EurActive.it

Home > Interviste > Energia, i nuovi equilibri dopo l'incontro Trump-Putin

di Georgi Gotev | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

Facebook Twitter Linkedin
Energia, i nuovi equilibri dopo l'incontro Trump-Putin

14/07/2017 16:00

Per Igor Yusufov,guru del settore energetico, la Russia non teme concorrenza Usa sul gas. Sui tagli all'output di petrolio, un'estensione dell'accordo Opec dipenderà dal dialogo Washington-Mosca con produttori e consumatori.

Georgi Gotev, senior editor di Euractiv, ha intervistato Igor Yusufov, considerato un guru del settore energetico. Con più di 30 anni di esperienza nell'industria del petrolio e del gas, nel periodo fra 2001-2004 è stato ministro dell'Energia per la Federazione Russa. Nel 2011 ha avviato attività d'investimento privato tramite la creazione del Fund Energy. 

In termini di sfide energetiche, di cosa hanno discusso i presidenti Putin e Trump secondo le informazioni in tuo possesso?

Si potrebbe obiettare che né il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, né il Segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, hanno menzionato una agenda energetica per questo primo incontro fra il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo statunitense, Donald Trump. Tuttavia, i primi colloqui dei leader delle due superpotenze energetiche si sono rivelati costruttivi per risolvere i più importanti problemi che la Russia e gli Stati Uniti devono affrontare nel campo dell'economia in generale e dell'energia in particolare. Al tempo stesso, dovremmo ricordare che la componente energetica è visibilmente o invisibilmente presente sia nella questione siriana che in quella ucraina. Inoltre, le voci sul presunto coinvolgimento della Russia nella campagna elettorale per le presidenziali americane influenzano l'industria dell'energia in modo diretto diretto, portando ad una nuova serie di sanzioni che di fatto impediscono a ExxonMobil, ad esempio, di riprendere i rapporti di cooperazione reciprocamente vantaggiosi con la società russa di petrolio e gas Rosneft.

Il Presidente Trump ha reso nota la sua volontà che gli Stati Uniti possano vendere Lng in Europa, essendo uno dei suoi obiettivi quello di prendere una parte della quota di mercato della Russia. Ma il Cremlino afferma che il suo gas sarebbe più economico. Ciò significa che Mosca non prende in considerazione la potenziale concorrenza statunitense?

Riconosciamo con rispetto l'intenzione dichiarata del presidente americano di esportare gas naturale liquefatto in Polonia e nei Paesi limitrofi. La Polonia consuma annualmente circa 15 miliardi di metri cubi (bcm) di gas, di cui 10 miliardi di metri cubi sono attualmente forniti da Gazprom. Nel 2015, nella città di Swinoujscie, è stato lanciato un terminal LNG con una capacità di 5 miliardi di metri cubi all'anno. Nel giugno del 2016 il governo polacco ha annunciato i piani di un terminal LNG, nonché  di un gasdotto che avrebbe collegato la Polonia con la Norvegia, garantendo l'indipendenza della Polonia dall'approvvigionamento di gas "dall'est" entro il 2022. Nel frattempo, è necessario ancora una volta considerare attentamente l'aspetto economico delle forniture di LNG americano in Europa. Naturalmente, la diversificazione di tali forniture, prevista da tutte le direttive comunitarie, è ideologicamente comprensibile. Ma, sulla base dei calcoli degli esperti della Energy Corporation si suppone che gli Stati Uniti stiano prendendo la strada di una concorrenza finanziaria molto rischiosa con la Russia. Dopo tutto, il nostro gas non ha bisogno di essere liquefatto e poi di essere riportao allo stato precedente, e giunge attraverso il metodo più economico per il trasporto, un condotto. Sono convinto che l'intenzione degli Stati Uniti di avviare le spedizioni dirette di LNG in Polonia e in altri Paesi europei non rappresenti l'inizio di una guerra commerciale o un nuovo fattore di tensione che vada ad aggravare la situazione delle relazioni fra Russia e Stati Uniti. Il presidente Vladimir Putin, infatti, durante la conferenza stampa a margine del vertice del G20 ad Amburgo, ha definito tali dichiarazioni come espressione di  "concorrenza sana che beneficia tutti", sostenendo il mercato aperto, compreso quello dell'energia, e condividendo l'impegno degli Stati Uniti per una "concorrenza aperta e giusta". Questa posizione, in particolare, è stata ripresa anche dal presidente Trump. Dunque la Russia non ha niente da temere in relazione ai piani energetici annunciati dagli Stati Uniti. 

Il progetto Nord Stream 2 è un esempio di dove si scontrano gli interessi della Russia e degli Stati Uniti. Quale pensa che dovrebbe essere il modus vivendi?

Mi permetta di citare a questo proposito il presidente Putin, che durante la conferenza ad Amburgo, ha sottolineato che la Russia "può e deve utilizzare i suoi vantaggi competitivi in una concorrenza onesta" nel commercio di idrocarburi, e che questi vantaggi saranno confermati e si concretizzeranno in conseguenza del successo di Nord Stream 2. Sono pienamente d'accordo con questo parere, specialmente perché l'approvvigionamento attraverso questo gasdotto è probabilmente molto più economico del gas che deve essere liquefatto per il trasporto e successivamente riportato allo stato naturale.

La Russia ospiterà il 24 luglio a San Pietroburgo una riunione dei Paesi membri dell'OPEC e non. L'obiettivo è chiaramente alimentare i prezzi del petrolio, come pensa che questo possa essere raggiunto? 

Innanzitutto bisogna ricordare che il 30 novembre 2016, in occasione di un vertice OPEC, è stato deciso di sancire un accordo per ridurre la produzione di olio del cartello a 1,2 milioni di barili al giorno, con quote specificate per ciascuno dei Paesi membri. Successivamente, 11 altri produttori indipendenti si sono uniti. L'accordo globale prevede la riduzione della produzione di petrolio di 1,758 milioni di barili al giorno a partire dal mese di ottobre a partire da gennaio 2017. Il 24-25 maggio 2017 gli Stati parte dell'intesa si sono incontrati nuovamente e hanno convenuto di estendere l'accordo per altri nove mesi, fino alla fine del primo trimestre del 2018. Un aspetto importante della prossima riunione, che si terrà il 24 luglio, del Comitato ministeriale di monitoraggio congiunto, che vigila sul rispetto dei tagli concordati alla produzione di greggio, e che sarà rivolto un invito a partecipare anche a due Paesi, Libia e Nigeria. (Entrambi esenti dall'accordo sulle riduzioni dell'output di oro nero). Gli esperti della Corporation Energy hanno colto la reazione immediata dei mercati: i prezzi del petrolio sono aumentati immediatamente dopo l'annuncio dell' OPEC. La ragione è evidente: negli ultimi mesi il volume della produzione giornaliera di petrolio in Libia per la prima volta in 4 anni ha superato 1 milione di barili, mentre all'inizio del 2017 questo Paese ha prodotto non più di 690.000 barili di petrolio al giorno. La reazione sulle Piazze, a nostro avviso, significa che gli operatori hanno creduto nella possibilità di estendere l'accordo per la limitazione della produzione petrolifera. Come persona che si è occupata delle origini della progettazione e dell'attuazione del primo patto sui tagli, affermo che la potenziale espansione del numero di Paesi aderenti all'intesa dell'Opec è estremamente importante, in quanto solo dagli sforzi collettivi dei grandi produttori di petrolio è possibile convertire tali tagli in uno strumento di mercato costantemente operativo per mantenere la stabilità dei prezzi. E lo dimostra il fatto che nel mese di maggio è stato osservato ben il 106% delle riduzioni pattuite.

Quale futuro allora per l'Opec?

Ci sono diverse opinioni sul futuro dell'accordo Opec. Ad esempio, il ministro del petrolio dell'Iran, Bijan Namdar Zangane, non esclude un'estensione successiva a marzo 2018. A sua volta, il ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita, Khaled al-Faleh, ritiene che l'OPEC e i produttori indipendenti di greggio, possano considerare di tagliare quote crescenti di oro nero, in occasione della riunione che si terrà a a Vienna il 30 novembre. La mia opinione, basata sui calcoli degli esperti della Corporation Energy, è che e prospettive di ulteriori tagli alla produzione di petrolio, compresi quelli che coinvolgono la Libia e la Nigeria, a lungo termine, dipendono dalla volontà degli Stati Uniti di avviare un dialogo con la Russia e con altri importanti produttori così come con i consumatori in Europa e in Asia. Avendo istituito un dialogo in questo senso,  i produttori di petrolio potrebbero definire le prospettive per stabilire e mantenere prezzi equi sia per loro che per i consumatori. Un'altra direzione in cui questo dialogo potrebbe andare, sostenuta dagli analisti di Energy Corporation, è quella della geografia delle forniture di petrolio, che sarà chiamata prima a coprire regioni caratterizzate da maggiori indici di crescita industriale.

 





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154