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di Francesco Chierchia | MF-Dow Jones News

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Gerusalemme: tensione Trump-mondo arabo, Ue preoccupata

05/12/2017 19:03

La decisione del presidente americano di spostare l'ambasciata statunitense da Tel Aviv alla Città Santa ha generato allerta tra i leader di mezzo mondo. Ma secondo la Cnn la scelta di Washington potrebbe slittare

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha comunicato oggi al leader dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, che la Casa Bianca intende trasferire l'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme.

A dare l'annuncio della decisione americana è stato Nabil Abu Rdainahun, portavoce di Abu Mazen. "Il presidente Trump ha comunicato la sua intenzione di trasferire l'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme", ha reso noto Abu Rdainahun, aggiungendo che "il presidente Abbas ha avvertito (Trump, ndr) delle pericolose conseguenze che una simile decisione potrebbe avere sul processo di pace e sulla sicurezza e stabilità della regione e del mondo".

Secondo alcune fonti dell’amministrazione Usa, la scelta del tycoon potrebbe però slittare. Stando a quanto affermato dalla Cnn, le pressioni arrivate a Washington da parte dei Paesi alleati e del mondo arabo potrebbero far sì che gli Usa valutino un bilanciamento della decisione, tenendo conto così anche degli interessi palestinesi.

Le intenzioni di Trump, infatti, hanno scatenato le proteste da parte di molti dei leader mediorientali. L'attacco più duro è giunto dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, secondo cui "lo status di Gerusalemme rappresenta la linea rossa per i musulmani".

Il segretario generale della Lega araba, Ahmed Abul Gheit, ha definito la situazione "pericolosa. Se (lo spostamento dell'ambasciata, ndr) dovesse verificarsi avrà ripercussioni non solo sulla situazione palestinese ma in tutta la regione araba e islamica", ha aggiunto durante una sessione straordinaria dell'assemblea della Lega. "L'amministrazione statunitense - ha sottolienato Abul Gheit - dovrebbe astenersi da qualsiasi iniziativa che possa portare a un cambiamento dello status giuridico e politico di Gerusalemme o a pregiudicare eventuali questioni relative a una soluzione finale".

Il premier iracheno, Haider al-Abadi, ha condiviso la preoccupazione degli altri Stati arabi, mentre per il Ministero degli Esteri saudita quella degli Usa è "una decisione ingiustificata e una grave violazione del principio di non influenza nei negoziati sul conflitto tra Israele e i palestinesi".

Sul versante europeo, anche l'Alto Rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ha commentato in maniera critica la questione. "Dall'inizio dell'anno - ha spiegato - l'Unione europea ha chiarito le sue aspettative che ci possa essere una riflessione sulle conseguenze che potrebbe avere qualunque decisione o atto unilaterale sullo status di Gerusalemme. Potrebbe avere gravi ripercussioni sull'opinione pubblica in vaste aree del mondo". Per Mogherini, "il focus dovrebbe perciò restare sugli sforzi per riavviare il processo di pace e sull'evitare qualunque atto che possa minare questi sforzi".

Infine, secondo quanto riferito dall'Eliseo, il presidente francese Macron, durante un colloquio telefonico con Trump avrebbe manifestato al tycoon che "la questione dello status di Gerusalemme dovrá trovare una soluzione nel segno dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi".

Agli avvertimenti internazionali, in particolar modo quelli arrivati da Ankara, Israele ha risposto tramite il portavoce del Ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon. "Gerusalemme - ha affermato - è la capitale del popolo ebraico da tremila anni e la capitale di Israele da settanta senza riguardo se sia riconosciuta o meno da Erdogan".





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