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di Giuseppe Corsentino | ItaliaOggi

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Francia, spesa anche di domenica

04/10/2017 10:29

I negozi di alimentari potranno restare aperti senza multe. È l'effetto della nuova legge sul lavoro, ma le catene dovranno trattare con i sindacati

Les merchants de legumes, gli ortolani, ma soprattutto i supermercati alimentari, a cominciare dal patron-azionista (Jean-Charles Naouri) della catena dei Monoprix, dei Franprix, dei Monop' e dei Leader Price (tutte insegne controllate dal gruppo Casino delle famiglie Naouri e Guichard, 36 miliardi di fatturato e uno di margine lordo, 12 mila negozi in Francia e in America Latina dov'è leader di mercato), ringraziano Macron e la sua legge sul lavoro che il neopresidente, come si sa, ha fatto approvare per decreto. 

Lo ringraziano per una ragione molto semplice. 

Perché è grazie proprio a queste ordonnance, che diventeranno legge alla fine di novembre con l'approvazione parlamentare, che i negozi di frutta e verdura e i supermercati alimentari potranno finalmente aprire la domenica senza rischiare multe salatissime, ricorsi sindacali alla magistratura del lavoro com'è capitato proprio a Monoprix che, nel 2014, è stata condannata a pagare 750 mila euro di ammenda (ora è in appello) per una denuncia della Cgt, la Cgil francese che accusava i dirigenti della catena di non aver rispettato una precedente ordinanza del giudice che vietava per l'appunto l'apertura domenicale.

La vicenda del 2014 è ancor più complicata e raccontarla in breve serve a capire quali stratificazioni giuridico-normative di stampo social-corporativo è riuscito a far saltare con soddisfazione generale, dei consumatori e dei commercianti alimentari, piccoli fruttivendoli o grandi catene poco importa, la legge sul lavoro che ora tutti attribuiscono a Macron ma che, in realtà, è stata scritta dall'ex ministra socialista Myriam El Khomry che, però, ha avuto il torto di non saperla imporre né ai sindacati né al parlamento.

Prima del Jobs Act il mercato delle aperture domenicali era, infatti, regolato da decreti prefettizi che, sulla base di vecchie leggi sul commercio, imponevano la chiusura degli esercizi per almeno un giorno la settimana (di fatto, la domenica) e consentivano una deroga solo per le zone delle città considerate turistiche sulla base di un lontano decreto del 1990 e solo sulla base di precisi accordi intersindacali negoziati con le rappresentanze dei lavoratori in cambio di straordinari, riposi compensativi, l'apertura di nidi aziendali come hanno fatto, per dire, le Galeries Lafayette qui a Parigi.

In ogni caso la deroga ha interessato, finora, solo il commercio non-alimentare, in pratica solo i grandi magazzini e i negozi del centro città. Per il resto chiusura totale. Sfidata platealmente dai negozi alimentari e da qualche catena, come il Monoprix che l'ha pagata cara come s'è visto, che negli ultimi tempi hanno provato ad aprire fino alle 13 pur senza azzardarsi ad andare oltre le ore serali per non rischiare denunce per violazione della legge sul lavoro notturno (proprio così).

Ora si comincia a cambiare e qualcuno, che aveva sfidato le vecchie norme aprendo fino alle 13, oggi tiene aperto il negozio fino a tardo pomeriggio. Facendo appello all'articolo 35 della Troisième Ordonnance di Macron, quella che consente il lavoro serale (e notturno) a patto che ci sia stato un accordo preventivo con le rappresentanze sindacali aziendali (non con il sindacato confederale di categoria).

Per i piccoli negozi, a conduzione familiare, è abbastanza semplice. Per le catene alimentari bisognerà trattare con i sindacati interni ma la spada di Damocle delle denunce alla magistratura grazie al cielo non c'è più tira un respiro di sollievo Claude Boulle, presidente dell'Uc, Union du grand commerce de centre ville, l'organizzazione di categoria dei grandi magazzini che aderisce alla Fédération du commerce et de la distribution (la Federdistribuzione francese).

Ed è proprio il segretario generale della Fédération du commerce, Jacques Creyssel, a spiegare a ItaliaOggi perché il sistema delle chiusure domenicali era diventato anacronistico e insopportabile per tutti: «I nostri concorrenti lavorano anche di domenica. E non solo Amazon. Anche Chronopost di proprietà delle Poste, cioè dello Stato, consegna i pacchi anche di domenica. Solo i negozi di frutta e verdura dovevano restare chiusi sulla base di regole di trenta e quarant'anni fa?»

Domanda retorica, si capisce, anche se il sindacato ha chiesto che per le aziende commerciali con più di 11 dipendenti si continui con la vecchia pratica della contrattazione. Il governo ha accettato: proroga di un anno. La battaglia per l'apertura domenicale non è finita.





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