EurActive.it

Home > News > Escalation Siria: ultimatum Ankara su Afrin, oltre 250 morti in Ghouta

di Francesco Chierchia | MF-Dow Jones News

Facebook Twitter Linkedin
Escalation Siria: ultimatum Ankara su Afrin, oltre 250 morti in Ghouta

21/02/2018 17:30

Il Paese è dilaniato dagli scontri. Pugno duro della Turchia verso chiunque sosterrà Assad nel nord del territorio. Il regime prosegue i raid anche nella regione orientale: centinaia di vittime e migliaia di feriti

Prosegue il braccio di ferro tra Ankara e Damasco per ottenere il controllo dell'enclave curda di Afrin, nel nord della Siria. Oggi la Turchia ha minacciato che qualsiasi forza dovesse intervenire a supporto delle milizie curde nel distretto verrà considerata un "obiettivo legittimo".

A mettere in chiaro la posizione turca è stato il portavoce presidenziale, Ibrahim Kalin, intervenendo sulla questione dopo che ieri alcune truppe di Assad sono entrate ad Afrin, provocando la reazione dell'esercito di Ankara.

"Oggi o domani" i siriani "potrebbero tentare nuove azioni. È possibile, ma le misure pertinenti sono state prese", ha sottolineato Kalin, confermando che l'esercito ha già provveduto a sparare "colpi di avvertimento" contro i soldati di Damasco.

"Ogni passo preso a sostegno dell'Ypg significherebbe che sono allo stesso livello delle organizzazioni terroristiche e, per noi, ciò li renderebbe obiettivi legittimi - ha ribadito il portavoce - non importa di chi si tratta, ci saranno serie conseguenze".

Lo scontro nell'enclave di Afrin ha avuto origine il 20 gennaio scorso, quando le truppe turche ed alcuni ribelli islamici hanno attaccato l'Unità di difesa del popolo curdo (Ypg). Per Ankara le Ypg (sostenute invece da Washington) sarebbero legate al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), a sua volta in guerra contro lo Stato turco da oltre 30 anni.

Sul fronte opposto, i media statali della Siria hanno affermato che le forze filo-governative avrebbero fatto irruzione ad Afrin per "unirsi alla resistenza contro l'aggressione turca". Nelle scorse ore, infine, sono circolate diverse voci circa un possibile contatto avvenuto tra l'intelligence turca e quella siriana. Sul punto è giunta la smentita di Kalin, che ha però sottolineato che se ce ne fosse bisogno i due Paesi troverebbero il modo di comunicare.

Il conflitto prosegue anche in altre aree della Siria. Questa mattina l'esercito di Assad ha ripreso i raid sulla Ghouta est, la roccaforte dei ribelli nei pressi di Damasco.

Il bilancio del bombardamento è finora di almeno 24 vittime, fra cui tre bambini, e secondo alcune Ong potrebbe crescere ulteriormente. Negli ultimi 4 giorni gli attacchi nella regione hanno provocato circa 296 morti, di cui 42 donne e 71 bambini, e 1.400 feriti.

"Quello che succede a Ghouta Est va oltre ogni immaginazione: questa sofferenza indicibile è intollerabile. I residenti non hanno alcuna idea se vivranno o moriranno. Questo incubo deve terminare e terminare ora", ha affermato il coordinatore per la Siria dell'ufficio dell'Onu per gli Affari umanitari, Panos Moumtzis, definendo la vicenda "inaccettabile".

"Credevamo di aver visto tutto nella crisi siriana, ma le terribili notizie provenienti dalla Ghouta orientale di Damasco indicano che un nuovo abisso immorale e tragico è stato raggiunto", ha commentato poco dopo il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, schierandosi al fianco delle Nazioni Unite nella ricerca di una tregua.

Poche ore fa, inoltre, viste le tensioni crescenti, la Russia ha smentito un proprio coinvolgimento nel raid in Ghouta. "Queste sono accuse infondate, non è chiaro su cosa si basino", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dopo che alcuni funzionari diplomatici Usa avevano indicato il Paese come "responsabile della situazione umanitaria terrificante e dell'orribile bilancio di vittime tra i civili".

Sulla questione si sono esposte anche Berlino e Parigi.

La Germania ha esortato Russia ed Iran a convincere il regime siriano al cessate il fuoco nella regione. "Bisogna chiedersi dov'è la Russia, dov'è l'Iran, chi si è impegnato ad Astana a garantire il cessate il fuoco anche nella Ghouta orientale", ha detto Steffen Seibert, portavoce della cancelliera tedesca, Angela Merkel. "Senza il sostegno di questi due alleati, il regime di Assad non sarebbe dove è oggi e, indubbiamente, senza questo sostegno, questo regime mostrerebbe maggiore disponibilità a negoziare in sede Onu un processo di pace", ha aggiunto.

"La Francia chiede una tregua nella Ghouta orientale per garantire la necessaria evacuazione dei civili e la creazione di tutti gli accessi umanitari necessari il prima possibile", ha invece affermato il presidente francese, Emmanuel Macron.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2018 Partita IVA 08931350154