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di Miryam Magro MF-Dow Jones

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Da un conflitto in Corea del Nord tutti hanno da perdere

04/09/2017 17:25

Per Lorenzo Mariani, ricercatore esperto di Cina e Corea del Nord presso l'Istituto Affari Internazionali di Roma, la questione non è chi uscirebbe vincitore da uno scontro diretto, ma il costo in termini politici e di vite umane.

Qual'è la situazione attuale in Corea del Nord e come è diventata una minaccia per la sicurezza globale?

Nell'ultimo anno la Corea del Nord è uscita da una situazione di stagnazione economica risalente agli anni settanta e, attraverso una strategia parallela, è riuscita a concentrare gli sforzi dello Stato dagli investimenti per le dotazioni militari convenzionali ai fondi per un nuovo programma nucleare. Infatti negli ultimi quattro dei sei test effettuati da Pyongyang si è assistito ad un crescendo di risultati sempre migliori. La Corea del Nord ha acquisito le capacitá tecnologiche necessarie per produrre in maniera quasi industriale questo genere di armi ed è riuscita a migliorarsi sul piano tecnologico. Questo rappresenta un fattore di grande rilevanza strategica perchè in questo modo il Paese si è dotato di quegli strumenti militari che riescono a garantire un sistema efficace di deterrenza. Il grande potenziale dell'armamento nordcoreano sta nel fatto di essere una garanzia contro un possibile attacco da parte degli Stati uniti. Negli ultimi anni, Pyongyang ha imparato dall'esperienza del regime di Saddam Hussein in Iraq e di Múammar Gheddafi in Libia, che l'ingerenza esterna può essere la prima causa per la caduta di un regime, ed è quindi fondamentale avere uno strumento che la impedisca. Il nucleare è dunque la chiave per la salvezza del regime.

Quali sono dunque i possibili scenari ai quali potremmo assistere?

La Corea del Nord è come un vaso di Pandora che, una volta aperto, va gestito, con tutto ciò che ne consegue. Un attacco preventivo contro Pyongyang è uno scenario molto difficile da riuscire a prevederne le sorti, perchè prima bisognerebbe avere la certezza di riuscire a colpire e ad eliminare tutte le postazioni di lancio di missili mobili di cui il Paese è fornito, evitando una risposta nord-coreana che implicherebbe lancio di missili da basi non individuate e quindi ancora in funzione. Per quanto riguarda invece la Zona demilitarizzata coreana, sul trentottesimo parallelo, l'artiglieria posta in quella zona terrebbe sotto scacco Seul, piú suscettibile alle armi convenzionali e impossibile da proteggere in caso di attacco. Inoltre, in Corea del Sud vivono circa 500.000 cittadini americani che verrebbero coinvolti in caso di attacco da parte degli Stati Uniti, ai quali servirebbe comunque il consenso di Seul e Tokio prima di agire. L'eventuale crollo del regime di Kim Jong-un, causerebbe inoltre un problema in termini di emergenza umanitaria di cui nessun Paese vorrebbe prendersi l'onere. Considerata la disparitá delle armi fra Corea del Nord e Stati Uniti, la questione non è chi uscirebbe vincitore da uno scontro diretto ma a quanto ammonterebbe il costo di un conflitto, in termini politici e di vite umane, non solo strategici. Da un conflitto militare
hanno tutti da perdere.

Come si presenta invece lo scenario in caso di risoluzione
diplomatica?

Anche lo scenario diplomatico presenta un costo alto, in particolare per gli Stati Uniti, che dovrebbero riconoscere la Corea del nord come una potenza nucleare. Allo stato attuale delle cose, è impossibile chiedere a Pyongyang di interrompere il suo programma dopo tutti gli investimenti fatti dal Governo nell'ultimo anno. Tuttavia, anche in caso di negoziazione, Kim Jong-un non cederá facilmente, perche sa che il nucleare è la chiave per la salvezza del regime.

Come si pone in questo contesto la Cina, che da un lato contesta fortemente i test nord-coreani e dall'altra continua ad essere un importante partner economico e commerciale del Paese?

La Cina è ancora legata alla Corea del Nord dall'accordo di mutua assistenza del 1961. Pechino avrebbe tutta l'interesse a denuclearizzare Pyongyang, in quanto causa instabilitá nella zona e porta lo sguardo degli Stati Uniti sull'area, a danno degli interessi cinesi. Allo stesso tempo, la Cina non vuole il collasso del regime, che fa da cuscinetto fra Pechino e Washington ed evita il contatto fra le due potenze in diverse zone di attrito. Senza Pyongyang, gli Usa sarebbero piú vicini alla Cina.

Dal punto di vista economico, perchè i mercati sembrano non avere una reazione alle continue minacce della Corea del Nord?

Proprio perchè sono continue. Gli shock sui mercati avvengono al verificarsi di un evento inatteso, mentre quella della Corea del Nord sembra essere diventata quasi una questione abitudinaria, nonostante nelle ultime settimane l'asticella si sia alzata. Anche nel caso di prossimi test in futuro, non credo che il mercato si lascerá sconvolgere. Ciò avverrebbe soltanto nel caso di un incidente missilistico, un'esercitazione andata male. Un episodio involontario e incidentale insomma, che rappresenterebbe quella variabile inaspettata che coglierebbe i mercati di sorpresa.





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