica in Cina lo ha fatto proprio perché c'erano gli incentivi del governo. Se dovessero finire, il rischio per i costruttori sarà quello di trovare i clienti.





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