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di Giovanni Galli - ItaliaOggi

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Francia: ora anche i droni da combattimento

08/09/2017 09:10

Parigi ammette di averli schierati nel Sahel e non con i soli compiti di ricognizione. Sono aerei veri e propri capaci di stare in volo 24 ore

La Francia ha deciso di armare i propri droni da ricognizione e di sorveglianza. A dare l'annuncio, martedì, è stata Florence Parly che guida il ministero francese della Difesa. «I nostri modi di azione e le nostre apparecchiature devono adattarsi per mantenere i tempi di avanzamento decisivi per raggiungere i nostri obiettivi», ha dichiarato il ministro all'annuale appuntamento con i capi dell'esercito, parlamentari, industriali ed esperti della Difesa come ha riferito Le Figaro. 

Un report sui droni, da ricognizione e armati, era stato redatto a maggio scorso da due parlamentari francesi nel quale si ricordava l'imboscata dell'agosto 2008 in Afghanistan. In quell'occasione dieci soldati francesi persero la vita. Fu un trauma per l'esercito francese. Forse sarebbe potuta andare diversamente se la pattuglia fosse stata supportata da droni capaci di aprire il fuoco.

La decisione di armare i droni riguarderà in un primo tempo i 12 Reaper MQ-9 di tipo Male (media altitudine e lunga durata) che la Francia ha acquistato dagli Stati Uniti. Sei sono già stati consegnati (cinque sono attualmente dispiegati nel Sahel) e altri sei lo saranno prima della fine del 2019. In seguito, occorrerà armare il futuro drone europeo che è allo studio di Francia, Germania, Italia, Spagna e che è atteso per il 2025.

Un importante punto di svolta. I droni, resistenti, discreti, sono diventati una risorsa imprescindibile, specialmente nel Sahel, per seguire e sorvegliare l'avversario grazie a una presenza permanente sul teatro di osservazione (l'autonomia di un Reaper è di 24 ore), ma anche per guidare i caccia o gli elicotteri che hanno il compito di neutralizzare degli obiettivi. Oppure, nell'immensità del deserto, o tra le popolazioni di civili, le cosiddette «finestre di tiro» (il tempo di lancio) sono spesso molto brevi, mentre i mezzi aerei possono non avere la disponibilità sufficiente. 

In Europa, Italia e Germania non hanno fatto questo passo. Dopo aver perso l'occasione del drone europeo vent'anni fa, ora lo staff del ministro francese della difesa avvisa che si deve stare attenti a non mancare quest'altra tappa chiave con i partners della Ue secondo quanto riferisce Le Figaro.

«Un drone armato non è un robot che uccide» ha dichiarato il ministro Florence Parly spiegando che la sua decisione non cambia niente rispetto alle regole sull'uso della forza e che saranno le stesse che si applicano ai caccia. Sono sempre gli uomini a decidere se fare fuoco.

Comunque, un nuovo regolamento di utilizzo dovrà essere elaborato nello Stato maggiore dell'esercito. Tuttavia, alla Francia per armare i propri droni Reaper serve per prima cosa il disco verde del Congresso americano. La procedura di autorizzazione potrà richiedere un anno, cosa che permetterà di vedere i primi droni armati volare solo nel 2019. E nel frattempo si porranno altre questioni come quella delle munizioni.





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