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di Stratfor – traduzione di Giorgia Crespi

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Gli attacchi a Bruxelles possono spingere verso la Brexit

23/03/2016 14:47

Secondo il sito di global intelligence Stratfor, ripreso oggi da Euractiv.com, gli attacchi terroristici del 22 marzo a Bruxelles hanno sconvolto l’Unione europea mentre era ancora impegnata a riprendersi dagli eventi di Parigi di novembre e a risolvere la crisi dei migranti. Soprattutto hanno sconvolto l’Unione europea mentre le forze nazionaliste stanno sfidando i principi fondamentali del blocco, tra cui la libera circolazione dei lavoratori e l’accordo di Schengen, che ha eliminato i controlli alle frontiere tra i vari Stati membri. L’atmosfera di paura e sospetto che sicuramente seguirà non farà che peggiorare queste crisi di natura sociale, politica ed economica.

Il primo prodotto degli attacchi di Bruxelles sarà un nuovo ciclo di dibattito a proposito del controllo delle frontiere comunitarie, in particolare quelle dell’area Schengen. L’accordo omonimo ha subìto pesanti critiche all’avvento della crisi dei migranti nei primi mesi del 2015. E gli attacchi di Parigi hanno portato all’intensificarsi della polemica, in particolare perché gli autori di questa tragedia si sono spostati tra Francia e Belgio senza essere scoperti. Di conseguenza, la Francia e altri Paesi hanno intensificato i controlli ai confini. Pertanto la Commissione europea ha dichiarato che i controlli alle frontiere nell’area Schengen dovranno essere eliminati entro la fine del 2016. Tuttavia, gli ultimi attacchi – e quelli che potenzialmente seguiranno – renderanno tutto più complicato.

Diversi governi dell’Europa Occidentale probabilmente annunceranno una nuova dottrina di sicurezza nazionale, un rafforzamento dei controlli sui combattenti di ritorno dai conflitti in Medio Oriente e in Africa Settentrionale, oltre che un potenziamento della condivisione di informazioni di intelligence con i vicini. I membri dell’Ue riprenderanno a ragionare sulla strategia migliore per combattere il terrorismo all’estero, in contesti precari come la Libia e la Siria. Gli europei saranno più propensi a contribuire alla coalizione contro lo Stato islamico, verosimilmente mediante l’incremento degli armamenti e dell’addestramento dei militari iracheni e i militanti curdi, un maggiore dispiegamento di forza aerea e la partecipazione alle missioni NATO di sorveglianza in Turchia.

Un’altra vittima potrebbe essere il debole accordo tra Turchia e Unione europea finalizzato a limitare l’arrivo dei richiedenti asilo in Europa. La rinnovata consapevolezza della minaccia del terrorismo tra gli Stati membri porrà l’accento sui confini esterni del blocco, giustificando probabilmente una più profonda cooperazione con la Turchia. D’altra parte, gli attacchi potrebbero riaccendere sentimenti anti-musulmani nel Vecchio Continente e aumentare le richieste popolari ai governi di non concedere l’esenzione dall’obbligo del visto ai cittadini turchi, una condizione chiave posta da Ankara per la cooperazione sulla questione migranti.

Inoltre, il sentimento anti-musulmano potrebbe portare a un maggiore sostegno dei partiti nazionalisti in tutto il continente. Il Fronte Nazionale francese riceve già un notevole sostegno nei sondaggi elettorali. In Germania, Alternativa per la Germania, il partito anti-immigrazione tedesco, ha recentemente raggiunto prestazioni record alle elezioni regionali ed è attualmente il terzo partito più popolare del Paese. Sia la Francia, che la Germania, terranno le elezioni politiche nel 2017, il tutto sullo sfondo della crisi immigratoria e di molteplici attacchi terroristici. In entrambi i casi, i partiti convenzionali subiranno la pressione elettorale dei rivali nazionalisti. Di conseguenza, con probabilità adotteranno alcuni elementi programmatici dei partiti nazionalisti. Lo stesso si potrebbe prevedere per altri Paesi dell’Europa Settentrionale come Olanda o Svezia, in cui sono presenti movimenti nazionalisti relativamente potenti. In aggiunta, i partiti e i gruppi politici che vogliono che il Regno Unito lasci l’Unione europea potrebbero sfruttare i recenti attacchi terroristici per giustificare un maggiore isolamento dal continente.  

Infine, gli attacchi di Bruxelles andranno a colpire le economie europee, anche se probabilmente solo per un breve periodo. Nei prossimi giorni, in Belgio e nei Paesi dell’Europa Occidentale la popolazione potrebbe optare per prendersi una pausa dai viaggi o dalle zone affollate, come i bar e i centri commerciali, per paura di un altro attacco. I consumi interni e il turismo ne usciranno temporaneamente soffocati. Per la maggior parte degli europei, la minaccia del terrorismo è ormai parte della vita quotidiana. Al di là della politica e dell’economia nazionale, l’impatto a lungo termine degli attacchi influenzerà il tessuto stesso dell’Unione europea.   





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