EurActive.it

Home > News > Confindustria ha il suo Macron

di Antonio Satta - Milano Finanza

Facebook Twitter Linkedin
Confindustria ha il suo Macron

25/05/2017 09:05

Ovazione degli industriali a Calenda, tecnico che rivendica il ruolo politico. Ampia la convergenza con le tesi presentate da Boccia all’Assemblea annuale dell’associazione. Secco il no a elezioni anticipate e ritorno al proporzionale, ma anche al populismo e allo statalismo

Votassero solo gli industriali anche l’Italia avrebbe già il suo Macron, ossia Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico che ieri ha infiammato la platea dell’annuale Assemblea pubblica di Confindustria, superando per numero e intensità gli applausi che la stessa platea ha tributato al presidente Vincenzo Boccia.

Se poi si mettessero insieme le proposte dell’uno e dell’altro ci sarebbe anche già il programma di governo. Entrambi, Boccia e Calenda, hanno infatti rilanciato con forza l’idea d’Europa e il no ad ogni forma di populismo o di statalismo di ritorno. A Beppe Grillo (e a Matteo Salvini) devono essere fischiate le orecchie quando Boccia ha alzato la voce: «Lasciamo a chi s’inventa leader, senza nemmeno avere il senso della storia, di propagandare avventure pericolose che ci porterebbero fuori dall’Europa e dentro fallimenti pubblici e privati», mentre Calenda ha detto che, prima che li bocciasse definitivamente Trump, i trattati di scambio interatlantici erano già stati sabotati da chi in Europa (e anche in Italia) s’inventava invasioni di ogm ed altri pericoli «che nel Ttip non c’erano mai stati».

La convergenza tra Boccia e Calenda è stata fortissima anche a proposito della strategia di Matteo Renzi, alla ricerca di un’intesa qualsiasi sulla legge elettorale, pur di andare presto al voto, anche a settembre. La trattativa in corso tra l’ex premier e Silvio Berlusconi riguardo un sistema alla tedesca (proporzionale con sbarramento al 5%) è vista da Confindustria come il fumo negli occhi. Per vincere la sfida e tornare ad una sana crescita, secondo Boccia, «servono governabilità e stabilità. Per questo non abbiamo mai nascosto la nostra vocazione al maggioritario. Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia. Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo, in un quadro neocorporativo e neo consociativo».

Analogo il giudizio di Calenda. Tra gli applausi ha scandito, infatti, che alle elezioni «bisogna arrivarci nei tempi giusti, evitando l’esercizio provvisorio, dopo aver completato la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e con una legge elettorale che dia, non diciamo la certezza, ma la ragionevole probabilità della formazione di un governo riducendo la frammentazione del sistema politico».

Il ministro dello Sviluppo sì è tolto più di un sassolino dalla scarpa a cominciare dall’etichetta di ministro tecnico che, spesso l’ex premier ha utilizzato per ridurgli spazi d’intervento politico. «Io e Padoan ancora non abbiamo capito che differenza ci sia tra tecnico e politico. Una volta avere della tecnica era una cosa positiva, ora abbiamo capito che può diventare un grave gap».

In ogni caso Calenda è determinato a difendere le sue posizioni che non riflettono «aspettative eccessive o opinioni inopportune. E non penso che per esprimerle occorra prendere una tessera di partito. Lo spazio della discussione pubblica non è riservato ai politici di professione, e non ne sono esclusi né i cittadini né i ministri tecnici, qualsiasi cosa questa qualifica voglia indicare». Ed anche questo passaggio è stato sottolineato da applausi scroscianti. Ed erano in tanti, tra quelli che applaudivano a chiedersi se il ministro non si sia già messo «en Marche».





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154