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di Catherine Stupp | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Dieselgate, verso un passaggio di competenze nell'Ue

13/01/2017 16:00

La Commissione europea sta valutando di trasferire la responsabilità del monitoraggio delle emissioni degli autoveicoli dalla DG Grow, l'unità per il mercato interno a quella per l'ambiente dopo lo scandalo dieselgate scoppiato nel settembre 2015

Gli eurodeputati della commissione d'inchiesta sul dieselgate, istituita a inizio 2016, hanno raccomandato il trasferimento dei poteri di monitoraggio sui test sulle emissioni degli autoveicoli alla DG Envi, il dipartimento della Commissione per la politica ambientale.  Un rapporto dei deputati ha messo all’indice la disorganizzazione dell'esecutivo perché  troppo tempo è stato sprecato prima di cogliere in flagrante le case automobilistiche a barare sui test delle emissioni.

Ma una fonte con familiarità sul tema ha messo nero su bianco: è difficile che la Commissione rimescoli le competenze tra le differenti unità. “Le responsabilità per la qualità dell’aria e per le emissioni dei veicoli deve rimanere sotto un unico portafoglio senza essere divise tra diversi direzioni che spesso si trovano a perseguire obiettivi contraddittori”, ha incalzato l’eurodeputato Seb Dance. “È appropriato, quindi, che tutte le responsabilità legislative che toccano il settore delle emissioni delle auto, attualmente sotto la direzione per il mercato interno, siano trasferite a quella dell'Ambiente”.

Il commissario Ue per il Mercato interno, Elzbieta Bienkowska, è attualmente responsabile della legislazione sui test per le emissioni, una posizione difficile dopo che l'uso della Volkswagen del software di manipolazione è stato svelato. Un direttore della DG Grow ha comunque spiegato ai deputati che la loro relazione sul Dieselgate tocca "una serie di questioni istituzionali che riguardano la Commissione nel suo insieme". Per questo l'esecutivo rifletterà sulle raccomandazioni mentre un funzionario della Commissione risponderà ai dubbi quando il report sarà votato nella seduta plenaria del Parlamento ad aprile.

Privare della DG Grow della sua autorità nei settori citati segnalerebbe un’inversione rispetto alla tendenza prevalente in seno alla Commissione, evidenziando l’importanza delle legislazione ambientale sulle esigenze di business. Le tensioni tra i due dipartimenti risalgono a diversi anni fa. Il pacchetto sull’economia circolare, con le nuove disposizioni sui rifiuti e sul riciclaggio, è stato riscritto nel 2014-2015 mentre la responsabilità del dossier è passata dalla DG Envi alla DG Grow. Il portavoce della Commissioni, Lucia Caudet, ha comunque messo in luce come anche la “DG Grow sia attenta all’interesse dei consumatori, all’ambiente e alla salute”.

Inoltre il progetto di relazione elaborato dalla commissione d’inchiesta suggerisce che la Commissione e le autorità dei paesi europei non abbiano il potere adeguato per monitorale le case automobilistiche e andrebbe istituita per questo un'agenzia centrale europea, un'idea che finora Bienkowska ha sempre rispedito al mittente.

Ma anche i governi nazionali sono stati accusati di aver indebolito e ritardato la legislazione Ue sui test delle emissioni e i sistemi di omologazione auto. Un atteggiamento che la Commissione avrebbe comunque avallato secondo gli eurodeputati. I deputati della commissione d'inchiesta hanno infine criticato l’ex commissario Ue all'Industria, Antonio Tajani, per aver ostacolato la legislazione europea in tema. Tajani è ora il candidato del Partito popolare di centro-destra per la corsa alla presidenza del Parlamento nel voto della prossima settimana.

L’Agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti ha svelato nel 2015 l'utilizzo, da parte della Volkswagen, di un software nelle auto per mascherare i livelli illegali di emissioni inquinanti. La casa tedesca ha sborsato miliardi di dollari per coprire le multe e i risarcimenti dopo essersi dichiarata colpevole.





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