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di Samuel Morgan, traduzione di Barbara Pianese

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Critiche alle certificazioni Ue dei biocarburanti

22/07/2016 18:20

La Corte dei conti ha evidenziato come le debolezze del sistema di certificazione dei biocarburanti sostenibili potrebbero nuocere al raggiungimento dei valori-obiettivo Ue per il 2020 in materia di energia rinnovabile nei trasporti

In un rapporto pubblicato giovedì (21 luglio), la Corte dei Conti Ue ha constatato che la Commissione non ha previsto l’obbligo che i sistemi volontari verifichino che la produzione di biocarburante non comporti conflitti inerenti a proprietà fondiaria, a lavoro forzato/minorile o pericoli per la salute e la sicurezza.

Questione più complessa è l’impatto sulla sostenibilità dei biocarburanti del cambiamento della destinazione d’uso dei terreni. Infatti i biocarburanti di prima generazione sono combustibili ottenuti dalle biomasse (grano, mais, bietola, canna da zucchero, etc.) che spesso comportano l’impiego di colture alimentari per la loro produzione. La Corte è consapevole che una valutazione in merito presenti difficoltà tecniche, ma ritiene che in assenza di queste informazioni la rilevanza del sistema di certificazione risulta indebolita.

Inoltre gli Stati membri sono responsabili dell’affidabilità delle proprie statistiche sui biocarburanti sostenibili, che valgono per il conseguimento del valore-obiettivo del 10% dell’energia nei trasporti. Secondo la Corte, tuttavia, queste statistiche potrebbero essere sovrastimate, dal momento che gli Stati membri potrebbero conteggiare biocarburanti la cui sostenibilità non è stata verificata. Vi sono stati problemi anche in merito alla comparabilità dei dati. Infine, l’Istituto ha chiesto alle istituzioni europee di raccogliere prove materiali dalle autorità dei paesi membri rispetto ai dati raccolti.  

L’audit della Corte è stato portato avanti tra maggio e novembre dello scorso anno, in contemporanea con la grande incertezza che da maggio vige nel settore dei biocarburanti dopo che è stato annunciato che il target di energia rinnovabile relativo al settore dei trasporti non sarebbe stato previsto nella nuova normativa.

Nella sua comunicazione pubblicata mercoledì (20 luglio), la Commissione europea ha comunque reiterato la propria visione rispetto al ruolo limitato che hanno i biocarburanti nella decarbonanizzazione del settore dei trasporti. Allo stesso tempo, secondo la Corte, l’esecutivo sarebbe stato incapace di indicare il completo abbandono dei biocombustili di prima generazione come obiettivo, facendo semplicemente riferimento alla loro “possibile e graduale sostituzione”. La Commissaria Ue ai trasporti, Violeta Buld, ha specificato che l’esecutivo intende effettuare un passaggio graduale per dare il tempo a tecnologie più avanzate di essere disponibili sul mercato.

L’industria del settore, inoltre, sostiene che legislazioni troppo restrittive relative ai carburanti potrebbero dissuadere le aziende ad investire in combustibili di secondo e terza generazione, più sostenibili a livello ambientale. Ma l’organizzazione non governativa Transport and Environment ha, invece, criticato l’esecutivo per non aver preso una posizione chiara, parlando addirittura di “fallimento di policy”.

Il piano della Commissione è stato comunque accolto con favore dall’European Waste-to-Advanced Biofuels Association (EWABA), che ha particolarmente apprezzato la previsione di Bruxelles di incentivi per quei biocarburanti che non comportano sottrazione di terreno agricolo alla produzione alimentare.





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