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di Georgi Gotev | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Corte conti: Bulgaria e Romania non erano pronte per l'Ue

13/09/2016 17:44

La Corte dei conti europea (ECA) ha rivelato ieri (12 settembre) di essersi opposta in passato all'adesione all'Unione europea di Romania e Bulgaria

La Corte dei conti europea (ECA) ha rivelato la propria opposizione ai tempi dell'adesione di Romania e Bulgaria all'Unione europea. È quanto hanno ricordato i revisori europei in un rapporto pubblicato lunedì 12 settembre in cui si sottolinea l’importanza di evitare situazioni simili nel futuro allargamento regionale dell'Ue. Istvan Szabolcs Fazakas, membro della Corte, ha fatto riferimento alla sua esperienza in qualità di Presidente della Commissione del Parlamento europeo per il controllo del bilancio nel 2006, quando la Bulgaria e la Romania erano vicine all'adesione.

Secondo Fazakas il rapporto della Corte ai tempi faceva riferimento alla necessità di maggiore preparazione da parte dei due paesi affinché i finanziamenti europei fossero usati in modo adeguato. In qualità di presidente dell'importante commissione, l'allora parlamentare aveva consultato il Commissario per l'allargamento, Olli Rehn, che però gli aveva risposto che fosse troppo tardi per intervenire. "Ho le mani legate, la decisione di far entrare Bulgaria e Romania è stata già presa dagli stati membri su raccomandazione della Commissione europea", avrebbe affermato Rehn.

Una pressione simile, a parere di Fazakas, ci sarebbe stata anche con l'adesione della Croazia nel 2013. Al momento, invece, il  presidente  della Commissione, Jean -Claude Juncker, ha assicurato che non ci saranno nuovi menbri fino alla fine del suo mandato nel 2020. In futuro, comunque, la Corte, per evitare gli errori del passato, farà in modo di presentare simili relazioni due anni prima della data prefissata dalla Commissione per l'entrata di nuovi paesi.

L'esecutivo europeo è stata inizialmente sorpreso dall’iniziativa dei revisori ma la Corte ha spiegato che intendeva capire come i 5,1 miliardi di euro per il supporto all'accesso all’Ue fossero stati spesi tra il 2007 e il 2014 e quali lezioni trarre in futuro. In effetti l’audit ha rilevato, in alcuni paesi, una debole capacità amministrativa e una scarsa volontà politica di riforma. L’ECA ha quindi suggerito di ridurre i finanziamenti, ed eventualmente bloccarli, per incoraggiare le autorità di Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia a conformasi alle regole stabilite con le istituzioni europee. 

L'indagine ha, infatti, messo in luce come relativamente pochi finanziamenti siano stati destinati a riforme giudiziarie, libertà dei media o misure per contrastare la corruzione e la criminalità organizzata. Questo mentre in Albania un progetto di lotta alla corruzione, finanziato dall'Ue, non ha avuto abbastanza fondi e personale indipendente dall'influenza del governo. Sarebbero stati stanziati al contrario più fondi per progetti di infrastruttura piuttosto che programmi per il rispetto del diritto. L’organizzazione contro la corruzione, Transparency International, colloca l'Albania e il Kosovo, rispettivamente all’88° e al 103° posto nell’indice annuale di percezione della corruzione globale. "È meglio costruire un ponte, una strada o un asilo con una scritta che attesta la sponsorizzazione da parte dell’Europa. Spesso l’obiettivo è solo ottenere risultati visibili", ha aggiunto ancora l’ex eurodeputato ungherese.

Fazakas ha quindi suggerito che il dialogo politico con l'Ue dovrebbe concentrarsi sulla riforma del sistema giudiziario in modo che i paesi dei Balcani occidentali non siano ancora vittima della corruzione e della criminalità organizzata al momento della loro adesione al blocco europeo. 

Attualmente i negoziati per l’entrata nell’Unione sono già iniziati con la Serbia e il Montenegro mentre sono ancora fermi per l'Albania e la Macedonia. A Bosnia e Kosovo, invece, è stata offerta la prospettiva di adesione quando saranno pronti.





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