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di Laura Cristóbal - EFEAgro | Traduzione di Francesco Chierchia

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Il cibo di qualità assicura alla Spagna un posto nel mercato globalizzato

26/07/2017 10:28

La Spagna è una centrale agricola: l'agroalimentare rappresenta il 20% delle esportazioni del Paese. Per EFEAgro, partner di EURACTIV, se c'è una cosa che consente agli agricoltori spagnoli di rimanere competitivi sul mercato nell'era della globalizzazione, questa è la qualità dei loro prodotti.

Questo articolo fa parte dello Special Report: The added value of EU quality schemes.

Un milione di fattorie spagnole occupano 30 milioni di ettari di terreni, e ricevono circa 45 miliardi di euro dai finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC). L’intero settore genera l'11% del Pil spagnolo ed il 20% delle esportazioni del Paese, per un valore complessivo di 48 miliardi di euro.

Isabel García Tejerina, ministro spagnolo per l'Agricoltura, la Pesca, l’Alimentazione e l'Ambiente (Mapama), una volta ha descritto la Spagna come "la vigna, il frantoio ed il frutteto del mondo", guidata dalla qualità dei suoi prodotti e dal suo potere d'esportazione.

Una simile posizione è stata raggiunta grazie all’impegno degli agricoltori, dell’industria agricola e dei distributori alimentari, attraverso il sostegno delle amministrazioni locali e nazionali.

La qualità è essenziale

"La qualità è essenziale nei mercati globali", ha dichiarato a EFEAgro Carlos Cabanas, segretario generale dell'Agricoltura e dell’Alimentazione. "La nostra priorità è stata quella di lavorare sulla tracciabilità [dei prodotti], sui controlli e sulla lotta contro le frodi, cercando di adattare i nostri standard di qualità alle nuove tecnologie: negli ultimi quattro anni abbiamo esaminato più di 500 merci".

Cabanas ha ribadito l'importanza di continuare a lavorare "sulla promozione della differenziazione che consente ai prodotti spagnoli ed europei di competere in condizioni migliori sui mercati internazionali". La Commissione europea – ha aggiunto - ha sempre supportato un modello produttivo focalizzato sulla qualità "attraverso standard che ci hanno dato i più alti livelli di sicurezza alimentare" nel mondo.

La Spagna ha inoltre approvato una legge sul miglioramento della catena alimentare, basata su strumenti di monitoraggio e controllo-qualità.

Il commissario europeo per l'Agricoltura, Phil Hogan, ha recentemente annunciato un'iniziativa per introdurre requisiti minimi in grado di ostacolare la concorrenza sleale nella catena alimentare. Secondo fonti interne alla Commissione, "ci sarà una consultazione pubblica sul tema e, se verrà ritenuto necessario, entro la prima metà del prossimo anno sarà presentata una valutazione d’impatto".

La Federazione Spagnola delle Industrie Alimentari e delle Bevande (FIAB) ha insistito sulla necessità di un "forte impegno del settore per garantire la qualità", ed ha messo in evidenza l’utilizzo di soluzioni innovative, come la piattaforma tecnologica 'Food For Life Spain', in grado di garantire che i prodotti alimentari siano sicuri e d’eccellenza.

Il ruolo dei distributori

Il presidente dell'Associazione delle Catene Spagnole di Supermercati (ACES), Aurelio Del Pino, ha dichiarato a EFEAgro che i distributori "partecipano in due modi" all’opera  di salvaguardia della qualità del cibo: [lavoriamo su] "come vogliamo che i prodotti siano e [su] quali qualità aggiuntive vogliamo che abbiano. Per i nostri marchi questo è un lavoro ancora più impegnativo, che prevede controlli più rigidi visto che i prodotti portano il nostro nome".

L'Associazione ha un accordo di collaborazione con Origen Espana, un’organizzazione ad ombrello responsabile della maggior parte delle indicazioni geografiche spagnole, e che svolge "controlli aggiuntivi". Secondo Del Pino, i prodotti freschi sono sempre sottoposti ad un esaustivo processo di controllo della qualità, sia nei depositi di distribuzione sia nei negozi.

Il presidente di ACES ha poi difeso la “capacità dei distributori di dettare standard di qualità”, sostenendo che questo ha finito per avviare un processo di trasformazione nel settore industriale.

Ignacio García Magarzo, direttore generale dell'Associazione Spagnola di Distributori, Self-service e Supermercati (ASEDAS), ha spiegato che la regolamentazione Ue vieta o sanziona determinate pratiche "perché non aggiungono valore ai prodotti e generano costi che incidono negativamente sui consumatori".

Per Magarzo tali regolamenti "cercano di garantire trasparenza e stabilità nelle relazioni commerciali. Ma al tempo stesso riteniamo che i costi non necessari dovuti alla burocrazia dovrebbero essere evitati. Negli ultimi anni abbiamo maturato l’idea che il percorso dell'autoregolamentazione, se preso sul serio, presenta enormi opportunità per trasformare i rapporti commerciali".

“Gli agricoltori – ha insistito - devono adottare misure strutturali per aumentare il loro potere contrattuale, acquisire influenza ed adattare la loro produzione alle richieste del mercato".

Un mercato caratterizzato dalla globalizzazione e da diversi modelli di produzione, in cui la Spagna e l'Unione europea nel suo complesso possono sopravvivere solo perseguendo la qualità.





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