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di Andrea Secchi - ItaliaOggi

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Editori, copyright a rischio in Ue

07/12/2017 10:03

Sull'introduzione dei diritti connessi per gli articoli l'accordo è ancora lontano. Dalle proposte di emendamenti l'indebolimento dei giornali

Ancora nessun accordo in vista sulla riforma del diritto d'autore europeo per il mercato unico digitale. In particolare le divergenze che più interessano i giornali riguardano l'articolo 11 della proposta di direttiva che garantisce maggiori tutele ai contenuti online grazie all'introduzione del diritto connesso al diritto d'autore in favore degli editori.

Da una parte nel Parlamento Europeo sarebbero ancora in corso riunioni ombra per elaborare emendamenti di compromesso che riescano a mettere d'accordo anche i paesi che si oppongono alla formulazione originaria della Commissione Ue, dall'altra nel Consiglio la presidenza estone ha adottato un testo della propria posizione che indebolirebbe di molto la proposta originaria. 

Come già spiegato su queste pagine, l'introduzione in capo agli editori di un diritto connesso al diritto d'autore sugli articoli garantirebbe loro piena tutela dei propri contenuti online.

Il diritto connesso non è una novità nella legislazione europea: è già presente per operatori televisivi e radiofonici, le cui trasmissioni sono sempre protette sebbene essi a volte non siano titolari del diritto d'autore (nel caso di film o serie tv). I broadcaster così possono agire contro terzi che ritrasmettano online i propri programmi in virtù del diritto connesso e non in virtù del diritto d'autore che resta in capo a chi ha creato il contenuto.

La proposta di direttiva presentata dalla Commissione a settembre dello scorso anno, che modifica l'attuale copyright europeo per tenere conto delle innovazioni del digitale, riconosce un diritto connesso anche in capo agli editori per l'utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico, accanto al diritto d'autore dei giornalisti. Sicuramente il diritto connesso per gli editori sarà esteso anche alla carta, non solo all'online, grazie a emendamenti presentati sia in Parlamento che in Consiglio.

A favore di questa introduzione, ovvero della formulazione originaria dell'articolo 11 in cui la tutela del diritto connesso comprende anche gli snippet (gli estratti degli articoli come si trovano in Google News), sono Italia, Germania, Francia, Spagna e Portogallo. Fra gli oppositori più decisi ci sono invece Regno Unito, Ungheria, Danimarca, Romania e Bulgaria.

C'è da dire che in Italia gli editori già con le norme attuali sono titolari del diritto d'autore su giornali e riviste quali opere collettive (in origine si parlava solo della carta, ovviamente), mentre non accade così in altri paesi e per questo servirebbe un'armonizzazione.

Secondo quanto detto dal relatore per il Parlamento della proposta Axel Voss alle associazioni europee degli editori (Enpa per i quotidiani presieduta da Carlo Perrone e Emma per i magazine, nelle quali è presente la Fieg), difficilmente i suoi colleghi eurodeputati arriveranno ad adottare una propria posizione entro gennaio prossimo, proprio perché si sta cercando un compromesso.

La situazione non è meno chiara in Consiglio, con l'aggravante che la presidenza estone ha adottato il testo che propone due alternative di modifica dell'articolo 11. La prima propone di ridurre la portata del diritto connesso escludendo che possa essere applicato anche agli snippet, mentre la seconda propone di sostituire l'introduzione del diritto connesso con una presunzione di rappresentanza dei diritti degli autori delle opere. Due opzioni, hanno sottolineato le associazioni degli editori, che indebolirebbero considerevolmente la loro posizione nei confronti di motori di ricerca e aggregatori di notizie.

Nella seconda ipotesi, in realtà, l'indebolimento sarebbe anche più generale perché l'editore per agire correrebbe il rischio di dover dimostrare di volta in volta la rappresentanza dei propri giornalisti.





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