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di Dario Ferrara - ItaliaOggi

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Energia, fondi Ue senza limiti

11/09/2017 09:01

Finanziamenti ammessi sia ai privati sia agli enti locali. Lo ha stabilito una sentenza del Tar Milano in merito a efficienza energetica e illuminazione pubblica

Sì ai fondi europei per aumentare l'efficienza energetica anche in favore delle compagnie elettriche proprietarie di impianti d'illuminazione pubblica. Non c'è motivo, infatti, di escludere i privati, mentre sono illegittimi la delibera e il bando pubblicati dalla Regione Lombardia che consentono la partecipazione soltanto ai comuni locali.

È quanto emerge dalla sentenza 1671/17, pubblicata dalla terza sezione del Tar di Milano, che ha accolto il ricorso dell'azienda elettrica nei confronti del Pirellone e di alcuni comuni lombardi controinteressati. In gioco ci sono i fondi infrastrutturali Fesr del programma operativo regionale 2014-2020. I progetti da finanziare devono sostenere la transizione a un'economia a bassa emissione di carbonio grazie a sistemi tecnologici integrati: bisogna installare sistemi automatici di regolazione per lampioni e pali della luce, con sensori di luminosità, sistemi di telecontrollo o di tele gestione energetica della rete. E l'obiettivo è ridurre i consumi, abbattere i costi e combattere l'inquinamento luminoso delle città. Ma i privati restano fuori dal bando Por perché come requisito viene indicata la proprietà degli impianti, presente o anche futura, attraverso l'avvio della procedura di riscatto e immissione in possesso prima della presentazione della domanda di partecipazione.

Da considerare che ci sono numerosi impianti di illuminazione in mano a privati e la regione deve fare i conti con l'attuale assetto proprietario delle infrastrutture. Inoltre, i finanziamenti europei, come tutti i contributi pubblici, rientrano nello schema civilistico del mutuo di scopo, che fa in modo l'erogazione sia finalizzata a un obiettivo, proprio di entrambe le parti e che obbliga il mutuante a fornire i mezzi finanziari e l'aggiudicatario a eseguire il programma concordato, pena la revoca del finanziamento. E la realizzazione dello scopo previsto dall'erogazione assume particolare rilievo sotto il profilo causale perché nel rapporto contrattuale costituisce il corrispettivo dell'attribuzione della somma. Mente la proprietà dell'impianto risulta indifferente rispetto ai programmi di risparmio energetico da attuare.

Riservare ai comuni la possibilità di ricevere i fondi infrastrutturali per il taglio dei consumi risulta una decisione illegittima specie se si considera che tanto la delibera della regione quanto il bando non dettano in termini generali la disciplina del servizio pubblico locale di illuminazione pubblica sotto il profilo dell'assetto proprietario degli impianti e della gestione del servizio. Irrilevante risulta la tendenza del legislatore a inibire agli enti locali la cessione della proprietà degli impianti e delle reti. Trova quindi ingresso la censura della compagnia elettrica che lamenta la violazione della direttiva 2012/27/Ue e dei principi di imparzialità, buon andamento, non discriminazione e parità di trattamento.

È lo stesso bando, d'altronde, a consentire che il beneficiario finale del contributo sia il partner privato individuato con gara pubblica che realizza l'intervento e sottoscrive il contratto di rendimento o prestazione energetica. Insomma: non c'è preclusione a un finanziamento diretto del privato. E in ogni caso né la delibera della giunta regionale né il bando esplicitano le ragioni per le quali la platea dei beneficiari dovrebbe essere ristretta alle amministrazioni locali. A ciò si aggiungono altri profili di contraddizione intrinseca delle previsioni del bando, che rendono ancora più incomprensibili sia la condizione posta ai fini dell'ammissibilità della domanda e sia la limitazione dei soggetti beneficiari.





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