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di Mf-DowJones News

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Corte Ue: per Uber obbligo di licenze come taxi e NCC

11/05/2017 15:27

L'azienda statunitense dovrà sottostare alle stesse regole ed agli stessi obblighi validi per taxi e noleggiatori con conducente (NCC). E' questa la conclusione dell'avvocato generale della Corte Europea di giustizia, Maciej Szpunar, in merito a un ricorso presentato dall'associazione dei taxisti contro Uber in Spagna

In particolare, "la piattaforma elettronica Uber, pur rappresentando un'idea innovativa, rientra nel settore dei trasporti, con la conseguenza che Uber può essere obbligata a possedere le licenze e le autorizzazioni richieste dal diritto nazionale per i taxi", afferma Szpunar.

L'avvocato generale sostiene inoltre che benché competa al giudice nazionale accertare e valutare i fatti, Uber è un servizio misto, dal momento che una parte di esso è erogata per via elettronica, mentre l'altra con modalità diverse. Inoltre, nell'ambito del servizio misto offerto dalla piattaforma Uber, è indubbiamente il trasporto (e quindi il servizio fornito non per via elettronica) a rappresentare la prestazione principale che attribuisce al servizio misto il suo significato economico.

Szpunar conclude che la prestazione di messa in contatto del passeggero con il conducente, fornita per via elettronica, non è né autonoma né principale rispetto alla prestazione di trasporto. Il servizio offerto da Uber non potrebbe pertanto essere qualificato come "servizio della società dell'informazione".

Si tratta piuttosto dell'organizzazione e della gestione di un sistema completo di trasporto urbano a richiesta. Peraltro, Uber non offre un servizio di car-pooling, in quanto la destinazione è scelta dai passeggeri e i conducenti percepiscono un corrispettivo che supera ampiamente il semplice rimborso delle spese sostenute.

Tenuto conto del fatto che la prestazione di trasporto costituisce, dal punto di vista economico, l'elemento principale, mentre il servizio di messa in contatto dei passeggeri con i conducenti mediante l'applicazione per smartphone è un elemento secondario, l'avvocato generale propone alla Corte di rispondere che il servizio offerto dalla piattaforma Uber deve essere qualificato come "servizio nel settore dei trasporti".

Da tale interpretazione consegue che l'attività di Uber non è retta dal principio della libera prestazione dei servizi nell'ambito dei "servizi della società dell'informazione" e che è pertanto soggetta alle condizioni per l'ammissione dei vettori non residenti ai trasporti nazionali negli Stati membri come il possesso delle licenze e delle autorizzazioni. Conftrasporto plaude al pronunciamento della Corte Ue su Uber, confermando quanto dice da tempo il presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, Paolo Uggè. "Il pronunciamento dell'avvocato Szpunar rafforza le nostre convinzioni.

L'attivitá offerta da Uber via 'app' viene effettuata in abuso della professione e crea un regime di concorrenza sleale. L'opinione dell'avvocato Szpunar non è vincolante per la successiva sentenza della Corte di Lussemburgo, ma pone un problema reale e apre la strada perchè gli Stati membri possano imporre l'obbligo di licenze e autorizzazioni come per i taxi e gli ncc. Uber chieda le autorizzazioni e assuma il personale, così sará in regola. Ora ci aspettiamo che anche l'Italia condivida e concretizzi queste conclusioni", ha concluso. Dopo il parere dell'avvocato generale della Corte Ue, i sindacati di categoria ora si aspettano che queste stesse conclusioni valgano anche in Italia.

Per il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, "nulla vieterebbe all'Italia di rinnovare una vecchia legge fatta senza tener conto dell'esistenza della sharing economy e delle app e di regolamentare diversamente un nuovo e specifico segmento del mercato della mobilità urbana non di linea".





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