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di Alina Mungiu-Pippidi - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Da Ankara a Parigi: una settimana fatidica per l'Europa

18/04/2017 15:27

Secondo Alina Mungiu-Pippidi, professoressa di studi sulla democrazia alla Berlin’s Hertie School of Governance, il soggetto messo maggiormente a rischio dall'esito delle elezioni francesi è l'Unione europea

Mai prima d'ora l'Ue era arrivata così vicina al disastro come è accaduto in questi ultimi giorni. Ed anche se venisse evitato il peggio nelle elezioni presidenziali francesi di domenica prossima, l'Unione europea ne uscirà comunque ridimensionata e sarà chiamata ad un cambiamento.

La situazione è molto delicata, tanto che quando il leader ungherese, Viktor Orbán, ha dichiarato che l'Ungheria non è un'isola come il Regno Unito e non lascerà l'Unione europea, tale posizione è stata percepita come una buona notizia.

In realtà, Bruxelles già la scorsa settimana aveva tacitamente dato carta bianca ad Orbán per mettere a tacere l'opposizione, non intervenendo nè condannando la chiusura forzata della Central European University di Budapest; il tutto in cambio di una tiepida dichiarazione di sostegno. 

Siamo arrivati al punto in cui l'Unione europea ha più paura della disapprovazione ungherese di quanta il Governo di Budapest ne abbia dell'Ue.

Situazione analoga, anche se in maniera minore, è quello che sta avvenendo in Turchia, dove il presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha notevolmente ampliato i propri poteri attraverso un referendum.

Orbán ed Erdogan hanno molte cose in comune, dalla sintesi del nazionalismo e del populismo in ideologie totalizzanti, all'uso sapiente degli strumenti statali per ottenere il controllo di economia e società in un modo senza precedenti.

Erdogan ha gettato le basi negli anni per il recente referendum, e per un altro sulla pena di morte, eliminando le possibilità di controlli da altre istituzioni statali.

Se se si guarda indietro, osservando il percorso dei rapporti dell'Ue con la Turchia, sono diverse le riflessioni che sorgono su quanto sia accaduto negli anni. Ci troviamo di fronte alla realizzazione di un progetto politico-costituzionale eversivo, ad un colpo di stato ed alla sostituzione di una società borghese, laica e formata da un'élite urbana con una di tipo provinciale ed islamista, che sta annientando lo stato di diritto.

Con una visione più acuta, forse l'opposizione democratico-laica in Turchia avrebbe potuto essere guidata al successo su un percorso politico più vicino all'Ue negli anni scorsi, ma ora è troppo tardi. La democrazia turca sta scivolando via, e con essa, il mito del potere di trasformazione che l'Unione europea avrebbe sui Paesi candidati a farne parte.

La situazione francese è in un momento in cui il peggio può essere ancora essere evitato. Ma non c'è quasi nessuno dotato della lungimiranza e del coraggio di agire.

I sondaggisti non si azzardano nemmeno a proiettare un secondo turno tra i due principali candidati anti-Ue, Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, anche se la possibilità che questo accada sono maggiori di giorno in giorno.

In Francia le preferenze anti-Unione europea sono arrivate al 43%, e non va dimenticato che a Parigi l'Ue è stata spesso a rischio durante gli ultimi venticinque anni; prima con un referendum sul Trattato di Maastricht nel 1992 che ha raggiunto solo il 51% dei consensi, e poi con un referendum sulla Costituzione europea nel 2005, sonoramente bocciata con il 55% di voti contrari.

Anche l'Unione europea si può definire un candidato delle prossime elezioni francesi, ed a quanto pare è anche quello più a rischio.

Il vero e proprio disastro sarebbe rappresentato da un secondo turno con un ballottaggio tra Mélenchon e Le Pen, ma questo potrebbe essere ancora evitato se il candidato di centro-destra François Fillon si ritirasse e l'opzione centrista, Emmanuel Macron, fosse adottata subito, non dopo un secondo turno rischioso.

Un esempio è quanto accaduto nel caso di Hillary Clinton e Donald Trump, in cui quest'ultimo, basandosi sul malumore del popolo ha raccolto consensi raggiungendo la vittoria. Ci sono ancora persone che non capiscono che i populisti vincono giocando su un sentimento anti-élite autentico e non senza fondamento?

Un sondaggio condotto dal Pew dopo la Brexit ha rivelato che solo il 38% dei francesi sostiene ancora il progetto europeo, mentre oltre il 60% non crede più in Bruxelles.

I politici di destra che hanno sostenuto finora Fillon dovrebbero schierarsi immediatamente con Macron. Se solo avessero degli analisti decenti avrebbero visto nei sondaggi delle ultime settimane il terribile rischio a cui stanno esponendo l'Europa. Anche se Fillon riuscisse ad accedere al secondo turno con Le Pen, potrebbero la Francia e l'Europa essere salvate da un uomo che indossa abiti pagati da un altro, vive in un castello che non può permettersi e sostiene incontri d'affari con Vladimir Putin? Un uomo che ha varcato il confine tra pubblico e privato, mettendo la sua famiglia sul libro paga pubblico (che è illegale in altri paesi Ue), senza mostrare alcun rimorso?

Le vecchie élite politiche francesi, a cui tali pratiche erano tutt'altro che sconosciute, sembrano aver perso il loro istinto di sopravvivenza se, in un nuovo assetto comunitario circondato da predatori, mettono in pericolo loro stesse e l'intera Unione europea.





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