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di Gianluca Sgueo - ItaliaOggi

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Europa implacabile sulle lobby

16/05/2017 08:37

In dirittura d'arrivo nuove regole UE dopo anni di dibattiti. Previsto l'obbligo di iscrizione al registro e di rendicontazione di tutte le attività. Sanzioni più severe per chi infrange le regole

Bruxelles cambia registro. Addio incentivi per i lobbisti che scelgono di iscriversi al registro europeo per la trasparenza, conosciuto come registro delle lobby. Si passa al meccanismo delle condizioni. In sostanza: iscrizione obbligatoria, obbligo di rendicontazione di tutte le attività di pressione e sanzioni più severe per chi infrange le regole.Dopo oltre due anni di dibattiti e trattative, una consultazione pubblica e un lavoro di tessitura degli interessi in gioco, il testo del nuovo registro è pronto.

Si attende il dibattito in plenaria del Parlamento europeo al più tardi dopo l'estate. Il testo, intanto, è stato presentato nei giorni scorsi a Bruxelles, durante un incontro convocato dalla vicepresidente del Parlamento europeo, la socialista Sylvie Guillamme, e dalla presidente della Commissione affari costituzionali del Parlamento, membro dei popolari, Danuta Hubner.

Quali sono le novità più importanti? Ce ne sono tre, oltre alla registrazione obbligatoria per i lobbisti. Primo, il coinvolgimento del Consiglio, fino a oggi estraneo all'applicazione del registro. Il punto però rimane controverso. Stando alle indiscrezioni trapelate attraverso il magazine Politico, non tutti i governi sono favorevoli. Al sostegno espresso da italiani, francesi, olandesi e spagnoli, fanno da contraltare le perplessità di Germania, Ungheria, Polonia e Grecia. In realtà il progetto è ancora più ambizioso.

L'idea è quella di vincolare alle nuove regole tutti gli organi dell'Unione. Ed è questa la seconda novità: un registro che copra l'attività dell'Unione a tutto tondo, incluse le agenzie, che esercitano funzioni cruciali per cittadini e imprese. Si pensi all'agenzia europea per i medicinali, oggi a Londra, ma sulla quale è in corso una battaglia politica tra i governi desiderosi di accaparrarsi la nuova sede dopo la Brexit. La terza novità, infine, riguarda la platea di coloro che, lavorando nelle istituzioni, sono oggetto di pressioni lobbistiche. Oltre ai «soliti sospetti», eurodeputati e commissari europei, le nuove regole sulla trasparenza del lobbying interesseranno anche i direttori generali e i capi unità. È vero, si tratta di una piccola percentuale dei circa 50 mila lavoratori dell'Unione, ma è una percentuale dal peso specifico importante. Sono proprio i vertici amministrativi a seguire i dossier più delicati e ad avere il maggior numero di contatti con i lobbisti.

Non a caso, la Commissione europea, dal 1° gennaio 2014 e a cadenza periodica, pubblica online gli incontri avvenuti tra lobbisti e Commissari, ma anche capi di gabinetto e direttori generali. Al termine del primo anno, il numero di incontri ufficiali ammontava già a 7 mila, il 75% dei quali con rappresentanti del settore industriale.

La sfida sarà nel trovare il giusto equilibrio tra diritti, obblighi e aspettative del pubblico. Un punto emerso a più riprese è che la trasparenza è un valore dell'Unione – ed è questa la direzione che segue il nuovo registro – nel rispetto però della leale concorrenza, della riservatezza dei dati e della necessità di garantire il buon funzionamento della macchina politica e amministrativa.





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