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di Carlo Valentini - ItaliaOggi

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I musulmani vogliono l'8x1000

17/05/2017 09:36

Nasce la Costituente islamica italiana. Si vota online ed i requisiti richiesti sono codice fiscale e rifiuto della violenza. 1,2 miliardi da spartire. L' obiettivo è quello di costruire moschee

Si sono riuniti domenica a Torino. All'appello hanno aderito molti degli esponenti del frastagliato mondo islamico. Si è così ufficialmente formato il comitato promotore della Costituente islamica italiana. L'obiettivo è dare un'unica voce all'islam, quindi diventare un punto di riferimento preciso anche per le autorità, e quindi potere aspirare all'8x1000. «Siamo la seconda comunità religiosa del Paese», dice l'editore e scrittore ligure Hamza Piccardo, tra i promotori. «Quindi abbiamo bisogno di una rappresentanza democratica per dialogare con lo Stato. Inoltre è un bene per tutti superare la frammentazione dei tanti gruppi presenti sul territorio italiano».

Per votare i leader è stato scelto un metodo grillesco: il voto avverrà attraverso la piattaforma E-shura.it. L'organismo direttivo sarà composto da un centinaio di membri e diventerà operativo il prossimo anno, dopo che, entro la fine del 2017, saranno state completate le formalità di registrazione dei votanti e saranno state raccolte le candidature. «Chiediamo», aggiunge un altro dei promotori, Brahim Baya, «di stipulare un'intesa in base all'articolo 8 della Costituzione. Vogliamo che lo Stato tratti con i cittadini musulmani eletti dai cittadini musulmani i loro diritti e doveri».

Potranno votare i musulmani italiani, anche se residenti all'estero, ed i musulmani non italiani se residenti in Italia. È necessario possedere il codice fiscale e un documento valido d'identità. Non solo. Si dovrà anche sottoscrivere un documento di accettazione dei principi fondamentali dell'islam, con la rinuncia alla violenza politica e la volontà di collaborazione nell'ambito della società. «Siamo già impegnati», spiega Baya, «in una campagna d'informazione sui social network e nei luoghi fisici, religiosi e consuetudinari, frequentati dai musulmani. Prevediamo anche una grande convention nazionale a fine anno, prima dell'inizio del voto».

La politica non è unanime. Il presidente della Toscana, Enrico Rossi (ex-Pd ora Mdp), dice: «Si permetta di devolvere parte delle tasse per le moschee. Bisogna che il Paese si doti di una legge per garantire la libertà di culto a un milione, o poco più, di musulmani, gran parte dei quali paga regolarmente le tasse. Se avessero una legge analoga a quella per la religione cattolica che consente di devolvere una percentuale delle tasse al proprio credo, i musulmani potrebbero costruire per proprio conto i luoghi di culto. Si eviterebbe che una parte di queste strutture venisse finanziata dai ricchi sultani, i cui collegamenti anche con la guerra e col terrorismo non sono poi così limpidi e netti».

Concorda il suo collega di partito, Massimo D'Alema: «In Italia non c'è una legge specifica sulla libertà di culto, ci sono varie intese con le religioni ma non con gli islamici, e io penso invece che dovremmo farlo anche con loro. Bisogna arrivare a un'intesa che è un insieme di obbligazioni reciproche e destinare l'8x1000 alla costruzione delle moschee che sono meglio dei soldi che arrivano dall'Arabia Saudita».

Sul fronte opposto c'è Magdi Cristiano Allam, ex giornalista del Corriere della Sera e ora intransigente oppositore dell'islam: «L'islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione. Non ha stipulato un'intesa con lo Stato e il suo ordinamento giuridico, la Sharia, non è compatibile con le nostre leggi. È di per sé una sottomissione all'islam il fatto che le istituzioni pubbliche e locali operino come se l'islam fosse pienamente legittimato alla stregua delle altre religioni, accordandogli arbitrariamente il diritto di disporre di moschee e scuole coraniche. Se fossimo uno Stato di diritto che si rispetti, in Italia le moschee non dovrebbero proprio esserci».

Secondo il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero: «Poligamia, il ruolo della donna, l'educazione dei figli, ci sono norme e usi islamici che vanno contro i postulati fondamentali della nostra Costituzione, per questo l'impegno a rispettare la Carta è la condizione essenziale». Ribatte l'imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini: «Non è giusto che per una minoranza pretestuosamente maschilista o poligama ci vada di mezzo un milione di fedeli».

Sette anni fa il parlamento ha ratificato le intese con altre sei confessioni religiose, consentendo loro di partecipare alla ripartizione dell'8x1000. Risultano così oggi ufficialmente riconosciuti: cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici, testimoni di Geova, ebrei, valdesi, evangelici, luterani, avventisti del settimo giorno, pentecostali, Adesso alla porta bussano anche i musulmani.

Il gruzzolo da dividere è notevole. Nel 2012 (ma la ripartizione e il pagamento sono avvenuti nel 2016) sono stati 18,8 milioni (su 41,5 milioni) i contribuenti che hanno espresso una scelta in sede di dichiarazione dei redditi. La stragrande maggioranza (15,2 milioni) a favore della Chiesa cattolica, che ha ottenuto 1 miliardo di euro. Alle altre religioni sono andati 257 milioni (per esempio: 37 milioni alla Chiesa evangelica valdese, 4,7 milioni all'Unione delle comunità ebraiche, 3,1 ai luterani, e così via). Non sono proprio briciole. Il fatto è che il meccanismo (più volte criticato dalla Corte dei conti) prevede che la quota dei contribuenti che non hanno espresso alcuna scelta venga ripartita tra le religioni, in proporzione a quanto hanno ottenuto dalla prima divisione. Perciò anche religioni con poco seguito possono ritrovarsi con un loro tesoretto. Figuriamoci quindi i musulmani, forti di un milione di adepti. Ecco perché è partita la rincorsa all'8x1000.

Ma già nel 1988 era stato costituito il Consiglio islamico d'Italia che doveva «dare rappresentanza unitaria», era scritto nell'atto costitutivo, «ai musulmani di fronte allo Stato italiano e stipulare un'intesa». Così non è stato, l'islam è rimasto diviso al proprio interno e senza leader supremi. Questa volta andrà meglio?





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