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di Monica Frassoni | EURACTIV.com

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Contro la deriva lepenista: 4 cose da fare 'insieme'

06/07/2017 08:25

“I duri si vedono quando il gioco si fa duro”, diceva una famosa canzone di Billy Ocean. La sfida delle elezioni nazionali nel 2018 non riguarda solo vincerle o perderle. Ma si tratta di capire come riusciremo a fare in modo che l’Italia sia l’avanguardia di un’Europa diversa. Ecco qualche riflessione su 4 priorità d'azione

Monica Frassoni è co-presidente dell'European Green Party.

Priorità 1

Diventare l'alternativa concreta ed inclusiva alla “cultura lepenista” che avanza in Italia e che non ha bisogno che i partiti populisti vincano le elezioni: le loro idee contaminano direttamente tutto il dibattito politico e mediatico.

Gli eventi di questi giorni e settimane rendono indispensabile la scommessa di ricostruire il fronte dei progressisti. "Progressisti" intesi come coloro che sono determinati a impedire la svolta che non è più solo a destra del mondo politico e mediatico “main-stream” italiano, ma che si sta sempre più delineando come una svolta culturale lepenista che sta contagiando tutti. E, soprattutto, questo approccio non mira a risolvere i problemi, punta solo a raccogliere consenso immediato.

Bisogna impedire che questa scelta diventi irreversibile, approfittando di questo momento di grande subbuglio e andando al di là della definizione identitaria della sinistra. In questo momento insomma, dobbiamo abbandonare l’idea di definire ogni prospettiva di governo facendo riferimento solo al PD. Perché il PD sta perdendo la bussola di sé stesso. Inutile farsi trascinare nel suo vortice; solo un successo chiaro, una capacità di “penetrazione” e contaminazione nell’opinione pubblica e nei media di proposte, soluzioni, donne e uomini “progressisti”, attenti ai valori, ai diritti, alle procedure di partecipazione e democrazia, pro-europei, innovativi, socialmente responsabili e molto “ecologici” potranno marcare anche in Italia la sconfitta del fronte lepenista/grillino.

Sarebbe importante portare contenuti che oggi sono marginali (per esempio scelta concreta di un modello di sviluppo “verde”; pro-Europeismo non ambiguo) e soprattutto cercare compagni di viaggio che per ora non ci sono.

Priorità 2

Organizzare la riscossa della società multi-culturale e multicolore: società aperta vs chiusa.

Applicare le ricette di Salvini non porta soluzioni vere e positive, ma queste sembrano oggi essere in grande vantaggio “culturale”, cosa che sta avendo degli effetti devastanti sulla realtà, sul campo e sulla testa della gente. I risultati delle elezioni, il modo in cui il governo sta affrontando il problema, i media, le ultime mosse di Minniti e le reazioni della destra (“avevamo ragione noi”) dimostrano che ormai la situazione è quella per la quale chi porta un messaggio positivo, sia sulle possibilità di accoglienza che sul modo in cui questa deve essere gestita, viene spazzato via dalla gran cassa mediatica nella quale tutti sono contagiati da parole come emergenza, insostenibilità, pericolo e paura. l’ARCI ci informa che ora anche la soluzione che molti hanno silenziosamente applicato sul territorio, quello dell’accoglienza diffusa, diventa sempre più difficile; i cittadini che si oppongono sono sempre più numerosi e i sindaci hanno difficoltà a gestire anche flussi accettabili; i rari che lo fanno sono poi obbligati a prendere più persone del pattuito, innescando logiche opposizioni: si parla di costruzione di tende, cosa che renderebbe la situazione ancora più visibilmente esplosiva.

Che fare? I contenuti ci sono. Ma forse qualche atto esplicito è utile.

- Spingere per approvare subito la legge sullo Ius Soli, accompagnandola con una vasta campagna e atti “pubblici” visibili; in questo senso il sostegno esplicito e la mobilitazione intorno alla legge di iniziativa popolare “Ero straniero” per eliminare la Bossi-Fini lanciata da Emma Bonino, con il sostegno esplicito di molte associazioni e forze politiche come Possibile e Verdi, è importante.

- Le responsabilità della UE esistono naturalmente. Ma l’Italia invece di avvalorare l’ipotesi dell’invasione e dell’impotenza, deve pretendere che la UE faccia immediatamente tre cose: attivi la direttiva di protezione temporanea, che permette di accogliere e redistribuire un numero rilevante di persone in una situazione di emergenza; favorisca corridoi umanitari e magari apra alla possibilità di cooperazione diretta fra città e regioni che in tutta Europa si sono manifestati per accoglienza e apertura mettendo, come nel caso di Barcellona e Madrid centinaia di migliaia di euro a disposizione per l’accoglienza, ma che rimangono bloccati per il rifiuto dei governi nazionali; intervenga in modo più deciso che una semplice procedura di infrazione sugli stati recalcitranti, anche bloccando i fondi. È su questi temi precisi, concreti e che contribuirebbero a ridurre l’impressione dell’invasione e della solitudine dell’Italia che l’Europa si deve muovere. Cosi, l’Italia avrebbe tutto il diritto di attivare strumenti anche duri per svegliare i partners ormai assuefatti ai diktat di Orban, ma poco inclini a soluzioni più costruttive.

- E’ indispensabile dare voce alle tante esperienza positive perché sono quelle che davvero risolvono i problemi: questo significa non soltanto metterle in vista in convegni e riunioni, ma renderli veri e propri protagonisti di reti e iniziative che fanno parte di una proposta politica profondamente alternativa che prova sul campo che rincorrere Salvini renderà la situazione ancora peggiore.

Priorità 3:

Prendere sul serio la lotta ai cambiamenti climatici: Green New deal “senza se e senza ma”.

In generale, la trasformazione “ecologica” del nostro modello economico verso meno sprechi e meno fossili pare un elemento di accordo acquisito nel discorso dei “progressisti”. Ma in realtà, molti ritengono ancora che con questi temi non si vincono le elezioni. Errore. I 6 milioni di italiani sottoposti alla pressione di un inquinamento grave, quelli che vivono ogni giorno la contraddizione fra un lavoro e la salute, che soffrono per la mancanza di servizi adeguati di mobilità, di qualità delle loro case e dell’ambiente, che si oppongono allo scempio del loro ambiente sono invece moltissimi e interessati a soluzioni reali e concrete, che esistono. Sono questi italiani e italiane da riconquistare a idee e proposte positive e da non abbandonare solo alla protesta localistica o al velleitarismo senza soluzioni del 5Stelle.

Essere a favore del “Green New deal” implica essere pronti a dure, specifiche battaglie contro poteri forti che sono state abbandonate dal PD, ma spesso anche dalle coalizioni di centro-sinistra al governo locale e regionale: per esempio, ridefinire il concetto di “concorrenza” secondo criteri di qualità e risparmio delle risorse; la fine della persistente servitù ai vari poteri economici speculativi, che hanno bloccato la crescita dell’Italia ben più che i problemi legati al costo del lavoro, dai concessionari parassiti, alle corporazioni, ai fautori delle grandi opere pubbliche inutili e mangiasoldi, dagli ex monopolisti energetici abbarbicati a vecchi privilegi, che continuano ad alimentare il mito di rinnovabili ed efficienza come scelte marginali e costose, a quei gruppi industriali energivori che non si rendono conto che anche per loro la competitività passa attraverso investimenti nelle risorse umane e nell’innovazione verde, come ben dimostra l’ultimo rapporto Green Italia della Fondazione Symbola. E implica anche parlare e trovare convergenze ed alleanze con il mondo produttivo e con le città spesso piccole che ha fatto la scelta della sostenibilità e del “disinvestimento” dai fossili e puntano su prodotti di qualità. Spesso, sono questi amministratori, imprenditori e lavoratori che producono nuova occupazione e attività economiche innovative: e che spesso si lamentano di non avere più alcun reale referente politico.

Priorità 4

Il futuro della UE e il ruolo dell’Italia: la battaglia sulla nuova Europa come strumento di conquista del consenso.

Spesso quando ci si chiede che “Europa” si vuole la risposta è vaga. Invece bisogna essere precisi. Non basta essere nella foto con Merkel e Macron, anche perché entrambi hanno un’idea ben diversa dalla nostra su come l’Europa debba essere riformata. Bisogna sapere costruire alleanze e ottenere risultati, avendo bene chiaro in testa nella UE sono i rapporti di forza che contano, solo quelli purtroppo.

Ovunque in Europa ci sono nuove iniziative e gruppi che si formano a partire da un’idea positiva di Europa democratica e aperta: dobbiamo “esserci”, evitando magari di farsi prendere dall’infatuazione della vecchia sinistra un po’ nazionalista che ha in Corbyn (che ha appena escluso tre MP perché hanno votato a favore di UK nel mercato interno) e in Melenchon due rappresentanti oggi molto di moda.

Francia e Germania non sono mai state sufficienti a spingere il processo di integrazione europea, anche se entrambe (a tutti i livelli o quasi) pensano di esserlo. Se non c’è l’Italia, con idee e proposte chiare, ma anche gli iberici e il Benelux, se non c’è una vera alleanza tra le istituzioni europee e i paesi e popoli più avanzati, non sarà possibile rilanciare un bel nulla; in ogni caso sarà molto difficile resistere alla spinta negativa dei governi dei 4 di Visegrad, (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia), che lavorano attivamente ed efficacemente alla loro “contro-rivoluzione” illiberale e nazionalista; e dei governi ideologicamente “austeri” che tengono da anni l’Europa nella loro morsa di devastante rigore, che non ha fatto altro che peggiorare ineguaglianze e crisi economica e la legittimità dell’intero progetto. È importante notare che anche se Le Pen o Wilders o Hofer non vincono, non è per questo detto che i loro contenuti non abbiano permeato profondamente anche quei paesi. Macron fa respingere 100 migranti a Ventimiglia, gli olandesi ancora non hanno governo, gli austriaci vanno al voto in ottobre e la prospettiva della vittoria della destra è forte. Il caos della Brexit o l’apparente ritorno di fiamma di fiducia della UE non ci devono assolutamente ingannare: non è tempo di rilassarsi. L’Italia deve rimanere dalla parte di una UE forte e democratica, ma sulla base di contenuti precisi e strumenti di intervento efficaci.

I contenuti prioritari da articolare sono: cambio radicale di direzione della politica economica della UE verso priorità di riduzione delle ineguaglianze; revisione delle priorità della politica di accoglienza ed emigrazione; ridefinizione delle priorità di investimento e spesa europea verso occupazione e crescita “verde”, educazione, cura della persona e delle città; valorizzazione della dimensione della cultura e dell’ambiente come strumenti indispensabili di lotta all’emarginazione, alla discriminazione e al declino morale ed economico; rilancio dell’iniziativa sulla costituzione europea e liste trasnazionali alle prossime elezioni europee; Solo cosi un’idea diversa dell’Italia e della UE avrà delle chances di vincere.





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