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di Angelo Di Mambro (da Bruxelles) - ItaliaOggi

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Dop, il patto Cina-Ue sbatte sui marchi

23/08/2017 11:20

L'accordo commerciale tra Pechino e Bruxelles sui prodotti a indicazione geografica rischia di inciampare sui marchi registrati

Secondo quanto riportato da media specializzati greci e dal sito Euractiv.com basandosi su documenti del ministero dell'agricoltura di Atene, il negoziato tra Unione europea e Cina per il riconoscimento reciproco di 200 (cento per parte) Dop e Igp deve superare lo scoglio della coesistenza delle denominazioni europee con 25 marchi registrati nella Repubblica popolare.

Pechino vuole mantenerli, nonostante la tutela accordata alle Dop. Tanto che Grecia, Italia e gli altri sei paesi con il maggior numero di prodotti Dop in Europa (Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Ungheria, Romania) sarebbero pronti ad appoggiare una mega-azione legale dei consorzi europei in Cina per ottenere l'eliminazione dei marchi.

La Commissione Ue, che negozia con Pechino, per ora si limita ad affermare che «l'obiettivo è di ottenere il miglior risultato possibile, anche per i produttori che affrontano la concorrenza dei prodotti già registrati come marchi in Cina e non originari dell'Ue». L'altro ostacolo parla americano. Il Consorzio denominazioni generiche (Ccfn), braccio dell'industria casearia Usa per contrastare la diffusione nel mondo del sistema di tutela delle Dop e Igp europee ha presentato obiezione formale a Pechino sui «nomi generici minacciati dall'accordo Ue-Cina».

Qualche esempio: Feta, Asiago, Gorgonzola, Parmesan, Cheddar, prosciutto e l'aggettivo «Romano» per il Pecorino. Il Ccfn ha usato una procedura che «è prassi nel riconoscimento delle indicazioni geografiche», spiega Massimo Vittori, direttore dell'organizzazione OriGIn, che tutela consorzi in tutto il mondo, «permette a terzi di presentare opposizioni alla richiesta di protezione presentando una dichiarazione debitamente motivata.

In questo caso la procedura è stata prevista nell'ambito di un negoziato bilaterale ed è molto probabile che la valutazione delle opposizioni venga fatta nella finalizzazione dell'accordo, prevista per fine anno. Siamo convinti che tali valutazioni saranno effettuate sulla base di motivazioni esclusivamente giuridiche, e quindi ottimisti rispetto al pieno riconoscimento in Cina di tutte le indicazioni geografiche europee presenti nella lista». La commissione europea conferma la tempistica e l'approccio generale.

Funzionari dell'esecutivo Ue ricordano come le obiezioni basate sulla genericità debbano «essere giustificate sulla base di prove obiettive» (supportate da indagini di consumo, voci di dizionario e altre prove). L'onere della prova è inizialmente in carico a chi presenta opposizione e che «si applica il principio della territorialità». Vale a dire che la domanda di genericità «si applica esclusivamente nel territorio in cui si riconosce la protezione delle indicazioni geografiche derivante dall'accordo, in questo caso l'Ue e la Cina».

Insomma, le pretese di genericità avanzate dagli americani non saranno così facili da provare nella Repubblica popolare.





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