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di Gianfranco Morra

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Cos'ha di nuovo questo Macron?

02/06/2017 12:05

Si oppone anche al sinistrismo statalista e paternalista. Rifiuta l'ideologia del risentimento che, anziché arricchire i poveri, punisce i ricchi.

Chi voglia capire le ragioni del successo tanto inatteso e inaudito di Emmanuel Macron ha due strumenti per farlo. Anzitutto il suo programma («Ciò che sono. Ciò in cui credo. Ciò che siamo»): Révolution, uscito all'inizio della campagna elettorale nel novembre scorso, ha venduto in Francia 150 mila copie, ma ora esce in pocket, a 5 euro (tr. it. presso La nave di Teseo, pp. 238, euro 15). L'altro è un breve, ma vivacissimo ritratto: Macron. La rivoluzione liberale francese (Marsilio, pp. 160, euro 12). Ne è autore Mauro Zanon, corrispondente del Foglio da Parigi: lontano dal duplice pericolo degli instant book (denigrazione e gossip) ci offre un documentatissimo ritratto della attività politica di Macron, dagli anni di apprendistato con Attali e del ministero dell'Economia con Valls sino alla corsa alla presidenza. La confessione di Macron e la biografia di Zanon consentono di riassumere in dieci punti la personalità e il programma del più giovane presidente d'Europa.

1. La preparazione culturale non è solo sicura, ma anche estesa. Chi lo considera un burocrate (Ena, ispettore delle finanze, funzionario di banca), dimentica che studiò filosofia con Paul Ricoeur, di quel gruppo «Esprit» (Mounier) che combatteva totalitarismo comunista e liberismo selvaggio. Egli è convinto che la filosofia sia necessaria al politico. Consapevole della crisi di tutte le ideologie è convinto che non se ne può fare a meno: «Sono costruzioni intellettuali che illuminano dando un senso alla realtà e una direzione all'azione».

2. Ma quale ideologia? Egli si dichiara «liberale», ma aggiunge: «Il liberalismo è di sinistra». Ma che tipo di sinistra? Non certo quella del giacobinismo, purtroppo mai morto nella gauche francese; né quello del marxismo, questa ideologia del risentimento, che fa leggi non per arricchire i poveri, ma per punire i ricchi. «Una sinistra del risentimento che non si richiama tanto alla fratellanza, alla solidarietà, alla felicità del più grande numero possibile di cittadini, ma preferisce sbattere i ricchi in galera, metterli alla gogna, nei campi di concentramento e di rieducazione».

3. L'innesto liberale consente al socialismo di lasciarsi alle spalle il sinistrismo statalista e paternalista, se non proprio totalitario, e di assumere tratti europeisti e pragmatici. Sinistra, per lui, significa autonomia e merito, iniziativa e responsabilità, tutte cose rese impossibili dal disastro di quello Stato assistenziale, che è del tutto insostenibile nel momento attuale. Niente più Keynes e ancor meno la «ribollita» di Piketty, ma una convergenza tra economia di mercato e difesa dei poveri. Più lavoro e meno assistenzialismo: una eguaglianza di opportunità piuttosto che di condizioni.

4. Il suo progetto economico si basa su cinque idee-chiave: «la principale fonte d'ingiustizia sociale non è lo scarto di reddito tra ricchi e poveri, bensì il consolidamento delle rendite a discapito dei talenti; non sono le nazionalizzazioni che ridurranno le diseguaglianze, ma la generalizzazione della concorrenza; l'inflazione va bandita perché sfocia in retribuzioni inique di reddito senza garantire la piena occupazione; la politica di bilancio deve rendere la tassazione un regolatore congiunturale e la spesa pubblica un mezzo per migliorare le condizioni di vita dei più poveri; l'accettabilità di ogni politica di riforme si basa su un messaggio realista e onesto combinato a un vero entusiasmo nella sua attuazione» (Zanon, p. 62).

5. Princìpi che ha cercato di applicare: liberalizzazione delle professioni, degli orari di apertura dei negozi, privatizzazione almeno parziale anche negli enti di Stato, aumento delle ore di lavoro, lotta contro le rendite di posizione e i corporativismi.

Macron è stato favorevole ai taxi Uber e contrario alla «supertassa contro i ricchi» di Hollande, che riuscì a far cancellare.

6. Nelle elezioni presidenziali i francesi hanno punito i partiti tradizionali, nessuno dei quali ha partecipato al secondo turno. Contro la Le Pen, che aveva costruito la sua fortuna sulla paura dei migranti e del terrorismo, la posta in soglio era l'Europa: fuori o dentro? I francesi hanno risposto: «Non fuori, ma neanche dentro una Europa così com'è».

Macron è un europeista convinto, ma non si nasconde i disastri dell'Unione europea. La Francia votò No alla Costituzione europea nel 2005, «ma la gente non vuole meno Europa, vuole un'Europa che funzioni». Occorre rifondarla, chi non lo fa contribuisce al suo smantellamento: «Dobbiamo scegliere: o rifondatori o becchini».

7. Macron non sottovaluta la grave crisi che ha investito tutto l'Occidente. Essa non è solo una crisi economica e politica, ma epocale: «La globalizzazione, il digitale, le crescenti diseguaglianze, il pericolo climatico, i conflitti geopolitici e il terrorismo, lo sfaldamento dell'Europa, la crisi delle democrazie occidentali, il dubbio che si insinua ogni giorno di più all'interno della nostra società: sono questi i sintomi di un mondo soggetto a un radicale cambiamento».

8. Se la crisi è epocale, anche le riforme debbono esserlo. Ecco perché i partiti non bastano. Egli sa bene che, siano di sinistra o di destra, fanno solo del «bovarismo parlamentare»: «Alcuni pensano che il gioco dell'alternanza politica basterà a darci un po' di respiro. Dopo la sinistra, la destra. Le stesse facce e gli stessi uomini oramai da tanti anni».

9. Non è possibile uscire dalla crisi con gli uomini e i metodi del passato. Anche la politica deve essere «uberizzata». Egli fu iscritto per breve tempo al Partito Socialista, ma si accorse che il problema vero non era quello di scegliere un partito, ma di creare un nuovo modo di fare politica oltre i partiti.

10. Ciò che Macron propone è il superamento del vecchio schema sinistra-destra: «La sfida è rompere il sistema che è stato incapace di rispondere ai problemi degli ultimi trent'anni». Il suo En Marche! non è un partito, ma un movimento, privo di quote associative. Esso permette una doppia adesione, al movimento e al partito. Non è contro, ma oltre i partiti. Infatti, appena eletto presidente, ha chiamato come collaboratori uomini di diversi partiti, liberali, gaullisti, socialisti. Anche se ciò potrà creargli dei problemi.

Senza dubbio il progetto di Macron si può anche chiamare rivoluzione in un Paese fortemente statalista e dirigista come la Francia, dopo un decennio di stasi e degradazioni, disoccupazione e proteste, scandali giudiziari e stragi terroriste. Si tratta di un mutamento radicale che è solo agli inizi e nessuno sa come andrà a finire. Ma restano vere le parole con cui Zanon chiude il libro: «Macron sa che il suo è il vero appuntamento con la storia».





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