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di EURACTIV.com e Reuters | Traduzione di Francesco Chierchia

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Francia e Germania, dubbi su maggiore ruolo Nato contro Isis

18/05/2017 16:02

Nelle intenzioni del presidente statunitense, Donald Trump, l'Alleanza dovrebbe impegnarsi maggiormente per combattere il terrorismo. Ma Parigi e Berlino non sono pienamente convinte che la Nato debba assumere un ruolo più importante nella lotta allo Stato islamico in Siria e Iraq

Molti membri dell'Alleanza sperano che il piano d'azione verrà annunciato a Bruxelles il prossimo 25 maggio, quando Trump parteciperà al suo primo vertice Nato. Ma Francia e Germania nutrono forti dubbi.

Le preoccupazioni maggiori riguardano il rischio di rimanere intrappolati in un'altra costosa campagna in stile afgano, finendo per irritare alcuni Paesi arabi o per doversi confrontare con la Russia in Siria.

"Vorrei sapere che differenza farebbe (far parte del piano Usa, ndr). Tutti i 28 alleati della Nato sono già parte integrante di questo sforzo", ha dichiarato un diplomatico Nato, riferendosi ad una coalizione di 68 Stati (che include tutti i membri dell'Alleanza), guidata dagli Usa contro lo Stato islamico.

I funzionari francesi e tedeschi hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, ma sia il cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, la scorsa settimana hanno escluso qualsiasi intervento dell'Alleanza in Siria e in Iraq.

Inoltre, prima della riunione di Bruxelles di giovedì prossimo, il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà Trump per un pranzo istituzionale.

I funzionari Usa sostengono che la Nato potrebbe contribuire con equipaggiamenti, formazione ed esperienza inviando una coalizione contro l'Al Qaeda ed i talebani in Afghanistan.

La Nato potrebbe trovare un compromesso aderendo alla coalizione durante la cena con Trump di settimana prossima, lasciando però aperta la discussione e trattando solo successivamente i dettagli del coinvolgimento.

Come detto, lo scetticismo degli alleati europei deriva dalla lunga missione Nato intrapresa in Afghanistan nel 2003, a sostegno degli Stati Uniti, per sconfiggere i militanti dopo gli attacchi dell'11 settembre contro New York e Washington, avvenuti due anni prima.

Inoltre, viste le preoccupazioni della Russia riguardo un'espansione della Nato in Europa orientale, e visto il ruolo del Cremlino in Siria come alleato militare di Bashar al-Assad, alcuni alleati si preoccupano anche della possibilità che un più profondo coinvolgimento della Nato potrebbe essere percepito da Mosca come una provocazione.

Un coinvolgimento più forte in Iraq e Siria, poi, porterebbe a dover affrontare le preoccupazioni espresse dagli alleati mediterranei, come la Spagna, l'Italia e il Portogallo, per cui l'Alleanza mancherebbe di una strategia in grado di affrontare la crisi dei migranti e dei rifugiati.

Stoltenberg ha parlato di un "potenziale inutilizzato" della Nato nell'utilizzo di forze armate. Secondo il segretario, l'Alleanza dovrebbe formare maggiormente le truppe e la polizia irachene, e si dovrebbero rafforzare i dipartimenti governativi nelle aree da cui lo Stato islamico si è ritirato.

"La Nato è l'unica organizzazione di sicurezza con le competenze e la struttura per affrontare un compito di questa portata", hanno scritto Hans Binnendijk e David Gompert in un documento per il think tank 'RAND Corporation'.


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