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di Philippe de Schoutheete, traduzione di Barbara Pianese

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Il caso Apple dia il via a una seria discussione fiscale

20/09/2016 18:40

Secondo Philippe de Schoutheete, ex ambasciatore alla Rappresentanza Permanente del Belgio presso l’Ue, la Commissione e il governo degli Stati Uniti dovranno lavorare per trovare una soluzione equa, efficace e reciprocamente accettabile per tassare i profitti delle imprese multinazionali

Accusare la Commissione è stato, per un certo periodo di tempo, un passatempo diffuso. Ma ogni tanto è interessante assistere a dei cambiamenti. Margrethe Vestager ne ha dato l'opportunità alla fine dell’estate sostenendo che i due tax ruling garantito dall'Irlanda ad Apple hanno comportato una riduzione artificiosa del carico fiscale della società per due decadi in violazione delle regole europee sugli aiuti di stato.

I profitti dell'Apple di tutta l'Ue sono stati registrati in Irlanda sotto la Apple Sales International. Grazie agli accordi l'aliquota fiscale effettiva dell'azienda sui profitti è stata dello 0,05% nel 2011 e dello 0,005% nel 2014. Per questo la Commissione europea ha deciso che Apple deve all'Irlanda 13 miliardi di euro in tasse non riscosse dal 2003-2013.

Molte persone pensano sia uno scherzo, eccetto i pochi che conoscono il meccanismo del “double Irish”. Questa parte della normativa fiscale irlandese ha permesso ad una società di avere una sede in Irlanda, accedendo in tal modo al mercato unico, con una sede separata al di fuori dell'Ue dove tassare i profitti. Le isole dei Caraibi sono generalmente preferite per questa seconda sede ma, secondo la Commissione Apple, come società high-tech, non ha scelto un paradiso fiscale soleggiato non avendo la seconda sede un'esistenza fisica al di fuori di internet.

Non ci sono dubbi sulla legalità di tali accordi in base alla normativa irlandese. Ma quello che l'esecutivo europeo mette in dubbio è la legalità rispetto alle disposizioni europee. Gli articoli 107-108 sul Trattato sul funzionamento dell'Unione europea sostengono che ogni aiuto garantito da uno stato membro che falsi la concorrenza sia incompatibile con il mercato interno. In questo caso la Commissione ha la facoltà di decidere che lo stato in questione abolisca o alteri tale aiuto.

Queste regole sono state parte della legislazione europea per sessanta anni. Senza di queste il mercato interno non avrebbe potuto essere stabilito o mantenuto. Per questo la Commissione europea non sta agendo come un'autorità fiscale sovranazionale, come sostiene invece l'amministrazione statunitense.

Sia Apple sia la Repubblica d'Irlanda stanno facendo appello contro la decisione della Commissione ed è ora compito della Corte di giustizia di decidere se l'esecutivo è andato oltre le sue competenze.

Ci sono, però, due questioni di merito di interesse pubblico. È vero, come sostiene la Commissione europea, che l'obiettivo del tax ruling è, nel lungo periodo, ridurre la tassazione aziendale europea ad importi trascurabili? È un problema semplicemente di fiscalità o il caso solleva questioni di equità e responsabilità sociale d'impresa? 

Sulla prima questione Apple, che normalmente ha un eccezionale senso della comunicazione pubblica, è stata meno chiara sostenendo che l'aliquota 0,005% non era veritiera mentre l'amministratore delegato, Tim Cook, ha fatto riferimento ad un'imposta sul reddito a livello mondiale del 26%. Un altro top manager ha aggiunto che la decisione avrà un effetto devastante per l'economia europea, che suona più come una minaccia che una spiegazione. Qualora la Commissione sia nel giusto, emergono diversi rilievi in tema di responsabilità sociale d'impresa.

Sarebbe però stupido che l'intera questione si trasformasse semplicemente in una disputa politica tra le due sponde dell'Atlantico. Accordi di questo tipo sono destinati a scomparire. Dublino ha abbandonato il "double irish" mentre il G20 e l'Ocse stanno cercando di eliminare l'ottimizzazione fiscale e Commissione europea fa un notevole uso del diritto della concorrenza.

L'opinione pubblica, allertata dagli scandali, come nel caso LuxLeaks, trova inaccettabile quanto si scopre di volta in volta. In definitiva, la Commissione e il governo degli Stati Uniti dovranno lavorare, con gli altri attori coinvolti, per trovare una soluzione equa, efficace e reciprocamente accettabile per tassare i profitti delle imprese multinazionali.





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