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di Domenico Cacopardo - ItaliaOggi

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Commissione inchiesta banche: una scelta dovuta

06/04/2017 09:35

Anche se c'è il rischio della strumentalizzazione politica, la Commissione parlamentare approvata dal Senato serve a fare chiarezza su vicende confuse.

Martedì, il Senato della Repubblica ha approvato il testo della proposta di legge per l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riferimento alla tutela dei risparmiatori. Una decisione che si aspettava da tempo, viste le incredibili e inaccettabili vicende di alcuni nostri istituti finanziari, di grande peso e storia come il Monte dei Paschi di Siena e di peso soltanto locale, purtuttavia coinvolti nel disastro generale, composto da tanti casi, tutti legati tra di loro da una unica, inoppugnabile constatazione: prevenzione e vigilanza non hanno funzionato a dovere, visti i risultati.I compiti affidati alla commissione riguardano: a) gli effetti della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell'aggravamento del debito sovrano; b) la gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione.

Per tali istituti, la Commissione verificherà: 1) le modalità di raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati; 2) i criteri di remunerazione dei manager e la realizzazione di operazioni con parti correlate suscettibili di conflitto di interesse; 3) la correttezza del collocamento presso il pubblico, con riferimento ai piccoli risparmiatori e agli investitori non istituzionali, dei prodotti finanziari, soprattutto di quelli ad alto rischio, e con particolare riguardo alle obbligazioni bancarie; 4) le forme di erogazione del credito a prenditori di particolare rilievo e la diffusione di pratiche scorrette di abbinamento tra erogazione del credito e vendita di azioni o altri strumenti finanziari della banca; 5) la struttura dei costi, la ristrutturazione del modello gestionale e la politica di aggregazione e fusione; 6) l'osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nell'allocazione di prodotti finanziari, nonché degli obblighi di corretta informazione agli investitori; c) l'efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti, in relazione alla tutela del risparmio, alla modalità di applicazione delle regole e degli strumenti di controllo vigenti, con particolare riguardo alle modalità di applicazione e all'idoneità degli interventi, dei poteri sanzionatori e degli strumenti di controllo disposti, nonché all'adeguatezza delle modalità di presidio dai rischi e di salvaguardia della trasparenza dei mercati; d) l'adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare nazionale ed europea sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie.

Abbiamo voluto pubblicare integralmente il cruciale articolo 3, in modo che il lettore possa rendersi conto della natura dell'inchiesta, degli interessi che andrà a toccare e dei soggetti sulla cui attività si svolgeranno approfondimenti, comprese la Consob e la Banca d'Italia. Dobbiamo sottolineare subito che la Banca d'Italia di cui parliamo non è quella di Baffi (dopo Einaudi, l'unico veramente grande governatore, insieme, con diversi accenti, a Mario Draghi), tempio della trasparenza e monumento nazionale dal prestigio mai sfiorato dal dubbio di una insufficiente competenza tecnica. Il patriottismo e l'onestà erano tratti distintivi dell'istituzione, in cui il Paese si riconosceva (come si riconosceva nell'Arma dei Carabinieri). Per dire com'è cambiato il mondo, il processo per ostacolo all'attività di vigilanza degli amministratori della Banca Etruria s'è concluso con l'assoluzione 'perché il fatto non sussiste'. Ciò significa che non c'è stato ostacolo e che, quindi, la vigilanza si sarebbe potuta esercitare nei termini pregnanti in cui era prevista.

Oggi, la Banca d'Italia (a dispetto dei suoi amici che criticano fortemente l'istituzione della commissione d'inchiesta e che fanno il contrario di ciò che sarebbe doveroso e utile) deve essere lieta dell'approssimarsi dell'approvazione della legge. Questo infatti è un modo efficace per dissipare sospetti e insinuazioni e per restituirle il prestigio di un tempo. Ragionamento che vale anche per la Consob.

Ci sono due ombre che graveranno sulla commissione. La prima riguarda i tempi di svolgimento della sua attività: un anno. Il che significa che dovrà completare i suoi lavori prima della fine della legislatura, nell'ipotesi in cui questa vada alla sua scadenza naturale. Se così non fosse, il lavoro svolto sarà utilizzato dalla commissione ricostituibile dopo le elezioni. La seconda ombra riguarda il tentativo (che di sicuro sarà posto in essere soprattutto dai grillini) di trasformarla in luogo di sputtanamento del sistema e di acquisizione di consensi elettorali. Si tratta di un rischio nei confronti del quale non c'è riparo: ci sarebbe se il Parlamento fosse l'alta sede istituzionale che i padri costituenti immaginarono, quand'invece s'è trasformato in luogo di volgarità e di disgregazione nazionale.

Questa prospettiva avrebbe dovuto dissuadere i proponenti dall'insistere nell'approvare la legge?

La mia risposta è assolutamente no. Nonostante i rischi (la certezza) di utilizzazione demagogica dell'occasione, si tratta di un'opportunità di fare chiarezza cui non possiamo rinunciare, visto lo stato del Paese e, appunto, delle sue istituzioni. La ricerca della chiarezza e della verità è un valore da perseguire, ben sapendo che le situazioni vanno esposte nei loro termini reali, ancorché crudi e compromettenti per qualcuno. Seguendo questa linea retta la Repubblica può dimostrare agli italiani il permanente valore della democrazia e delle sue tutele di cui il Parlamento, non altri, è il custode principale.





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