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di Sarantis Michalopoulos - EURACTIV.gr | Traduzione di Francesco Chierchia

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I greci temono di perdere il loro "oro bianco" con il CETA

28/07/2017 10:30

Gli agricoltori ellenici sarebbero preoccupati per il destino della feta nei prossimi accordi commerciali Ue con Paesi terzi. L'Unione, infatti, non è riuscita a tutelare appieno il formaggio greco nell’accordo di libero scambio con il Canada (CETA)

La feta è considerata "l'oro bianco" dell'economia greca. Il Paese produce circa 120.000 tonnellate di questo formaggio ogni anno, mentre la produzione totale di latte di pecora-capra è di circa 1.100.000 tonnellate.

La Grecia esporta annualmente circa 500 tonnellate di feta in Canada. Ma dopo l'accordo commerciale firmato tra Bruxelles ed Ottawa, le aziende canadesi potranno continuare a produrre e commercializzare 'feta canadese' nel loro Paese.

Il CETA protegge più di 140 indicazioni geografiche provenienti da tutta Europa. Ma nel caso della feta - così come i formaggi Asiago, Gorgonzola, Fontina e Munster – l’accordo prevede che i canadesi possano produrre e vendere un loro prodotto equivalente sul mercato nazionale.

Gli alimenti protetti nell'Unione europea, proprio come il formaggio ellenico, devono soddisfare i rigidi requisiti di qualità alimentare Ue, per cui i formaggi canadesi etichettati come “feta” non possono essere commercializzati sul mercato comunitario.

Al contrario, i produttori canadesi che hanno iniziato ad utilizzare l'etichetta “feta” sul mercato interno prima del 2013, potranno continuare vendere i loro prodotti.

Una volta che il CETA entrerà ufficialmente in vigore, le industrie alimentari del Canada saranno obbligate anche ad aggiungere alle etichette delle loro merci indicazioni su "genere", "tipo", "qualità" o "imitazione" dei prodotti, oltre ad un'indicazione facilmente leggibile sull’origine geografica delle merci in questione.

"Ai produttori canadesi non sarà permesso utilizzare diciture simili a 'feta greca' o 'feta alla greca', e non verrà concessa loro nemmeno l’applicazione di bandiere elleniche" sui prodotti, ha sottolineato l’eurodeputata socialista, Eva Kaili.

Inoltre, le aziende greche che producono feta avranno la possibilità di esportare le loro merci in tutto il Canada.

Feta a base di latte vaccino

Takis Peveretos, presidente dell'Associazione degli Allevatori greci, ha dichiarato a EURACTIV.com che la mancanza di una tutela completa della feta nelle disposizioni CETA è inaccettabile.

La feta "è il pezzo forte delle nostre esportazioni, non solo di formaggio ma anche di altri prodotti [...] considerando che le 52.000 tonnellate esportate ogni anno garantiscono 350 milioni di euro per l’equilibrio della bilancia commerciale della Grecia", ha sottolineato.

Per Peveretos il CETA pone due problemi principali.

La feta viene prodotta utilizzando latte di pecora (70%) e latte di capra (30%). “Grazie al CETA, i canadesi saranno in grado di produrre e vendere questo formaggio utilizzando latte vaccino", ha spiegato.

Della stessa opinione è anche Nikos Palascas, presidente della Federazione Allevatori della Tessaglia, che in un intervento alla Athens News Agency ha ribadito come “l'oro bianco” della Grecia sia stato vittima dell’intesa Ue-Canada.

"Il problema – ha avvisato Palascas - è che le grandi multinazionali dispongono di latterie specifiche e quindi possono invadere il mercato con feta a base di latte di mucca, ma il latte proviene da animali allevati con mangimi geneticamente modificati".

Nel tentativo di placare l’ira dei produttori greci, il commissario Ue per l'Agricoltura, Phil Hogan, ha promesso di esaminare la questione entro 5 anni (valutando gli effetti sul mercato). Ma gli addetti ai lavori temono che possa essere troppo tardi.

"L'impegno di Hogan non è affatto utile. [...] I consumatori si abitueranno a mangiare il formaggio di latte vaccino e penseranno che sia feta", ha sottolineato Peveretos, aggiungendo che il ‘caso feta’ necessita di essere riconsiderato al massimo entro un anno.

Infine, l’Associazione dell'Industria dei prodotti lattiero-caseari ritiene che la Commissione abbia voluto adottare la scadenza quinquennale come "esca" per mantenere il governo greco dalla propria parte.

Futuri accordi commerciali

Gli allevatori greci temono che il CETA possa creare anche un precedente sfruttabile da altri Paesi per richiedere condizioni simili per la produzione di feta. Ed è questo il caso del Sudafrica.

Peveretos ha incolpato il precedente Governo di Antonis Samaras, nonché l'ex presidente della Commissione, José Manuel Barroso, per non aver protetto la feta nel CETA,  ed ha sollecitato l'attuale Governo a porre l'argomento all'ordine del giorno nelle future trattative bilaterali.

"Ora conosciamo il contesto. Nel 2013, il Governo di allora ha permesso alla Commissione di negoziare in questo modo con il Canada sulla feta", ha osservato.

In una dichiarazione di inizio mese (11 luglio) Atene ha sottolineato di aver lanciato una campagna per rivedere gli accordi che riguardano il "formaggio nazionale", sottolineando che nei dialoghi con il Giappone la feta sarà meglio tutelata.

Se però è vero che a Tokyo il formaggio ellenico gode di una piena protezione, allo stesso tempo risulta oggettivo che l'interesse commerciale per la produzione interna di feta sia abbastanza basso: in pratica non esiste un'industria giapponese consolidata che produce un alimento già chiamato 'feta'.

Alcune fonti interne al Ministero greco dell'Agricoltura hanno informato EURACTIV che da ora in poi il Governo cercherà di utilizzare l'accordo con il Giappone come "modello base" per i futuri accordi commerciali Ue con Paesi terzi.

Commissione: ogni caso è diverso

La Commissione europea ritiene di aver ottenuto il più alto livello di tutela possibile nei negoziati con il Canada, qualificando il CETA come un successo senza precedenti.

"È stato un miglioramento della situazione esistente nel mercato canadese [...] l'alternativa sarebbe stata un’assenza totale di protezione per tutti i prodotti coinvolti", ha dichiarato il portavoce dell'Unione europea, Daniel Rosario, a EURACTIV.com.

Il funzionario Ue ha proseguito sostenendo che nel caso del Canada la discussione è stata "molto difficile" perché la nozione ‘GI’ è stata originariamente respinta e perché ‘feta’ è stato considerato un nome generico del mercato nordamericano.

"In un contesto simile – ha proseguito - qualsiasi concessione dal Canada poteva essere ottenuta solo accettando delle condizioni particolari", e se lo status quo fosse rimasto quello precedente, non ci sarebbe stata alcuna protezione per la feta.

"La tutela ottenuta rappresenta anche un’opportunità di mercato per i produttori greci che potranno entrare in questi mercati con la possibilità proporre ai consumatori canadesi le caratteristiche uniche della sola e vera 'feta greca'.

Una fonte con esperienza in trattative commerciali ha riferito ad EURACTIV.com che durante i negoziati alimentari dovrebbe essere presa in considerazione una 'retroattività' delle indicazioni geografiche, specialmente nei Paesi dove si è verificata una diaspora europea o dove sono presenti determinati modelli di consumo.

Il Canada ha una comunità greca di 250.000 persone, alcune delle quali sono coinvolte nella produzione di feta canadese.

La stessa fonte ha spiegato che le trattative con i Paesi terzi variano di volta in volta, e che ogni caso deve essere analizzato separatamente. Per esempio, in Vietnam non sarà un problema tutelare la feta garantendole la stessa protezione di cui gode in Europa; ma convincere i canadesi a fare lo stesso potrebbe richiedere invece ulteriori sforzi.

"Il motivo è semplice: in Canada ci sono formaggi chiamati 'feta' che sono stati prodotti e venduti per generazioni, mentre in Vietnam no", ha sottolineato la fonte.





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