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di Elisabetta Rovis | MF-Dow Jones News

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Elezioni: dal voto nessuna maggioranza, rebus alleanze

05/03/2018 12:45

Gli elettori non consegnano a nessun partito i numeri per governare autonomamente. Le consultazioni saranno un momento chiave

Non c'è una maggioranza certa nel Parlamento disegnato dalle elezioni di ieri: nessuno dei partiti riuscirebbe infatti ad avere i voti necessari a governare senza alleanze.

Quando sono stati scrutinati 57.000 seggi su 61.000, il Movimento 5 Stelle è il primo partito, con il 32% dei consensi, mentre il centrodestra arriva al 37% e il centrosinistra si ferma al 23,1%. I risultati sotto le attese di Pd (19%) e Forza Italia (14%) rendono piú difficile del previsto la strada di un Governo di larghe intese sul modello di quello tedesco. Secondo quanto riferito ieri sera dal vice segretario della Lega Giancarlo Giorgetti, il partito si confronterá "prima con gli alleati", ovvero gli altri partiti del centrodestra a cominciare da Forza Italia.

Il dato piú evidente che emerge dal voto è il boom del Movimento 5 Stelle: il leader Luigi Di Maio aspetta i risultati definitivi per commentare, e si pronuncerá molto probabilmente nel primo pomeriggio.
Ieri sera Alfonso Bonafede, da Di Maio indicato come ministro della Giustizia in un possibile Governo pentastellato, ha sottolineato che "c'è un elemento certo, il M5S sará il pilastro della prossima legislatura".

Una legislatura all'opposizione è invece lo scenario che si profila per il Pd, crollato sotto la soglia psicologica del 20%. Il responsabile organizzativo del partito Andrea Rossi ha parlato di "una sconfitta che va ben al di lá delle aspettative. Siamo la terza forza del Paese. C'è un dato elettorale che premia centrodestra e M5S. Diciamo che al momento ci aspetta una legislatura all'opposizione, poi valuteremo nelle prossime settimane il percorso istituzionale che si aprirá".

Il primo banco di prova del nuovo Parlamento senza maggioranza uscito dalle urne sará l'elezione dei presidenti delle Camere. Il 23 marzo è infatti calendarizzata la prima seduta delle nuove Camere, che sará dedicata alla proclamazione degli eletti e all'elezione dei nuovi presidenti, con modalitá diverse alla Camera e al Senato. A Montecitorio occorre il voto favorevole dei due terzi dei componenti nella prima votazione, la maggioranza dei due terzi dei voti nella seconda e la maggioranza assoluta dei voti dopo il terzo scrutinio. A Palazzo Madama occorre la maggioranza assoluta dei componenti nelle prime due votazioni, la maggioranza assoluta dei voti dei presenti alla terza e, nel caso non emerga un vincitore, lo stesso giorno si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti nello scrutinio precedente. Una volta eletti i presidenti delle Camere, entro il 25 marzo si formeranno i gruppi parlamentari ed entro il 27 se ne eleggeranno i presidenti.

La tappa successiva è la presentazione delle dimissioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e l'avvio delle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo esecutivo. Sergio Mattarella incontrerá i presidenti delle Camere, gli ex presidenti della Repubblica e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Al termine delle consultazioni il capo dello Stato deciderá se assegnare un incarico esplorativo o un incarico pieno.

A questo punto ci sono due possibilitá: il premier indicato da Matterella può accettare l'incarico e presentare la lista dei ministri al Quirinale, oppure può rinunciare; in questo caso ripartirebbero le consultazioni al Quirinale. Il nuovo Governo dovrá poi ottenere la fiducia di entrambi i rami del Parlamento.





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