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di Andrea Montanari - Milano Finanza

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I cinesi vogliono i porti italiani

21/12/2017 14:15

Il Governo ha avviato un tavolo tecnico con quattro ministeri sul dossier. Sono coinvolti i tecnici dei dicasteri delle Infrastrutture, dell’Economia, della Cooperazione internazionale e della Coesione territoriale. Si cerca di creare un asse con i potenziali investitori

I cinesi sono pronti a invadere il Mediterraneo, almeno sul fronte della logistica, nel quadro della Belt Road Initiative o Via della Seta.

E hanno mandato in avanscoperta il colosso di Stato Cosco, terzo polo mondiale nel settore trasporto via container alle spalle di Maersk e Msc, e che ha già conquistato il porto del Pireo ed è entrato nel capitale, con il 40%, della piattaforma logistica di Vado Ligure. Ma l’escalation non è destinata ad arrestarsi e vede nell’Italia uno dei target principali per la crescita e il consolidamento nel bacino del Mediterraneo.

Per questa ragione il governo Gentiloni ha deciso di avviare una seria riflessione su questa prospettiva di carattere industriale, e ha deciso di avviare un dialogo volto a raggiungere un’intesa con la Cina, anche in virtù delle strette relazioni industriali tra i due Paesi. Per questo, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza in ambienti romani, martedì al ministero delle Infrastrutture è stato varato e avviato il primo tavolo tecnico che riunisce dirigenti ed esperti dei dicasteri delle stesse Infrastrutture, Economia e Finanze, Coesione Territoriale e Mezzogiorno e Affari esteri e Cooperazione internazionale.

Obiettivo di questo progetto, che vedrà poi coinvolte anche società di consulenza strategica, dei trasporti, forse anche Rfi (gruppo Ferrovie dello Stato), è definire delle regole d’ingaggio per quel che riguarda la gestione e la valorizzazione degli asset logistici come per l’appunto i porti.

Ovviamente, i ministeri coinvolti vedono con grande favore questo interesse della Cina per le infrastrutture italiane, e per questa ragione si cercherà di avere contatti diretti con la controparte orientale, anche per valutare la modalità migliore di possibile collaborazione. Inoltre ci sarebbe anche la volontà da parte del governo di definire regole e normative per tutelare certe attività ritenute strategiche.

E che il tema sia di particolare attualità lo dimostra il fatto che proprio all’inizio di questa settimana il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, si trovava in Cina nell’ambito della missione che prevedeva, tra le altre cose, la partecipazione all’Ottava sessione dei lavori del Comitato governativo congiunto Italia-Cina. Oltre a quest incontri di natura diplomatica, Alfano ha avuto un confronto con gli esponenti del fondo sovrano Cic, con i quali ha parlato anche del business delle infrastrutture. 





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