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di Giuseppe Corsentino - ItaliaOggi

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Glifosato, l'Europa resta divisa

27/09/2017 10:09

La Francia vieta l'erbicida fino al 2022, Italia e Germania prendono tempo

La Francia di Emmanuel Macron, rispettando gli impegni presi dal neopresidente in campagna elettorale, dice no. Malta, anch'essa, ha detto no. Italia e Germania, che pure sono tra i più importanti paesi agricoli d'Europa, dicono ancora ni, vediamo, valutiamo, aspettiamo. Ma il tempo stringe, il 1° gennaio prossimo l'autorizzazione provvisoria della Commissione europea scade e il micidiale glifosato (micidiale per le piante infestanti e per questo è l'erbicida più diffuso al mondo e fors'anche per gli umani secondo gli studi del Circ, il Centro internazionale di ricerca sul cancro, di Lione e l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, ma non secondo l'Efsa, l'agenzia europea sulla sicurezza alimentare); il micidiale glifosato, dicevamo, la molecola base del Round-Up, il prodotto che ha fatto la fortuna della Monsanto, potrebbe essere inserito, questa volta per sempre, nella lista dei prodotti chimici vietati in tutti i paesi europei. Oppure assolto definitivamente.

Per questo i rappresentanti delle agricolture intensive più ricche (e grandi utilizzatrici di pesticidi) come quella francese, si agitano. Venerdì scorso, 22 settembre, una pattuglia agguerrita di produttori con un centinaio di trattori ha bloccato per alcune ore gli Champs-Elysées per protestare contro la decisione del governo di bloccare l'utilizzo del glifosato e di convincere gli altri partner europei a seguirla su una strada che, a detta delle organizzazioni agricole ma anche delle federazioni industriali, significativa in questo senso la presa di posizione del quotidiano Les Echos, rischia «de fossoyer l'agriculture française», di affossare l'agricoltura francese.

Macron, sbertucciato durante il corteo con l'appellativo di «Monsieur Propre du Monde», l'uomo che vuole ripulire il pianeta, ha fatto sapere che non ci saranno altre proroghe per il glifosato, né di dieci né di sette e neanche di cinque anni, com'era nel progetto del suo ministro dell'agricoltura, Stéphane Travert (macroniano doc, ma non è servito) che ha provato a trovare una soluzione di compromesso per dar tempo alle aziende agricole di trovare un sostituto meno dannoso del glifosato. Niente da fare, «l'engagement de campagne sera tenu», l'impegno preso durante la campagna elettorale sarà mantenuto, dicono all'Eliseo.

Gioiscono, naturalmente, i nemici del glifosato. In Italia, il capogruppo del Pd in commissione agricoltura, il calabrese Nicodemo Oliviero, ha anticipato un no dell'Italia (in subordine, quello della regione Calabria: federalismo agro-chimico) che, però, al momento non è stato ufficializzato. Cioè espresso nella Commissione europea incaricata di decidere sul glifosato e guidata dal commissario alla sicurezza alimentare, il cardiologo lituano Vytenis Andriukaitis.

Che il dossier sia complicatissimo, che gli interessi in gioco siano enormi (non dimentichiamo che Monsanto è sotto Opa da parte della tedesca Bayer e sul punto deve decidere l'Antitrust europeo), che la guerra del glifosato si stia combattendo da almeno due anni (dal 2015 quando il Circ e l'Oms dissero che sì, era cancerogeno, mentre l'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, e l'Echa, l'agenzia europea sui prodotti chimici dissero che no, non era così sicuro) a colpi di rivelazioni e di sputtanamenti vari degli scienziati e delle stesse agenzie internazionali, lo dimostra il fatto che la Commissione europea non è mai riuscita a decidere.

Nell'ultima riunione, due paesi erano contro il glifosato, tre a favore e sette si erano astenuti (compresi l'Italia e la Germania). Nella prossima, 5 e 6 ottobre, c'è il rischio che l'impasse si ripeta. Mettendo in imbarazzo il presidente Jean-Claude Junker e tutta la Commissione. Che ha già comunicato a Andriukaitis che l'esecutivo europeo deciderà, entro la fine dell'anno, solo a maggioranza qualificata, vale a dire con il via libera (al glifosato) di almeno 16 stati rappresentanti del 65% della popolazione dell'Unione.

In caso contrario «cela restera une responsabilité partegé» confida a ItaliaOggi un funzionario di Bruxelles. Ogni paese si assumerà la propria responsabilità.

 





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