EurActive.it

Home > News > I giochi nel mondo li fanno solo Usa, Cina, Russia e Germania

di Domenico Cacopardo - ItaliaOggi

Facebook Twitter Linkedin
I giochi nel mondo li fanno solo Usa, Cina, Russia e Germania

01/06/2017 09:08

Il bilancio del G7 è chiaro, i Paesi che fanno ruotare la politica mondiale sono loro. Perfino l'India ha finito per essere messa all'angolo

Nonostante tutte le critiche e i sospetti che si addensano sul suo capo, dobbiamo ammettere che Donald Trump ha posto una pietra tombale sulla politica estera cui eravamo abituati, ha preso atto di una situazione completamente modificata dall'inoltrarsi del mondo nel terzo millennio e ha iniziato a ragionare in modo diverso costringendo tutti a rinunciare ad archetipi, abitudini e preconcetti.

Non che, in ciò, ci sia un giudizio positivo sul presidente americano: le sue pecche e gli interessi, ancora indefiniti, di cui è portatore rappresentano un rischio reale per gli Usa e per la comunità internazionale. È che il terreno dei rapporti tra stati è il terreno elettivo del realismo e, quando non lo è, diventa l'occasione per scontri devastanti dagli esiti imprevedibili. Se l'ideologia prevale sugli interessi, si sa da dove si parte e non si sa dove si arriva.Lo stato dell'arte, ai nostri giorni, può essere così sintetizzato: al tavolo del grande poker mondiale siedono quattro giocatori. Cina, Germania, Russia e Stati Uniti. L'Europa è soltanto un'espressione geografica e un mercato. Nient'altro. Come soggetto politico non esiste. Il Giappone non può non essere giustapposto all'America, visti i comuni interessi strategici e la crescita del Celeste impero in salsa rossa. I quattro si muovono e scelgono alleanze e coltivano opportunità con un ottica al presente e una al futuro, anche remoto.

Per il presente, 72 anni di fedeltà formale e sostanziale tra Usa e Germania sono terminati. Qualcuno imprecherà all'unificazione tedesca, madre e padre dell'attuale potenza del Paese: ma è inutile e dannoso pensare al passato, anche se non s'è spento il serpeggiante rancore che la popolazione americana nutre per lo spietato avversario germanico, contro di cui si spensero diverse centinaia di migliaia di vite. Angela Merkel è stata costretta ad ammetterlo nelle sue ultime uscite post-Taormina. Per lei, si apre uno scenario russo, nel senso che, dovendo nuotare in mare aperto, può esserle utile deporre le armi economiche con le quali aveva tentato di piegare Mosca per afferrare le opportunità che il sempiterno scambio tra prodotti finiti (e di alta qualità) ed energia (e materie prime) presenta.

Gli Usa, per il momento, nonostante i proclami propagandistici del periodo elettorale, hanno trovato utile aprire un dialogo sostanzioso con la Cina. Tanto che Xi Jinping, per incontrare Trump, s'è recato nella sua grande magione di Palm Beach (Florida) denominata «Mar-a-Lago» (la cui architettura riecheggia vagamente Palazzo Chigi). Un riconoscimento e una manifestazione di interesse, di cui il presidente americano ha subito profittato mettendo i cinesi di fronte alle loro responsabilità coreane. Ha detto loro più o meno: «Poche balle! Solo voi potete ricondurre alla ragione Kim Jong-un». Il che tra mille difficoltà sembra avere avuto un qualche effetto.

Infine, tra Russia e Cina sussiste il più grande accordo di cooperazione economica della storia. Ma ciò non comporta che gli interessi egemonici e politici delle due nazioni non siano destinati a confliggere. Attualmente conviene a entrambe collaborare e crescere. Domani chissà.

Tutto il resto, a parte l'India in crescita che, anche per il proprio armamento atomico, può aspirare a una egemonia subcontinentale, è «robetta» senza peso né militare né economico. Dovrà accodarsi, ben sapendo che gli Usa dei nostri giorni non sono disponibili a reiterare le vecchie alleanze, nelle quali la loro parte era quella di donatori di sangue, cioè di sicurezza.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154