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di Jorge Valero | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

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Commissione Ue vuole da Volkswagen approccio diverso su Dieselgate

27/09/2017 12:40

Il Commissario Ue, Elzbieta Bienkowska, parla della responsabilità dei produttori auto sullo scandalo Dieselgate, del futuro dell'industria automobilistica e della sharing economy.

Sono passati due anni dallo scoppio dello scandalo Dieselgate. Negli Stati Uniti, Volkswagen ha pagato più di 20 miliardi di dollari di compensazione, ma in Europa l'azienda ha offerto solo correzioni rapide alle vetture. I consumatori europei sono dunque di seconda categoria?

Certamente non lo siamo. In Commissione stiamo ancora lottando o discutendo, come preferisci, con principalmente con Volkswagen. Capiamo che il quadro giuridico statunitense è diverso non si possono proporre le stesse compensazioni qui in Europa. Ma quello che vogliamo da Volkswagen è un approccio diverso rispetto a quello che abbiamo visto, purtroppo, negli ultimi due anni. Non ti dirò quale compenso vorrei vedere, ma vorrei vedere un po 'di empatia nei confronti dei consumatori europei. Il loro mercato principale è l'Europa, per cui dovrebbero veramente dimostrare ai consumatori europei quanto siano importanti.

Cosa si intende con "più empatia"?

Se paghi più soldi per un'auto perché si suppone che sia più ecologica, ma non lo è, forse la risposta giusta non è solo inviare una lettera che ti informa sul modo di sostituire il dispositivo. Non sto dicendo che tutti i consumatori dovrebbero ricevere rose o cioccolatini. Ma abbiamo aspettato 18 mesi per avere delle risposte da parte dei produttori di auto coinvolti. Tenendo conto che non pagheranno come negli Stati Uniti, quale tipo di compensazione, magari non monetaria, ma in altri termini, potrebbe essere proposta ai consumatori europei? Ci sono stati alcuni segnali, come il prolungamento di alcune garanzie. Ma dopo due anni non abbiamo visto quasi nulla di concreto sul tavolo.

Cosa si può fare per impedire un altro Dieselgate?

Abbiamo bisogno di un forte settore automobilistico europeo. Ma innanzitutto dobbiamo arrivare alla base di ciò che è successo, e questo è quello che stiamo facendo. In secondo luogo, abbiamo bisogno di un nuovo sistema di omologazione per le auto. Quello attuale non funziona. Non abbiamo ancora il nuovo, ma siamo sulla buona strada e speriamo di realizzarlo presto, dopo esserci confrontati con il Parlamento e il Consiglio Ue.

Un'Agenzia europea per monitorare i test sulle auto e il sistema di approvazione dei dispostivi non faceva parte della tua proposta originale, giusto?

Per quanto riguarda l'agenzia, non dico di essere a favore ma non sono così chiusa a questa idea, come invece lo ero l'anno scorso. La ragione è che negli Stati membri esiste un approccio diverso rispetto al modo in cui hanno affrontato la crisi.  A questo punto non so se sia la fine dello scandalo, o troveremo qualcos'altro. E ancora dobbiamo prendere una decisione su cosa fare con le auto che circolano attualmente sulle nostre strade. Abbiamo bisogno degli Stati membri per questo. Sono contraria al divieto sulle automobili diesel nei centri urbani. Ma se gli Stati membri non prenderanno decisioni su come intendono verificare se le auto sono "pulite" o meno e le loro emissioni, certamente potrebbe verificarsi una situazione del genere in alcune città, e questo sarebbe dannoso per i consumatori quando milioni di queste auto saranno sulle nostre strade.

Qual' è il futuro del settore diesel?

Gli Stati membri continuano a ripetere che l'industria automobilistica assicura tanti posti di lavoro e che dobbiamo conservarli. Certamente dobbiamo farlo. Ma se tutti noi, produttori di automobili, Stati membri e anche io stressa, continuiamo ad essere legati a questa tecnologia del passato, il diesel appunto, perderemo la corsa delle auto elettriche e di altre tecnologie pulite. Non sto dicendo che dobbiamo abbandonare la tecnologia a diesel dall'oggi al domani. Ma sicuramente dobbiamo tener presente che, in 15 o 20 anni, le automobili diesel non saranno prodotte. Dobbiamo fare qualcosa per prepararci a ciò che verrà.

Lei è anche responsabile dell'economia collaborativa. Cosa pensa del divieto imposto a Uber a Londra? È la risposta giusta?

La sharing economy non scomparirà. Certamente la soluzione non è quella di imporre divieti. Naturalmente, queste aziende devono essere oneste e pagare le tasse in base al servizio svolto. La questione è se la regolamentazione sia necessaria o meno. In alcuni Paesi, per lo più del nord Europa, il modello di economia di condivisione funziona molto bene. Queste nuove imprese pagano direttamente le tasse. Alla luce della velocità con la quale avvengono i cambiamenti in questo settore, il mondo sarebbe già molto diverso quando la legislazione verrebbe adottata nel giro di tre o quattro anni.Per questo motivo, il nostro approccio qualche mese fa era quello di produrre alcune linee guida. Ma forse così non funzione e abbiamo bisogno della regolamentazione.

Così si avrà una nuova legislazione per la sharing economy?

No, non lo sappiamo ancora. Ma non ci sono segnali positivi sulla regolamentazione dell'economia di condivisione, anche se alcune startup vorrebbero che ci fossero. Non so quale sarà il risultato. Preferirei che gli Stati membri condividessero buone pratiche. Ma in generale, vietare un nuovo modello di business non è la soluzione.

 





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