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di Radim Klekner | Aktuálne.cz, traduzione di Barbara Pianese

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Disoccupazione in calo, ma alcuni lavori sono a rischio

08/02/2017 17:46

Gli ultimi dati di Eurostat mostrano che la disoccupazione è in costante calo ma gli economisti non osano ancora confermare il declino di lungo termine del dato. Infatti alcuni lavori potrebbero scomparire a causa di un aumento record della produttività

Verso la fine del 2016, livelli di occupazione da record sono stati registrati in Germania e in Repubblica Ceca mentre la stessa Gran Bretagna, contrariamente alle aspettative, sta facendo bene su questo fronte. Tuttavia, la situazione non è uniforme nel Vecchio Continente. La disoccupazione è ancora un problema rilevante nei paesi del Sud dove resta a doppia cifra.

L'Unione europea ha dovuto affrontare una sfida fondamentale dopo l'altra negli ultimi dieci anni. Non appena ha superato la crisi finanziaria del 2007-2008, causata dalla bolla immobiliare negli Stati Uniti, c'è stata la crisi della zona euro del 2011-2013, sulla scia dell’elevato debito in Grecia, Italia e altri paesi, seguita dalla crisi dei rifugiati che ancora non può dirsi conclusa. Con l'eccezione della crisi dei rifugiati, tutte le altre dell'ultimo decennio hanno influenzato in maniera sostanziale la crescita economica del continente e l'aumento della disoccupazione.

L’inesorabile sviluppo demografico

Le stime sulla disoccupazione nei prossimi mesi e anni variano ampiamente all'interno dei singoli paesi e in base alle istituzioni di previsioni economiche che le hanno calcolate. Secondo l'Ufficio federale del lavoro tedesco, il numero di disoccupati scenderà quest'anno di 70 mila persone a 2,6 milioni.

E il numero di persone senza lavoro continuerà a scendere visto che lo sviluppo demografico in Germania, come in tutti i paesi post-comunisti tra l'altro, è inesorabile. Nella prima economia del continente, infatti, il numero delle persone in età da lavoro si ridurrà di 6 milioni a 40 milioni entro il 2030 mentre il numero di disoccupati scenderà della metà a 1,7 milioni rispetto ai livelli del 2010.

Pertanto, il governo di Berlino sta già preparando diversi scenari per affrontare le tendenze demografiche sfavorevoli. Da un lato, c’è la necessità di limitare il numero di immigrati a 200 mila persone l'anno, un limite reso necessario nel contesto dell’attuale dibattito sull'impatto della crisi dei rifugiati e imposto dalla Cdu /Csu, parte del governo di coalizione in carica.

Tuttavia, il limite legherebbe le mani alle aziende del paese, che secondo le stime, ogni anno hanno bisogno di circa mezzo milione di persone in più rispetto a quelle presenti nella nazione. Senza queste ci sarà una carenza di lavoratori, in particolare nei settori tecnici. In alcuni stati federali con maggiori tassi di crescita economica, come la Baviera, la carenza di manodopera è particolarmente acuta.

Il numero dei senza lavoro dovrebbe poi continuare a diminuire nel Benelux e nei Paesi nordici, nonostante i rispettivi governi abbiano accolto decine di migliaia di rifugiati in questi ultimi anni, come nel caso della Svezia. Tuttavia, gli economisti ancora non osano confermare il declino di lungo termine della disoccupazione a livello continentale. "L'impatto dello sviluppo demografico sull'offerta di lavoro è evidente. Sono d'accordo che la forza lavoro non crescerà in termini assoluti. Ma, a causa di un aumento record della produttività del lavoro, ci si può aspettare una pressione su alcuni tipi di lavori o addirittura la riduzione sostanziale o la cancellazione degli stessi", conclude l'economista Petr Zahradník.





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