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di Eden Uboldi - ItaliaOggi

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I migranti devono conformarsi ai valori di chi li ospita

16/05/2017 08:58

L'articolo 2 della Costituzione tutela il pluralismo sociale, ma, secondo la Corte di Cassazione, "è obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi"

Portare il coltello, anche se per motivi religiosi, viola l'ordine pubblico. Ecco cosa conclude, con la sentenza 24084/17, depositato ieri in cancelleria, la Corte suprema di Cassazione in merito al caso dell'indiano sikh trovato in possesso di un coltello, portato alla cintola, in una zona centrale di Mantova. Di fonte all'invito della polizia locale a consegnarlo, il giovane si era opposto poiché riteneva semplicemente di conformarsi ai propri costumi religiosi. Ma il tribunale di Mantova lo ha condannato, il 5 febbraio 2015, al pagamento di 2 mila euro di ammenda per aver, senza giustificato motivo, portato al di fuori della propria abitazione un coltello, che per le sue caratteristiche era atto all'offesa, in violazione dell'art. 4 della legge 110/1975. L'indiano ha presentato ricorso, chiedendo l'annullamento della decisione, sostenendo che in base all'art. 19 della costituzione il porto dell'arma fosse giustificato dalla religione. Infatti il pugnale, chiamato kirpan, è uno dei simboli della religione monoteista sikh e viene indossato in quanto articolo di fede e appartenenza al credo.

Gli Ermellini hanno considerato il ricorso infondato perché il simbolismo legato al porto del coltello non costituisce la scriminante dettata dalla legge in questione, non è un giustificato motivo. In quanto il testo della disposizione è accessibile e è formulato in modo tale che chi la legge può prevedere le conseguenze a cui incorre svolgendo condotte contrarie, i supremi giudici hanno ritenuto di poter affermare il principio secondo cui «nessun credo religioso può legittimare il porto pubblico di armi o di oggetti atti ad offendere».

La Corte ha voluto sottolineare come in una società multietnica, definita come «una necessità», la convivenza tra persone appartenenti di etnie differenti richieda «un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbano riconoscere». L'articolo 2 della Costituzione tutela e valorizza il pluralismo sociale, ma, secondo gli Ermellini, «è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina».

Inoltre la Corte ha sottolineato come proprio la libertà religiosa, invocata tramite l'articolo 19 Cost. dal ricorrente, incontri dei limiti, tra cui anche quello dell'ordine pubblico, come anche ribadito nella sentenza 63/2016 della Corte Costituzionale. Ugualmente anche l'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo stabilisce la legittimità di restrizione della libertà religiosa se queste sono misure necessarie per la tutela dell'ordine pubblico, della salute, della morale o della libertà altrui.





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