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di Luigi Chiarello - ItaliaOggi

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Dazi Usa sui cibi italiani

14/06/2017 08:56

In due report la strategia di Washington per affossare Dop e Igp europee. Per Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura dell'Europarlamento e presidente di Qualivita, Trump vuole bloccare la qualità Ue

Dopo aver affossato il trattato di libero scambio Europa-Usa (Ttip), «gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi sui prodotti agroalimentari italiani ed europei»: la denuncia arriva da Paolo De Castro, vicepresidente della commissione agricoltura dell'Europarlamento e presidente del comitato scientifico della fondazione Qualivita, che si occupa di valorizzare le produzioni di qualità. Universo che, per la sola Italia, rappresenta un giro d'affari da 13,8 mld di euro.

Alla luce della volontà del presidente Usa, Donald Trump, di tornare a politiche protezionistiche, Qualivita ha analizzato due documenti appena pubblicati dal dipartimento Usa per il commercio (Ustr). Si tratta dell'agenda 2017 delle politiche del commercio Usa e del rapporto annuale sul programma degli accordi commerciali.

In particolare, sotto la lente della fondazione è finito il report governativo sulla protezione della proprietà intellettuale, denominato «2017 Special 301». In esso «si sottolinea il continuo impegno dell'amministrazione Trump a limitare i danni creati dal riconoscimento delle indicazioni geografiche (IG) da parte dell'Unione europea», scrive Qualivita in una nota. E ancora: «La relazione evidenzia l'esistenza di minacce, tuttora in corso, per le aziende Usa che usano i nomi comuni dei prodotti agroalimentari, all'interno degli Usa e nel commercio globale». In particolare, il dipartimento americano evidenzia «gli effetti negativi che l'approccio Ue nei confronti delle indicazioni geografiche può avere per i produttori e commercianti statunitensi nell'accedere ai mercati internazionali e del terzo mondo, specie quelli con diritti precedenti sui marchi commerciali o quelli che confidano nell'uso dei nomi comuni dei prodotti agroalimentari».

Per De Castro, questa posizione «è molto pericolosa perché potrebbe essere usata come giustificazione per proporre dei dazi specifici sulle produzioni di qualità». Per altro, sbotta l'eurodeputato, «l'amministrazione Trump dovrebbe ricordare che, dai vini della Napa Valley alle patate dell'Idaho, i riconoscimenti geografici sono una leva distintiva sul mercato globale anche per gli Usa!». Per Qualivita il report di Washington sciorina obiettivi molto chiari:

- la protezione delle IG non deve violare diritti prima stabiliti, ne può privare le parti interessate dell'opportunità di usare nomi comuni come «parmesan» o «feta»; 

- le persone interessate devono potersi opporre o chiedere la cancellazione di ogni protezione Ig chiesta o rilasciata; 

- notifiche e info rilasciate quando passa una protezione Ig con termine composto devono identificare il nome comune dei suoi componenti; 

- gli Usa si opporranno all'estensione della protezione concessa alle IG wine e spirits ad altri prodotti (Accordo Usa-Ue sul commercio di vino del 2006).

Tirando le somme, Qualivita denuncia «un attacco frontale contro le Ig europee da parte del governo Usa sostenuto dalla potente industria alimentare americana guidata dal Consorzio denominazioni generiche (Consortium for Common Food Names, Ccfn), lobby protagonista anche delle trattative sul Ttip. L'obiettivo», per la fondazione, «è il contrasto alle politiche europee di diffusione nel mondo dello standard Ig, che negli ultimi 20 anni ha rivitalizzato regioni, in Italia e in Europa».





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