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di Eden Uboldi - ItaliaOggi

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Diritto Ue, violazioni aumentate

13/07/2017 08:51

Nel 2016 le procedure di infrazioni sono salite del 21%. La Relazione sul controllo dell'applicazione mette in luce il fenomeno, ma l'Italia migliora

Ancora insufficiente il rispetto del diritto dell'Unione europea da parte degli Stati membri ma l'Italia fa piccoli passi avanti. Ecco cosa emerge dalla Relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Ue, redatto dalla Commissione e pubblicato il 6 luglio scorso.

La relazione, monitorando i dati del 2016, ha messo in luce che le procedure di infrazione aperte davanti alla Corte di giustizia sono aumentate del 21% rispetto al 2015, toccando con 1657 casi il livello massimo degli ultimi cinque anni. Si registra specialmente un alto numero di ricorsi relative alle imprese e al mercato interno nazionale, alla salute e all'ambiente.

Anche il numero di nuovi casi di tardiva trasposizione è aumentato notevolmente (del 56%), passando da 543 (nel 2015) a 847 (nel 2016). Gli stati ove si registrano le peggiori performance di recepimento sono Cipro e Belgio, mentre si distinguono Italia, Slovacchia e Danimarca per il minor numero di procedimenti in iter.

La Corte di Lussemburgo ha pronunciato 28 sentenze ai sensi dell'art. 258 Trattamento sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue), di cui 23 (oltre l'80%) erano a favore della Commissione. Inoltre ha anche emesso 2 sentenze di cui all'articolo 260, paragrafo 2, del Tfue, che impongono pagamenti penalizzanti alla Grecia e al Portogallo.

Per quanto riguarda l'Italia, prosegue la descrescita dei ricorsi, inizita nel 2013: l'anno scorso sono diminuiti del 20% rispetto il 2015 e del 50% rispetto al 2013. Durante la scorsa annualità sono stati portati davanti alla Corte solo 19 ricorsi, di cui 9 in materia di imprese e mercato nazionale. Giù anche le procedure di recepimento tardive che passano da 36 nel 2012 a 15 nel 2016, con una diminuizione progressiva.

In linea con questi dati positivi anche i casi Eu Pilot, ovvero quelli inseriti nell'omonimo sistema che permette alla Commissione di stimolare gli stati membri a conformarsi alla legislazione europea o di correggere l'applicazione del diritto Ue prima di avviare una vera e propria procedura di infrazione. Infatti si passa dal picco del 2014, in cui le violazioni erano 128, ai 52 dell'anno scorso.





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